LA RE AL
GALLERIA DI
FIRENZE
ACCRESCIUTA,
E RIORDINATA...
Luigi Lanzi
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LA REAL GALLERIA
DI FIRENZE
ACCRESCIUTA , E RIORDINATA
PER COMANDO Dr S. A. R.
>
L'ARCIDUCA GRANDUCA
*
DI TOSCANA
OPERETTA ESTRATTA DAL TOM. 47*
DEL GIORNALE PISANO .
IN FIRENZE, mdcclxxxii.
Per Francesco Moùcke.
* *
Con licenza de' Superiori.
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giiizeo Dy VjUU
ì
Sff^ 1*fìÌ S&^*t& yf^^t^ à^fr^G
All' Jllujìrifs. e Rev. Monjìg.
CAV. ANGELO FABRONI
PROVVEDITORE GENERALE
\ f » » *
DELLO STUDIO DI PISA .
• * *
• »
Luigi Lanzi.
ECcovi , Illuftrifs. e Reverendifs.
Montìg. un Eftratto di nuova
idea v onde fornire il Giornale . L*
Opera, di cui dà conto, non è di
fcritto come i libri , che con tanto
prò delle lettere andate voi ripro-
ducendo hi fuccinto . Ella, è di fat-
to; ma tale che, nel fuo filenzio i-
ftruifce gl'ingegni, e promuove le
buone arti; e perciò degna quanto
altra mai, che fi ànrcunsi ia un Gior-
nale di Letterati.. E* quella la Rea-
le Galleria di ¥ irenie co$ì atórefciu-
A 2 ta
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4 ;
ta ne* due ultimi anni , così abbelli-
ta , così riordinata per comando del
Real noftro Sovrano l' Arciduca Gran-
duca ; che a quefto Principe meglio
fi conviene il nome di nuovo Fon-
datore di efla , che di Riftauratore,
o di Ampliatore . Di tale Opera è
già corfo il grido per tutta Europa;
ma confufo , e quale ve lo han re-
cato le lingue de* viaggiatori , non
le penne degli fcrictori . Quindi ne
avete voi defiderata una Relazione
alquanto diftinta da pubblicarli fra
gì' Eftratti Pifani , ed io nell' ubbi-
dirvi ho imitato appunto quel me-
todo, che i compendinoli de' libri
ibglion tenere . Trapalano efli le co-
fe minute, fi arredano nelle grandi,
e più che tener dietro a* particola-
ri , s' ingegnano di formare un ri-
tratto , e un piano del tutto. La lor
cura principalmente fta nel dar rag-
guaglio delie nuove cofe ; ma que-
lle ancora trafcorrono con moka ce-
lerità , e ciò che altri ampliò in una
diflertazione , raccolgono in un arti-
colo . Seguendo sì fatte tracce, fe
non daremo una idea compiuta di
sì gran Teforo di rarità, appaghe-
re-
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remo in parte il defiderio non me-
no degli adenti f che de' prefenti. I
primi già da molte bande; han por-
ta iftanza che lien loro comunicati
gli r.ccrefcimenti , e le variazioni qui
feguite; ficcome ha ultimamenre fat-
to il rinomato M r . de la Lande, uno
di quegli che meglio abbiano deferi-
to il Mufeo nel fiftema antico. A*
fecondi poi , e fpecialmente a que'
foreftieri che ©(ferveranno in perfQ-
na quefta grande Raccolta , non ft-
. rà difeara, come io giudico , una O-
peretta , con cui prima di veder le
cofe , preparar P animo a quelle che
più gradiscono, e veggendoJe trovar
Ja fpofizione almeno delle più rare ,
e vedutele, rinnovarfene più facilmen-
te la memoria nelP ozio delle lor pa-
trie : giacché la rimembranza di tali
oggetti è uno de* migliori frutti, che
colgaofi da* viaggi. Più lunghe dc-
fcrìzioni , e più ragionati cataloghi
fi pubblicheranno > a Dio piacendo, fra
non molto in varj volumi: ma wi
breve ragguaglio, com'è il prefente,
farà fempre utile al comune de'cu-
, rioil , che vifitando Mufei, non tan-
to cercano un Maeftro che fpieghi,
quanto una Gljida che accenni .
PREFAZIONE,
i - "»
». » » m « t « •
V I ha non poche detenzioni del-
la Galleria Medicea diftefe in
varie lìngue , e 'da penne diverfe .
Ciafcuna di effe può leggerti per fa-
pere ciò che i Principi vi averterò
collocato; poche per averne una giu-
fta interpretazione; ni una per forma-
re idea di un ben ordinato Mufeo •
Il domiciliò delle Mufe era divifo ,
culture, e te atee beile i>pere del-
accorda van troppo altre Camere, che
con quelle intitolazioni fi leggono
preffo il Bianchi : Camera delle Por-
cellane, delle Arti > delle Matt ema-
tiche, del Ciborio, deWArf enaie. Tre
gabinetti vi erano di pittura , e fcuK
tura ; ma quivi aveano pur luogo
idoli di bronzo , e miniature , e dw
fegni , e gemme , e lavori antichi ,
c moderni , tutto ammontato piut-
jofto che Attribuito: fi faria detto
. . j . 04 • * * . ch^
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7
che fofiero tre raccolte di padroni
diverfi , ciafcun de' quali vi andafle
collocando i Tuoi acquifti. La fcel-
ta de* pezzi non era più felice della
difpofizione; e predo la Venere cre-
duta già di Cleomene, e preflb quel-
la di Tiziano, molte altre opere di
{carpello, e di pennello affai medio-
cre occupavano il luogo piuttofto
che V adornaflero . In mezzo poi a
tanto d' inutile in certi generi , v*
era in altri fcarfezza e penuria gran-
de; a tal che le antichità con carat-
teri etrufchi sì accreditate in que-
lli ultimi tempi nel Mondo, non ol-
trepaflavano il numero di una ven-
tina . Nè è da tacer fi che aflai bel-
le cofe fi rimanevano entro fcrigni
celate agli occhi del pubblico; e fe
a taluno fi dava agio di vederle ,
non potea darfi comodamente il pia-
cere di ftudiarle ; ond* era defiderio
e voce di molti rogandum Potninum ,
ut eam copiam ornamentorum fuornm*
qnam conftru£t<im uno in loco quafi
per trdnfennam praettreuntcs firiSim
adfpeximusy in lucem proferat , & fuo
quidque lofo colloca ( Cic. i.de Orat.
Co-
Conobbe la neceflità dì miglio-
rar quella parte della fua Regia il
Noftro Sovrano fin dal fuo fauftifll-
xno avvenimento in Tofcana ; ed ora
comandò un trafporto di ftatue, or
fece aflbrtire un Gabinetto, ora or-
dinò una compera , or attefe a un
miglioramento. Ma l'epoca del fat-
to , che io qui deferivo dee, fiflarfi
al principio del 1780.; quando S. A.
H. avendo aggiuntp per ifpecial de-
putazione agP Impiegati in Galleria
il Sicr. Francefco Piombanti Segreta-
rio delle R. Fabbriche , e fattoci pri-
ma difendere il piano di tutta Y o-
pera , e refplo egli còn varj cangia-
menti più vago , e più grandiofo ,
ne volle prpnta , e follecita 1* efecu-
xiane.Ogni genere di prpfeflbri, che
porca contribuire a un lavoro così
moltiplicavi fu impiegato ad un tem-
po , ed in molto numero : ripartiti
in uffizj, e in luoghi diverfi , accele-
ravano P opera feuza confonderla : il
Principe fteflb ne rivedeva di tanto
in tanto i progredì , gli accalorava
con la prefenza, gli animava go' pre-
mi- Che più? Se fi è ammirata V
imprefa, più anche fi è dovuto am-
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mirarne la rapidità. Tanto aumento
di fabbrica ; così opportuna comu-
nicazione di flange una volta divife ;
tanta copia di ftucchi, di dorature,
di pittiire, di marmi, dove prima
non n era fegno ; tanto rimoderna-
mento di drapperia , di bali , di ogni
altro arredo; tante opere. di (cultu-
ra trasferite, riattate, collocate a* lor
podi ; tanti fcelti monumenti di an-
tichità , e di belle arti nielli in hi*
ce , comperati , follituiti alle ' armi ,
e alle opere di reo gufto; tante fe-
rie diverte raccolte , fupplite ,. ri«-
1 dinatc ; in una; parola il Real Mu~
feo di Firenze ridotto quafi al Alte-
rna delle benintefe biblioteche , ove
ogni clafle tiene un luogo feparato
e diftinto da tutte le altre ; tutto
quello, io dico, fu poco meno, che
ultimato in un anno: e alcuni vng-
giatori che dopo 1 annuo giro di Ro-
ma e di Napoli rivedevano quello
luogo , avvifatifi in certo modo di
metter piede in una galleria diver-
fa , ne portavano feco fuori la ma-
raviglia . Che le gli antichi han talo-
ra fegnato nella infcrizione di un edi-
lìzio il tempo che fi era pollo a in-
A 5 nal-
IO
■
nalzarlo ; non doveva io trapalate
in filenzio una celerità, che ha rad-
doppiato al pubblico sì bel dono, col
meiternelo pretto in portello . Ciò
che or avanza è ben poco ; e le mi-
fure già prefe,egli ordini dati fan-
no fperar non lontana P ultimazione
di tutta T opera ; ove nella parte ar-
chitettonica è (tato impiegato i Re-
gio Ingegnere Zanobi Roffi ; nella fta-
tuaria lo Spinazzi , il Carradori > il
Belli, Provifionati rutti del Principe;
e nella pittura il Traballefì ora fo-
pretendente della Imp. Accademia
di Milano, il del Moro, il Terreni,
il Gherardini % il Lucci , Profeflbri o-
gnuno in Tuo genere di un merito
affai diftinto.
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PARTE PRIMA
i
INGRESSO E CORRIDORE
■
CAPITOLO E»
Z' IngrtJJo .
UNo de* più utili cangiamenti è
flato quello di mutare il vec-
chio Ingreflb , a cui fi laliva per una
fcala ftretta ed incomoda ; edifican-
done un nuovo , dove appunto lo
aveva deftinato il Vafari Autore del-
la gran Fabbrica degl' Uffizj . Vi fi
poggia per una bella fcala , in cima
alla quale è il Ricetto, o fia Ingreflb
nuovo ornato di varie opere di fcul-
tura . I Bulli fono i Ritratti di quei
Principi che già fondarono, accreb-
bero , ornarono , arricchirono la Gal-
leria ; e i meriti che con ella ha eia-
feuno fono efprefli in un breve elo-
gio latino foferitto a ogni Bufto. Così
il
11
il foreftiere può leggere nel primo
veftibolo una compendiòfa Storia del
Mufco ( i ) , ina. però imperfetta , fin-
chè non vi fi aggiunga 1* ifcrizionc
di un Sovrano , che ficuramcntc ha
contribuito alla fua bellezza , e di-
gnità più di qualunque Predeceflbre .
Eccetto le protomi gii riferite >
tutte le altre fculture qui collocate
Jbno antiche, e fon le feguenti.Due
Cani fedenti maggiori del naturale fi-
tniliflimi a que* del dementino , e ad
un altro pattato di Roma in Inghil-
terra , di cui Winckelmann fofpettò
eflere opera di Leucone ; ma fe non
nitro dalle molte repliche fi può ar-
guire che rutti vengano da qualche
celebre originale. Due cefte , runa
Cibele, V altra di Giove, eccellente, e
di gran maniera . Quattro Statue di
proporzione più che il vero; la Giu-
none è di nuovo acquilo , le tre
altre fon edite nel Mufeo Fiorentino .
La prima è un bel torfo di Ati
re-
( i ) Chi defidera pKt compiute noti-
zie , legga il faggio Ifrorico della Rea!
Galleria di Firenze del Sig* Giufeppe Ben-
civenni già Pelli Direttore della mede-
(ima e Antiquario Regio , opera erudita h
e&tu, ben correditi di documenti.
13
reftaura to per .un Re barbaro , che
in qualche - libro fi è fenza ragione
dato per Mida; con ia cai medaglia
riferita da Spon, e- da Froèlich non
ha fomiglianza . La feconda è un Apol-
lo , a cui il riattatcre moderno ca-
pricciofamente mite una face nella fi-
Tiiftra', con fadeftra fece cheadditafle
il Cielo*' Quindi - dal Gori gli fu adat-
tato il nome di ApoU$ Caélifpex , e
dal Bianchi quel di Prometeo . Ma
ne di Apollo Celifpice fon noti i firn-
boli; e Prometeo predò Paufania,
e in non pochi marmi vedefi figura-
to in età adulta. La terza Statua è
un Togato.
Vi fon pure varj farcofaghi ,
uno con un baccanale , un altro coti
le nove Mufe , foggetti ripetutiflimt
e già editi dal Gori ; Più raro è V
altro fimilmente edito, ov* è figurato
un giovin' Eroe , chej fi diparte da
una Donna con una comitiva di Cac-
ciatori ; fra* quali comparifee ili nuo-
vo nelP altra parte dell* Urna in at-
to di aflalire un Cignale . Qaefta fa-
vola fpiegata da ateuni per un' A~
done, che fi congeda da Venere;©
per ub Meleagro r che lafcia Cleopa-
tra;
tra , non è che un Ippolito , e ben
tre volte ricomparisce in ifcena • la
un Iato del Sarcofago egli facrifica
a Diana, com'era iolito prima di re-
carfì alla caccia . Di poi ricrofo alle
infinuazioni della Nodrice , fi dile-
gua dalla Regia, lafciando Fedra fra
le ancelle dolenti nelle fue fmanie .
Per ultimo aliale il Cignal Filipeo
cfpreffamente nominato da Seneca nel
fuo Ippolito; ed ha al fianco la Vir-
tù effigiata come in più medaglie in
abito guerriero , e con parazonio •
La ftefla fpiegazione potrà darfi a
un baffo rilievo fimile della Prima-
ziale di Pifa , e a quello di Villa
Panfili, tutu finora intefidiverfamente.
Unico è P altro Sarcofago non
per la favola di Fetonte replicata in
Villa Borghefi e altrove ; nè per la
corfa circenfe t eh' è al lato oppo-
flo , e che con pari efattezza è effi-
giata in molte urne; ma per le an-
tiche intenzioni che vi fi leggono .
Preflò la tefta de' quattro Aurighi f
corrifpondenti alle quattro celebri fa-
zioni , fono i lor nomi Liber , Polyfe-
Ttius , Tropbimion » e dee aggiugnerfi
Eutyones , nome perito nel marmo f
ma
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* s
ma confervatoci dal gran Panvino,
che il vide in Roma • Sorto i eoe*
chi è fentro Lybio , Iubi latore , Di*
caeojyne, Eugrammo , nomi di quat-
tro cocchi , come io congetturo an-
che dal vedergli efprefli nel fedo
caio . Mi fa luce alla nuova fpiega-
zione un baff >rihevo preflò il Fabret-
ti ( QoU Tra), p. ziS.) dove T Au-
riga è in quadriga colla epigrafe Scor-
pus ; e a* quattro Cavalli è aggiunto
nel fedo caio Ingenuo, Admeto, Pafi
ferino , Atmeto * Pertanto V intera
fenfo delle infcrizioni farà quello Euty-
Ones currlt Lybio , Liber Iubilatore,
c così degli altri due • Che ogni coc-
chio Circenfe averte un proprio n9-
me , come ogni nave \ non fo fe ve
ne abbia in quanto ci rimane di an-
tico prova sì fplendida «
Finalmente le due colonne qua-
drangolari, che tjuì fono erette , e
che da ogni Iato oftentano tanti firn-
boli di vittoria terreftre e marittima
in un infinito numero di apluftri,
il prore, di timoni ♦ di ancore, di
celate» di feudi, di toraci, di lan-
ce , di fpade , di fegni militari , di
carri infranti, di titoli trionfali; que-
I
i6
ile colonne, torno a dire, deggiona
confiderarfi per uno de* più be' mo-
numenti dell'antica milizia, che. og-
gidì efiftano .
Le sì conofciute colonne di
*Trajano , di Antonino, di Teodofia;
|li archi di Tito, di Severo, di Ca-
ftantino , e quel sì celebre di Oran-
ges ; febben maraviglio!! per mole »
e ricchi di figure, e di trofei; non
ci offerifcono fe non fe alcuni de-
terminati popoli vinti; e così ifpira-
W folamente V idea di un conquifta-
tore di qualche parte della Terra .
In quefte colonne al contrario Co-
priamo un vincitore di tutte le na-
zioni , un conquiftatore di tutto il
Mondò . La propofizione è fondata
im due dati. Il primo è, che tali mo-
numenti a parlar co» la frafe de* Ce-
notafj pifarò fi ergevano al vincito-
re cum fpoleis devittarum aut in fi-
dem recepì *rum ah eo gentium . II
fecondo è , che le fpoglie che qui fi
notano fono quali Ovidio le deferi-
te in un Tempio di Marte eretta
da Augufto : Dherfaè Tela figurae,
trmaque Tirrarum ( Faft.V. v. ^65.)
non di qualche regno folamente . Non
è ope*
»
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17
è opera di un brev'eftratto il ri-
Scontrare ciafcuna di <juefte fpoglie
con le tefliriionianze degli antichi , e
l'augnarla al Popolo, di cui è. Ciò
fi è fatto in una diflèrtazione che a
fuo tempo vedrà luce, nella quale
anche fi efamina a qual Perfona
pofla meglio competere tal monu-
mento .
' Ecco le fculture del nuovo In-
grefib : ma ficcome queflo luogo è
dedicato a formarvi uno fcelto Au-
dio di ba'fll rilievi antichi ; rimane
in parte difadorno , finche a' predet-
ti baffi rilievi non fian aggiunti que-
gli altri veramente belliflimi t che a
tale ometto fi van tuttora refta*-
rando .
CAPITOLO If.
// Corridore .
IL Corridore , o lia quella parte
della fabbrica, che dal franzefe
vocabolo propriamente dicefi Galle-
ria , contiene in fe tanto di pittura,
c di fcultura; che può confiderai
fonie un gnu raufeo anche da fe
foto , e fenza le adiacenze di que*
venti Gabinetti , che lo circondano •
Le Pitture delle volte preferì-
tano tre divertì gufti della fcuola
♦ fiorentina corrifpondenti alle tre e-
poche, in cui fon fatte. Le prime
a Levante lavorate nel 1581. re-
gnando Francefco L , contengono fog-
getti per lo più mitologici , e F or-
nato è a grotteschi . La tradizione
afcrive al Poccetti tutta F opera: ma
gl'intendenti vi ravvifano, oltre la
Aia , le maniere di più maeftri ,
Ove il Corridore piega in altra
parte , ivi la pittura fcuopre altra
fcuola ; ed è quella che viveva nel
regno di Ferdinando II. , e circa al
16 $8. Qui ancora furono adoperati
diverfi artefici, i quali fe non ugua-
gliarono la maeftria di que' primi ;
il foggetto almeno che dipinfero è
più nuovo, e più ragionato. In ogni
fpartito delle Volte eflì figurarono
una gloria della nazione. Vi rappre-
sentarono le Città Addite del vec-
chio Stato fiorentino coi loro firn-
boli, e co' ritratti di alcuni uomini
jlluftri che avean prodotti; ma fpe-
Cialmente vi feeero campeggiare la
Do-
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Dominante. Se Firenze per varie fue
prerogative ha meritato di efler det-
ta T Atene d'Italia; quefto in certo
modo è il tuo Pecile , ov'ella tien
effigiati i Cittadini più gloriofi . Se
non che la Greca Atene in quel
fuò portico intefe di onorar fegnala-
|l mente gli uomini di ftato > c I guer-
rieri ; Firenze ha qui dato luogo a
ogni gener di lode , e potria dirli :
Heic manus oh patriam pugnando
vulnera paffì ,
gaique Sacerdotes ctfi àum vit*
mtnebat ,
Quique pii vates & Pboebo dtgM
loquuti , v
Inventai aut qui vitam cxcoluer*
per artes*
Qutque fui memores alios fecere
merendo ( Virg. Aen.Vl.56a.)
V opera de 1 Pittori abbifognava
di una mente fuperiore che la divi-
gefle , e !' ebbe nel conte Ferdinan-
do del Maeftro. Egli ideò quefto qua-
fi poema in pittura , il quale eiifte
anche incifo in rami con accuratiflì-
ine dichiarazioni del Manni .
L'incendio del 1762. che
fumò dodici fpartiti di quefte volte,
ha
20
ha ciato luogo a* pittori di uni terza
epoca di collocarvi la lor maniera .
Edi yì han fatte rivivere le idee del
Conte Ferdinando con poca altera-
zione nella foflanza, ma con molta
maggior vivacità , e leggiadria nello
Itile . Quefta è Y epoca di Pietro Leo-
poldo fcliciiìima , sì per le arti ne-
ceflarie alla vita , e sì per le dilet-
tevoli . Un Principe che promoven-
do T Agricoltu^ i e il Commercio , ha
nello Stato aumentata la ricchezza ,
che fola può nodrir le arti del dilet-
to ; un Principe che accrefeendo , ed
ornando i fuoi palmi , e i fuoi fu?-
burbani , vi ha adoperato per varj
anni sì buon numero di pennelli ; egli
che tane* oro hi profufo perchè la
Gioventù , o nelle Accademie di Ro-
ma , o in quefta di Firenze nuova-
mente eretta , fia ben guidata alla pit«*
tura ; egli che nella feienza del dife-
gno non folo ha intendimento per di-
feernere , ma volontà e munificenza
per ricompenfare ; dee ficuramente
lotto i fuoi occhj Yeder crefeere , e
poggiar di bene in meglio una fcuo-
ìa ? che languiva da molto tempo.
Ma per tornire al primo tema
i £rot-
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•
i grottefchi, e le pitture fopra de-
fcritte fono qui preflbchè Y unico ab-
bellimento che rammenti i tempi Me-
dicei. Le nicchie, e il fregio delle
pareti , le bafi delle fìatue , la gran
cinta de' fineftroni per quafi un ter-
zo di miglio, è uri nuovo lavoro di
quefti anni, ordinato parte per tor-
re la barbarie eh* era nel vecchio ,
parte per dare miglior villa, e mi-
glior luce al Mufeo . Sebbene io" te-
mo di eftenuarne il pregio nominan-
dolo come un folo . Più propriamen-
te forfè direbbefi che fieno quattro
Mufei in un fol Corridore fchierati;
ftantechè quattro generi di cofe tut-
ti copiofifllnai , eflb racchiude ; e fo-
no i. i ritratti degli Uomini illuftri,
a. una quadreria di varie fcuole, 3.
una ferie di bufti imperiali, 4. un
aflbrtimento di ftatue quafi tutte an-
tiche . Or di tutti gradatamente fi ver-
rà difeorrcndo •
« •
» ».
1
CAPITOLO III.
Ritratti d'Uomini illujlri .
à Uefta raccolta , a defcriverla in
una parola , è il Mufeo Gio via-
nò migliorato, e accrefciuto
in Firenze. Paolo Giovio Vefcovo
di Nocera fu dopo il riforgimento
delle Lettere un nuovo Vairone per
la cura di raccorre e di tramandare
a* pofteri le vere fembianze de gran-
di Uomini. Le lodi che Varrone n*
ebbe da Plinio ( H.N.XXXV. c. 2.)
fono anche dovute al Giovio. L'uno
e P altro con grandiflìma fpefa , e con
pertinace induftria di molti anni da
tutto il Mondo adunò que' volti, i V
uno e r altro diede una fpecie d' im-
mortalità alla mortai parte di coloro ,
il cui fpirito dovea Tempre vivere
nelle ftorie,eiflruir nelle biblioteche .
La fede che quel Prelato avea defti-
nata a tal raccolta fu una fua deli-
ziofi/firaa Villa vicino a Como ; e
fotto ogni effigie avea fofpefo un
brev' elogio latino, che conteneva il
carattere , e le azioni memorande di
quel foggetto. Pubblicò in feguito
gli
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gli Elogi in due feparati volumi ; il
primo che celebra gli uomini di let-
tere fu dedicato al Duca Ottavio
Farnefe ; il fecondo che commenda
gli uomini di Guerra , al G. D. Co-
fimo Medici . Quindi Cofimo vago
di avere in Firenze un fimile ftudio,
inviò a Como un tal Criftcforo de-
gli Altifllmi per copiare i più cele-
bri di quella raccolta , non curandofi
de' meno illuftri . Di quefto bravo
Ritratti/la è opera una gran parte
de' quadri , ficcome appare dalla ma*
niera uniforme. Gli altri fino a 500.
in circa, ancor' effi o tratti dal vivo, o
da finceri originali , fi fono aggiunti da
Cofimo fteflò , e da' Succeflbri per ono-
rare in quefto luogo que perfonaggi d'
ogni nazione , che di tempo in tempo
fon comparfi nel teatro del Mondo ,
e vi han figurato coli' ingegno , o col
valore , o colla fortuna .
Da quefto racconto facilmente
apparifee il pregio della collezione .
Se i ritratti, come le merci, tanto
meno foggriacciono ad alterazione ,
quanto fon più vicini alla prima ma-
no ; quefti fe non fono di prima ma-
no, le fono almeno viciniffimi. Di
ciò
24
ciò nafce che vengano non di rad©
commiffioni di farne copie, ora per
le ri (lampe degli Autori , ora per
adornaménto delle librerie, e talvol-
ta per trapiantare in paefi anche re-
motiflimi quel diletto che, noi godia-
mo in vedergli .
Che fe ognuno vi trova pasco-
lo , più che altri ve lo hanno gli ama-
tori della ftoria moderna, a' quali e-
fpre(Ì3mente il Giovio volle fervire.
Quefti dopo aver letto e comprefo
qu^Ii uomini nel corfo de* fei ultimi
fecoll abbiano cagionate tante rivolu-
zioni di religioni , di governi , di ar-
ti, di lettere; dopo aver imparato
i coftumi, le gefte , i meriti di cia-
feuno ; par che mettano un colmo
alla propria faenza qu*tido armano
a conofcergli nelle fembianze native ,
enei vefiito corrifpondente alla con-
dizione , alla pntria , ed alla età loro .
La difpofizione è come fiegue.
E % alla teda un picciolo drappella di
antichi , Artaferfe , Aleflandro , An*
niba!e,con pochi altri, che godeva-
no a* tempi del Giovio la riputazio-
ne di ritratti (inceri; ancorché fofc
fero parte falfi , e parte almeno fo-
fpet-
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fpetti. ìl lettore può facilmente ve-
nirne in chiaro, oflervando preflb luì
a qoaii ftatue , e a quali medaglie
preftaflè fede. A deftra di chi fcor-
re la Galleria fon ordinati dapprima
ale uni Pontefici, che il Prelato avea
raccolti per pubblicarne gli elogj,
com'egli fcrive; ma qual che ne
fofle la cagione , noi fece mai . Do-
po quella età non pochi altri fi fo-
no aggiunti. Sieguono Cardinali ce-
lebri per lettere, o per negoziati; e
finalmente coloro , che in ogni ge-
nere di dottrina , e di letteratura
acquiftaron fama , Teologi , Giurifti»
Iftorici ec. ; ciafeuna clafle dà Ce.
Dalla oppofta banda , fono
fchierati Imperadori, Regi , e Princr-
pi fecondo i lor regni , e dominj ;
e a luogo a luogo vi fon framez*-
zati alcuni celebri Miniftri delle cor-
ri di Europa . Succedono certe fa-
miglie che ne' partati feeoli tennero
breve fignoria qual più e qual me-
no legittima in alcune città d'Italia,
che h erano già governate a repub-
blica . Chiudon la fchiera i Generali,
gli Ammiragli , e quei che fi fegna-
laron nel meftier della guerra gente
amttta di ferro* e di valore
B CA-
26
CAPITOLO IV.
* Quadreria del Corridore.
pareti , che ri-
maue tra I fregio fuperiore , e
la imbalatura , è veftito di belle ta
voje di fcuole diverfe. Oltre vari
ti* buoni profefiori tofcani, B00 man-
cano alla raccolta molt' Italiani ec-
cellenti di fcuole efiere , t fi m il me „.
«e vi abbiamo parecchi di oltramon-
11 de più rinomati-. Tutta quefla
quadreria torna in gran comodo del-
la gioventù che d.fegna, la qunle
trovando in un luogo adunata quella
varietà di feelte pitture , non folo
-ha di belli efemplari da copiare qua»,
do vuole; ma f, addefira per tem-
po 4 difccrnere il gufto , e la ma-
*iew di «uiti luoghi, di tanti tem-
pi , di tanji maeftri . Sappia per ò il
|oreftiere , che il maglio della Gal-
leria è chiufo ne' gabinetti ; e che
ancor elfi , ^ quanto fieno ben
forniti, cadono -alla raccolta di Pa-
lazzo Pitti . ifon può fare idea del-
-ja quadreria,, che , il .Granduca & To-
*9W fiftftffl^&iBM w ha yedu-
ta
ta li Regia . Intanto io nominerò
auerti del Corridore tacendone mol-
ti, fpecialmente d'incerta mano, co-
me fono i più de* ritratti ) e agli al-
tri sdegnando quegli autori, che o
la tradizione, o la congettura alcò-
ve a ciafeuno; ficuro tuttavia che
il tempo, dando agio a nuovi con-
fronti , ad alcuni de' primi imporrà
il nome , e ad alcuni de' fecondi lo
cangerà .
Nel Corridore a Levante preP-
fo il fineftrone fon di Ciro Ferri una
Nunziata,, e un Crocififlb . Invenzio-
ne del Sarto , e copia dell' Empoli è
una facra Famiglia in tavola bislun-
ga . Del BafTano fon due quadri del
diluvio , e di Mosè porti fra loro in
poca diftanza ; del Martinelli la cena
di Baldaflare ; del Vafari una facra
Famiglia, e ivi -apprettò una Carità
del Sàlviati . Minor di mole è il Per-
feo liberatore di Andromeda , fu la
qual favola fieguono tre tavole com-
pagne , la prima' citata da Vafari è
di Pier di 'Cofimo; le tre feguenti
tengono della ftefla maniera, ma non
(a uguagliano . L* Apollo Sole vien
dalla fcuòla di Rubens . Orlo Calia*
ri è il pittore di quella noflra Si-
gnora , a cui fan corona S. Fredia-
no Velcovo con altri Santi Protet-
tori di Lucca; lo Spagnoletto del
S. Pietro; di un'altra facra Famiglia
i! Biliberti , a cui pure appartengo-
no due grandi Tavole , che s' incon-
trano poco appretto, un Giufeppc
Ebreo, e una Sufanna . Grandi fono
Umilmente la Coronazione di noflra
Donna del Portelli , e la Trinità con
S. Iacopo, ed altri Saint di Tomma-
fo da S. Friano. Nelle medefime vi-
cinanze han luogo quelli altri tutti
minori; la Maddalena di Ateflandro
Allori ; la Nunziata , e 1' Angiolo del
ma^ior Bronzino; il S. Francese
orante del Cigoli; Gesù, e Maria
fra' SS. Bartolomeo , e Biagio del P.u-
turicchio; il Prefepio di Matteo Rof-
felli. Preflo i due Biliberti foprac-
cennati, o intorno alle due grandi
battaglie del Borgognone , Fon di
Giordano il Pilato , che fi lavate
mani , e la depofizione di Griffo dal-
la Croce; l'altra depofizione di an-
tica maniera oltramontana fi aferive
ad Alberto Duro, e ad Andrea del
Sarto ti Ercole al bivio ; là Campa-
gna
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gna fopraccennata facilmente fi ravvi-
fa per un Baflano . Dopo il Mosè al
Nilo , eh* è opera di Benedetto Lu-
ti, fuccede l'Epulone piir* di Bafla-
t;o , il Salomone del Vicentino, 1*
Aiìuero del Paflignano ; a*qualrvan
congiunti due quadretti I uno dei
Gabbimi , ed è una facra Famiglia ;
neir akro eh' è un tempio di Erco-
le pare accennato il nome , e vi fi
vede Io ftile del Franciabigi . Ulti-
mi da quefto Iato , e der numera
de* grandi fono il Rinaldo del Van-
nini, la Trasfigurazione forfè di Gior-
dano, S. Ivo, e vai} Beati dell'Em-
poli , le Sabine del Cartelli , la Sa-
maritana creduta del Biliberti, il rat-
to di Elena di Raffael Vanni , la Ve-
nere con Cupida di Giovanni da
..Giovanni.
Siegue nel Corridore di mezza
un tondo con la Epifania dipinta da
Domenico Ghirlandaio, il martirio
de' SS. Pietro e Paolo in due qua-
dri, che fi recano a Luca di Ollan-
da , e un ^altro pure oltramontano ^
che rapprefenta Cavatori 4i una, Mi*
mera. . -..ri ? -
Nel Corridoi e a Ponente , tt»
B a cen-
3°
ccndone fimilmentc alquanti , vi è
una noflra Signora in chiarofcuro di
Andrea del Sarto, P Adamo ed Eva
del Florio, S. Pietro che efce di
carcere edito per un Guercino , il
Leandro del Geminiani ; a cui van-
no annefli una Medea, e un altro
quadretto del Caftiglioni , che rap-
prefenta animali; foggetto -ufuatifli-
mj a tal Pittore , e replicato in due
fintiti tele poco lontane. Opra del
Teda è la Didone fui rogo . La ri-
fur resone di Lazaro di Paol Vero-
nefc, quantunque abbia fofFerto nel
colorito, non lafcia di clTere uno de*
pezzi più infigni della raccolta; al
quale inferiore è vero , ma bello
in fuo genere , è il vicino facrifi-
ciò d'ifacco, di Livio Mehus . Ai
due Baffoni che figurano V ingreflb
degli animali nell' Arca , e il chiu-
der dell 1 Arca, vuolfi aggiugnere una
depofizione di Croce , eh' è in poca
diftanza ; quadri piccioli , come pur
fono una lacra Famiglia del Vanni;
un Cofimo , e un Lorenzo de' Me-
dici ritratti dal Vafari; e un S. Fi-
lippo del Berrettini abbozzato foltant-
CD , La grand' Epifania può dirfi una
deN
3*
dfcHc più crebri pittore d*l mirro* Lip^
pi v <* Va&ri dìt gì* irdhy pw fico*
nofcerlai Utf ritratto di PrincipefiS*-
è del Douven ; un, altro di un* Pran^* ;
cefcano è di Lavinia &ftaft*>* due
di Cacciatori fora di- Caftan a. La li«-
ta Cena, notturna di Gamjjacr&uoii è
creduta di Gherardo, e di toni] ma-
niera due altri quadri bizzarriflìmi
fwguono con poco* mtfctvallo uj lì
S. Luca è del; Volterrano r e le noz-
ze fono di Giovanni da Giovanni*
Succedon altri minori de* due pre-
detti ; il ratto di Gabimedfc del Gab-
bia™, una Epifania di. Rubens copia-
ta da M*. Giudo, e della, (Ma .ran-
no una copia della Notte celebre del
Correggio; una. battaglia» abbozzata
da Tiziano ; la creatone di Eva , e
tre altre Storie di efla, é eli Ado-
rno dipinte dal Caliari ; un Calvario
di Brughel 9 un Crorififlò di SantU
di Tito , un S. Franaefco. del vec-
chie* Palma', un S. Antonia Abate
di Salvator Rofa, varj tondi della
fcuola fiorentina tutti di Madonne;
uno de* quali, ove Maria Santiflìma,
5 un* Angiolo adorano il S. Bambi-
no , par del Baldovinetti • Reftano
B 4 dal-
3*
dalla mede fi ma banda un 9 adorazione
de' p3ftori di Santi di Tito , e un
Mosà di Pier Dandini % ambedue
grandi . .
Ecco in breve il ragguaglio di
quefte pitture; alcune delle quali Co-
no edite fra le medicee ; ma in par-
te grandiffima fono aggiunte dal Rea!
Sovrano prefeote . Egli volle ornata
quefta parte del Muieo, ove non
trovò fe non pochi ritratti di pen-
nelli volgari ; rimodl i quali , e le
molte copie, e ciò che la Galleria
avea di tnen degno; ha fomminiftra*
to moltifllmi quadri di miglior gu-
fio , che fon difpofti parte ne' ga-
binetti , e parte nel corridore . Di
tanto miglioramento % dello fpurgo ,
della compera, della fcelta, della col-
locazione di così grande quadreria , è
ftato efecutore il già lodato Direttor
Pelli ; e vi ha contribuita F opera
fua il Soprintendente de* difegnitori
nella Rea] Galleria > Giufeppe Magni .
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CA-
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CAPITOLO V.
Serie de* Ce fari in Manna. .
IN terzo luogo è fchierata nel me-
defimo Corridore la ferie de' Ce*
lari, o fia i bufti e le tede antiche
degl' Imperadori, delle Augufte, e de*
lor figliuoli . Le antiche deferizioni
parlino della ferie .medicea come
della più completa % che a que* tem-
pi efiftefle. Ma veramente chi V af-
lerci da principio mife talora i no-
mi alle tede fecondo il bifogno; e.
i Viaggiatori ne lèguirono con buo-
na fede l'autorità. Oltre quefto dU
fordine vi erano de' vuoti confiderà-
bili fpecialmente nel baflb Impero.
Il Principe ha fatto ridurre quefta
aflbrtimento in miglior Alterna . Vi
ha aggiunti circa a quaranta butti
pnrte comperati, parte trasferiti da*
fuoi palazzi e dalle fue ville ; ceden-
do alia irruzione pubblica in quefta
occafione ed in altre aflai , ciò che
faceva una fua privata delizia . Così
foftituite le vere immagini alle falfe ,
fupplite molte dellt mancanti , e ere-
fciutQ il numero delle tefte fina a
B 5 no*
H
i io. incirca , fi è ordinata una ferie»
fino a Gallieno, che per poco non
fi può dire compiuta . Rimane in
quefta , come della Capitolina confeC-
iava i! dotto illuflratore di efla Mon-
fignor Botcari, qualche pezzo dubbio;
ma non fi depone mai il penderò di
perfezionarla , nè la diligenza per riu-
icirvi .
Per dare qualche idea del fat-
to, couvien ripagare tutta la ferie*,
giacché è sì diverfa da quella che
molte pennre,e con molta diligenza,
e minutezza han defcritta. Vi era il
Giulio Cefàre in bronzo moderno i
ora ve n*. è un altro di marmo anti-
co . Degli Auguftt fino a tre fe ne
contano in età diverfe -, e vi fono
assiunté- Livia, e Giulia. La infigne
bellezza di tali tefte , e di quella di
M. Agrippa, fa chiaro, che la Scultu-
ra non ebbe fecolo in Roma più fe-
lice di quefto. Il Tiberio in marmo
è bello ; ma non uguaglia quello del
terzo gabinetto , eh' è. in bronzo. Son
lodati i due Cefari di nuovo acqui-
fto, e le Dònne Augufte che fieguo-
no ; ma quefti pezzi non fon tutti
certi ugualmente . Pieni di carattere >
c con-
ir
e conformiflimi alla Storia fonoi vòl-
ti di Caligola , di Claudio, c di Ne*-
rone adulta » che infieme con Britan-
nico vi fi. trova ancora fanciullo .
Nuovo è il Galba* invece dell* Inco-
gnito, che ne occupava il pofto . L'
Ottone , il migliore fecondo Winkcl-
mann di quanti ne fiano al Mondo;
il-Virellio, e il Vèfpafono anch' efli
pregevoliffimi ; Tito , e le Giulie , era-
no già inv Galleria ; ma vi fi vedeva-
infieme una creduta Berenice di Tito,
che ora con più ragione fta tra le
incognite . Siegue Domiziano con Do-
mizia , e con altra pur.Domizja , che
già ebbe nome di Plotina . Il Ner-
va<, i tre Trajnni , una- Matidia era-
no nel Mufeo. Il bnfto rnriflrmo di
Plotina fu condótto di Vilh Medici;
e una che fi tenea per incognita fii
ravvifata, e mefla in ferie per Mar-
ciana. Gli Adriani, la Sabina , T Elio
Cefare , 1* Antinoa non - han fofierto
cangiamento .. Così Antonin Pio > e
' Fauftina ; coVqualvfi' vede, ora* anche
il Figlio Galeri©, ritorto riella primi
etk. Copiofiffima è la- miglia di
Marco Aurelio, die occupa tutto il
Corridore di mezzo. Egli vi è fi^u--
, B 6 rato.
36
rato giovanetto , quindi in età matu-
ra , e finalmente vecchio ; e in po-
ca diftanza è la ftatua di un Apollo ,
ove pretendefi che fia egli medefìma
rapprefentato in forma di Nume.
Fauftina fin donna, e Annio Vero
Tuo figlio vi fon replicati. Sieguono.
in età di giovanetti , e di adulti Luc-
cio Vero , e Comodo con le loro Mo-
gli , quMi tutti divedi da que' di pri-
ma. 31 Pertinace è lo fteflb; ficcome
il Didio , e la Manlia Scantilla • Era
folo , ed ora è replicato in età diverfa
Severo : così Giulia Pia , uno de' cui
bulli , pafsò per Didia', e fcambie-
volmente la Didia fi chiamò Giulia .
friuovo è il Pefcennio , ma dubbio fe
antico . Albino , e Caracalla , ledue Plau-
tine , i due Geti non fon variati. I
Macini fono aggiunti di frefeo , e
con quella divertita di barba, che pur
notnfi nelle fue medaglie fincere ; il
Diadumeniano v'era ancor prima. L'
Elagabnlo fu già una beUiffima teda
del miglior fecolo ; quefta fe men-
bella , è più vera . Rimati la Giulia
Severa moglie di quefta Imperadore;
la Mefa è diverfa ; giacché P antica
era più veramente una Tranquillina.
Eh-
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37
Ebbefi di Roma un nuravigliofo bu-
llo m vcftito civile di Alellandro Se-
vero , che fi riunì al bullo di lui
loricato , e a quel di M«imea. Nuo-
vi fono i due Maflimini e i due Gor-
diani, e uno de' due bufti di Pupie-
no; il Filippo , e il Gallieno v'erano
da gran tempo . Il Gordian vecchio
il Vol.ufia.no f il Decio, il Q. Eren-
nio citati negl'Itinerari, da chi ab-
bia veduti i bei butti del Capitolina
non fi terrian mai per legittimi f
Àcquifti recenti fono la Salonina , il
Salonino , ancorché non tanto certo,
e il Caria} . Il Coftantino fortunara-
menre falvato dal funefto incendio
del 1762. è tornato al fuo porto ;
tefta raiiflicna , e che manca, alla col-
lezione capitolina ; come parecchie al-
tre delle già nominate .
Quefto ès in- poco il dettaglio
del terzo Mafeo . Il comune de' fo-
reftieri non vi fa molta attenzione.
Ma i dilettanti del difegno, che v'
imparano gli accrefcimenti , le deca-
denze^ i varj ftiti dell'antica fcuW
turale parimente i viaggiatori, che
incontrando infinite tede di Cefari,
non ne trovano che due o tre fé-
» - • *
rie,
3»
rie , r avran Tempre in grado di un
teforo che non ha prezzo • Veniamo,
al quarto .
CAPITOLO VI..
S fatue del Corridore
L'Antica Raccolta dovea fupplir-
fi ; poiché f incendio ricordato
poc' anzi confu/nò alcune ftàtue , ed
altre furono giudicate men degne di
rimanervi . Var j " riguardi; han confi-
gliato in oltre di cangiar porto ad
alcune. Di* quà nafce la neceflìcà di
un catalogo diverfo da' già pubblica-
ti. Io Pordifco à\ quella banda, eh'
è più vicina all' entrata , come ho.
fatto di. fopra .
Il Cavallo ch'era m Roma ag-
gruppato con le Statue di Niobe ,
qui è porto feparatamente da ogni
altro pezzo . Trovato in altro tem-
po, ed. in altro luogo, noaavea rap-
porto a quella fàvola . Non è eflb
un cavallo , come- credevafi , che
fcoflfo il cavaliere, refti in fua balìa .
Le redini ftrette al petto fan cono-
feerc, che vi er* una mano , che.
ve
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3*
ve le teneva obbligate; e forfè era
un Caftòre, o altro Eroe, come ve-
dcfi iti quegli del* Quirinale; Squali
è tanto fimile nella moda , e tanta
vicino nel merito, della (cultura. Ivi
appreso fon le due Donne fedenti ,
V una di ftupepdo lavoro, ma eoa
tefta moderna ; Y altra con antica , che
tienfi per Agrippina minore .
L* Augufto in atto di concio-
nante è una delle più belle ftatue
togate, che veggantfL ne*' mufei; le
quali non fono comunemente del mi-
glior gufto . La Leda è_fra le pri-
me di tifi foggetto . Sieguono un Apol-
lo con 1 ra v un' Atleta coi>. una fia-
la portagli fra mano per efprimere il
premio d' una vittoria , che indica
la vicina palma ; e una Baccante ag-
gruppata con. una lince . L* Efculapio
vi è da un anno, (tatua di uni fem-
plice, e antica maniera r ma natura-
liillma , che lo fa pregiar più deli*
altro, di cui fra poco. Il Mercurio
hi marmo fu degno di eflere copia-
to in. bronzo , e. collocato nel Real
Mufeo Farnefianov H Bacco che fie-
gue è moderno ; ma fi foftiene fra
gli antichi col gran nome di Miche*.
tagliole), che Io fcolpì • La Dea co»
carico di pomi nel grembo e in at-
to di carotare, par che .figuri la fta-
gione deli* Autunno . La vicina Bac-
cante è denominata da' (imboli , che le
adattò il moderno reftauratore : per
altro un avanzo di tripode , che pre-
me co! pie finiftro, e l'attitudine quie-
ta , e pofata , par che la fcuoprana
fatta per una Mufli . L'Apollo fe-
de/ite , f Ercole movane iti atteggia-
mento di tener clava, la Venere Gni-
di* , il Marte di un marmo ferrigno
che famiglia il bafalce, e la Donna
vcfriu , e velata di un manto feuro
con tefla e mani moderne , fon de-
fcritte in più Itinerari . Nuova flatus
in quefto Muieo > e trasferita da Vil-
la Medici è il Mariia legato a un
pino ; quantunque a' tempi di Plinio
fi credefle elidere tuttavia il platano
del fuo fupplizio. Siegu-e una Flora,
e un Togato con lunga barba , e
con un volume nella finiftra, un Bac-
co in gran parte moderno , e dau
compimento a quefta parte del Cor-
ridore due gruppi , V Uno a fronte
dell'altro. Quel di Marte con Ve-
nere ( non è quello tempo n deci-
dere
4*
dere fe fiati ricratti ) non pareggia il
Tuo compagno, cioè il Bacco appoggia-
to ad un Faunetto Ulatua 1* una e Y altra
di greco gufto, e ripiena di quella
grazia, che nel fuo Bacco non potè u^
guagliar Michelagnolo, uomo nato ve-
ramente allo Itile grande , e fubiime.
Ove il Corridore piega a Mez-
zodì, ivi fon ordinate infieme con
tre mufe e un Apollo in marmo quat-
tro ftatue di bromo; cofa che par-
rebbe rariflima anche in una Roma.
La prima , eh* è una Minerva , non
è finita ; anzi alla rozzezza che vi
rimane , e a* due canaletti pe' quali fu
introdotto il bronzo nella forma , può
congetturarfi , che foflè già un falfo
getto non ripulito dall' artefice . L f
eiTer trovata in Arezzo moftra che
fu opera di fonditor' etrufeo , e
la maravigliofa bellezza che vi fi
vede , fa conofeere , che ali* antU
ca Etruria non mancarono i fuoi
Lifippi. Bella , e unica per la lunga
infcrizion etrufea , è la ftatua che
fiegue d* Aula Metello , o Metellino ;
fe già que' caratteri dicono ciò , che
De parve agli antiquari* La terza è
ina chimera con nome etrufeo che
prc^
42
pretendetì eiTerc quel dell' Artefice
L' ultima è ftatua di un Giovane ,
che in vifta de' corti capelli , e dell'
atto fimile a un Genio in bronzo del
Mufeo Barberini, crederei anzi un
Genio, che un Bacco; quantunque
io veneri T opinione contraria per V
autorità di quegli , che la difefero ;
fra' quali fu il Bembo . Egli non fo-
10 lo crede Bacco; ma finge, che
/ia una fpoglia : del tempio celebre
di Delfo . Quindi vi foferifle quel
verfo : Ut potui bue veni , Delphis
& Fratre relitto :
Nel Corridore a Ponente fogget-
to comune è ( il Togato; non rare il
Marlin ; unico forfè la Ninfa fedente
11 Cavai marino recataci ultimamente
da Roma ; ove peravvenrura ornò in
antico qualche tempio ; come altre
rammemorine da Plinio ( 1. XXXVI.
c. 5. )• La Veftale che facrifica , come
altri ha fcritto, dubito non unaPlautilla
Augufta,dicui certo ha l'idea. Del
Narciso , della Vittoria , e del Filofofb
nulla ho di nuovo. Nuova ofiervazione
può farfi fulla ftatua armata che piegai
to a terra un ginocchio , tien eretto
il vifei, e il braccio defìio in ntto di
^ . chi
41
chi. combatte. Non fi era notato ,
ch'egli Ha una cofcb traforata da
un telò da *bai\da; a banda . Quello
fpiriW df; cohìintfare' coivctafiò ia :
sì sfavorevole cfrcafhnza, può a Ver
data luogo : .a figurarlo in tale àtto ;
come raccogliefi da Cornelio Nepote-
nella vita 4 di, Cabri? • ^Nuovs conget-
ture fimilmente. fon da produrre fa
la ftatua vicina di un Giovane co-
perto di una fpecie di penula. L'a-
bito è fimife a quel f che vedefi ta-
lora in Mercurio fenonchè quello
Nume fup! tener fuori della penula
una, o ambedue le mani; ove que-
fto le tien coperte. La tefta ha pu-
re aflài, del Mercurio ; e fe il redo
non foiTe moderno, gli apparirebbo-
no f ffe io non vò errato , le ali a*
piedi , e così farla tolco, ogni equi-
voco • Che gli Dei fi figuraflcro in
certe ftatue diverfamente dallo Itile
più comune,. -ne abbiamo efempi
moltiflitni fpecialmente in Plinio. Può 1
dirfi che la ftatua medicea fia di tal
genere ; può darfcne qualche fpiega-
zione più adatta ; ma non può mai
foftenerfi V antica opinione , che fia
quefto un Camillo : perciocché il ve*
ili*
44
ftito di tali miniftri di facriflcj, che
vedefi in cento monumenti , è di-
verfo troppo. Facilmente fi ravvifa-
no da* lor diftintivi V Apollo feden-
te , T Igia , la Diana , il Giove , il
Bacco , e la Giunone che vengon
poi. Appreflò due fe n'incontrano
trasferite da una Real Villa , una Ve-
11 a , e un' Incognita , tutta involta nel
pallio ; in oltre un Amorino in at-
teggiamento di ripofarfi. L' Efculapio
era , cred' io , aggruppato con Igia ;
come vidi in due fhtue trovate in
Faleftrina, non è gran tempo; giac-
che gli refta una mano d* altra figu-
ra fopra la fpaila fmifira . La Vene-
re con Cupido fedente fembra rno-
derna; tua non fe ne fa l' Autore >
come del vicino Bacco, eh' è opera
lodatifiioia del Sanfovino . La Leda
antica , il Cignale antico , onde il
Tacca formò il fuo di Mercato Nuo-
vo , e il Lacoonte di s Belvedere , ri-
fatto dal Baudinelli , dan termine al-
la raccolta : e feparatamente da efla
ftannofi un Mutino in marmo bian-
co , ed un Egizio ih granito ; idolo
de' più antichi che ci rimangano di
quella nazione , donde la fuperltizic-
ne dicefi propagata in tutte le altre *
4S
PARTE SECONDA
GABINETTI DELLA REÀL GALLERIA .
NEI principio di quefto governi
fi contavano dieci danze di
anticaglie, e pitture ; delle quali una
ferviva d* ingreflb , una di arfenale ,
t parecchie altre , meglio che Gabi-
netti, fi fa ri<1 fi dette pure àrfénaii;
ciò che accennai da principio . Ori
il numero de' Gabinetti è aumentato
fino a' 20., dieci nella parte del Cor-
ridore che volge a Ponente , dieci
nella oppofta a Levante . Ciafcuno
contiene un fuo proprio genere di
cofe, o al più due; nel che (U il
buon fiftema recentemente dato al
Mufeó . E ficcome il Forefllere, clic
ha compiuto il giro del Corridore,
trovati al primo Gabinetto a Ponen-
te ; da quella parte ini fo a delcri-
vere ciò che refta ; tanto più che
feguendo quefl' ordine, le camere di
pittura porgono più diletto , e più
irruzione - 7 còme a /uo f luogo ve-
dremo- 1 f ' : ; f ?
CA-
4<S
CAPITOLO l.
PRIMO GABINETTO *
Mufeo Etrufco.
ER$ troppo ragionevole , jche-n^l-
la Capitale di Etruriaiì veder-
le una raccolta di monumenti nazio-
nali. Lo ftudio di effi era da cin-
quant* anni venuto in moda per ogni
dove ; le liti circa P alfabeto etru-
fco avean fufeitato delle fazioni Jet-
terarie anche oltramonti; i fittemi
fu i principi delle arti avean refa
interefilintiflìma quefta parte delP an-
tiquaria : e intanto in "Firenze , nel
Mufeo ftefTo del Principe,, non v*
erano fe non pochi/lime urnette feul-
te, e )ien pochi caratteri di quella
nazione. Quindi i curiofi di tale Au-
dio ciò che pon trovavano nella Cit-
tà primaria , cercavano in Volterra >
O; in Montepulciano . ,S. A. R. ha
provveduto che quello genere qui
non manchi ; comperando dalla pri-
ma delle prefate Città il Mufeo Gal-
luri copiofo di fcultura etrufea, e
dalla feconda il Mufeo Bucclli ab-
bon-
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47
bondantiffimo in tegoli, e in urne
fcritte . Per quefte compere , e per
altre non poche , fi è meflb infieme
il più'copiofo Mufeo ctrufco , che
abbiam veduto fino al dì d* oggi .
Gli fi è dato luogo in uh por-
tico . Nelle due tettate > o lati del
portico trovanti le intenzioni in pie-
tra , o in que' tegoli mortuali , con
cui coprivanfi i cadaveri non bru-
ciati nel rogo . Nella maggior fac-
ciata fono (cavare cinque nicchie, e
in effe difpafli v;jrj tramezzi con uiv
nette, e olle cinerarie : con che que*
fio Mufeo viene ad avere una for-
ma fimile alquanto a' colombai , o
fepolcretti degli antichi . Àd ogni
nicchia , e ad ogni teliate fon fo-
Vrappofti cartelli , con cui dichiaraci
non foio il genere , ?he contiene ;
ma in oltre il territorio che diede
tali anticaglie : talché il dilettante
poffa conofcere qual maniera di fep-
pellire, qual fatta di forcofaghi, qual 1
gufto di difegno, qual forma di let-
tere, qual foggia di colorito folle
in ufo in ciafcun paefe .
I tegoli fcrjtti in vero etrufco
fono da w la tonali' altro Jp inferi-
zio-
4?
7ioni latine, o mifte di etrufco itmemè
e di lutino. Tal' era il coftume di un
popolo ibggettnto non molto avanti
alla potenza romana , che a poco a
poco ne andava adottando i caratte-
ri, ed il linguaggio . Talora egli po-
neva i titoli in due lingue; talora
ufava i caratteri foreftieri , ma V idio-
ma nativo ; talora fcrivcva in pretto
latino , ma al nome del morto ag-
giungeva il nome della madre 9 co-
me gli Etrufchi ; non quello folamen>
te del padre come i Romani. Alle
infcriztoni così mifte deggiam noi
quel poco di (icuro, che fi è finora
fcoperto di una lingua fmarrita da
tanti fecoli .
Quanto alle nicchie , due di
effe contengon' olle , ed urne o di
pietra , o di una certa compofizioue
di terra, che lafciavan rozza, contenu-
ti d'incidervi, o di fervervi con
colori I' epigrafe fepolcrale . Le tre
di me7zo racchiudono vafi ed urne
eli terra cotta , or con titolo , ed
ora lenza \ ma tutte ornate a baffi-
rilievi -, a' quali fi aggiunfe talvolta
qualche colore sì nelle carni , c sì
nel veftito delle figure. Vi fi nota-
no
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49
no varj fatti di greca favola ; e af-
iaiffime volte la morte che dannofi
fcambievolmente Polinice ed Eteo-
eie, foggeito che in altri tempi fpic-
gavali per un combattimento di gla-
diatori . Tali fono i fircofaghi, che
fi fcavano intorno a Ghiufi , e agli
jftltri paefi circonvicini»
Più belle fenza paragone , e più
varie fono le urne di Volterra ; nel*
la qua! Città in più ninfei, e fpe-
cialmente in quello del dotto Mon-
signor Guarnacci fi ammirano baffi-
rilievi in alabaftro affai vicini alla
greca eleganza ; e con favole fva-
muffirne delle guerre di Tebe, ed}
Troja» Qpì ancora ve n'è un buon
numero, e fra effi non pochi inediti;
come l'Enomao, il Telefo, la pre-
fa de 9 cavalli di Refo , il rifeatto del
morta Ettore , i Greci eh* efeono
dal Cavallo di legno ; fenza dir del
MeleagrOr, della liigenia , 4el Filot-
tete , delP Ùfiflè agli fcogli delle Si-
rene , della morte di Clitenneftra , e
di altri pubblicati , e illuftrati eru-
ditamente dal Gori, e dal PafTeri ;
due letterati benemeriti filmi di que-
llo ramo di Antiquaria • Le predec*
1*
"te urne volterrane ftan difgìunte Ha
tutte r altre. w
Tanto baiti aver detto del Mu-
feo etrufco . Dell' ordine , che ho
dato alle latine nel Gabinetto VII. >
non erano capaci l'etrufche; nelle
quali giuda la più ricevuta opinione,
non fi leggono uffizj nè militari , nè
civili, nè altro rapporto, onde for-
mar elafi! . Quindi quel divifamento
che non poteva ripeterfi dallo fcrit-
to , fi è ripetuto dalla materia , dal-
la foggia , dalla patria de' monumen-
ti . Avverto in fine il lettore, che
a quefto Gabinetto manca il fuo com-
pimento ; ond' è che buona parte
delle anticaglie , che a lui fpettano ,
fi cuftodifeono ancora negli arfenali.
CAPITOLO II.
SECONDO GABINETTO.
Bronzi moderni .
L A Patria de' Ghiberti , de* Do-
natelli , de* Verrocchi , de* Cel-
lini; c può quali dirli de* Gian Bo-
lo-
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lì
ìogna non ha Forfè pari in lavori <T
arce fuforia . Le porte di S. Giovan-
ni degne, fecondo 1' efpreffione di
Michclagnolo , di effer pofte all'in-
gretto del Paradifo, le ftatue ritte
in varie piazze , e nella principale di
erte la fontana ornata quafi a Mu-
feo , fervono "di decoro al pubblico:
ma le cafe ancora de' privati fono ,
e più erano una volta, fornite di
ftatuette, di modelli, di baflìrilievi
iti bronzo ; e fopra tutto i palazzi e
le ville del Principe . Una fcelta di
tali opere fatta fare da S. À. R. co-
ftiruifee il Gabinetto, the deprivia-
mo; unico per avventuri nel fuo
genere, e pregevole per tante cele-
bri fcuole concorfe a comporlo, e
per la varietà in oltre, e celebriti
de' foggetti che vi fi veggono. Per-
ciocché oltre moltiflime ftatuette d*
invenzione, vi lì confervano i mo-
delli di molte ftatue moderne erette
in Firenze, e altrove; e le copie
delle antiche più ftimate in Italia >
e fuori; come fono il Faunetto di
Spagna, il Cincinnato , e la Diana
di Verfailles; il Lacoonte, l'Apollo,
41 Meleagro di Belvedere ; l' Ercole,
C * %
h Flora, il Toro Farnefiana ; ixhie
Satiri, il creduto Gladiatore, il Gio-
vane che fi trae la (pina, il M. Au-
relio del Campidoglio ; i dut grup*
j>i della piazza quirinale; il Sileno
-con Bacco * e P Ermafrodito di cafa
Borgheie . Alcuni di quefti moderni
•fono di nuovo acquirto, come il Rat-
to delle Sabine; e fpecialmente uh Put-
to flato già in cafa Doni ( i ) , che
credefi lavorato da Donatello ; ft«*
( r ) In cafa dì Giamhatifla di Agnol
Doni Gentiluomo fiorentino e un Alerete
rio di metallo di mano di Donato, alto
un braccio e mezzo , tutto tondo , e ve-
fiito in uh certo modo bizzarro. Così il
Vafari nella vita di queir Artefice . Lo
credette un Mercurio per due orecchie
che gli avarizàno da' cia'fcun piede fo-
J>ra de' fandalf , calzatura che ho vedu-
ta in qualche antica ftatua . Nel rcfto
alle ali, alla capellatura, e come pare
ad alcuni , al getto difpolìo a faettare ,
più veramente fembra un Cupido, lavo-
rato di capriccio'; come colhimò anche
Giotto in Aflifi , Gaddi in Firenze , Lo-
renzetti a Siena, figurando i Vizj a
lor modo , e feguendo F efempio , che
avea dato Dante in molti luoghi, piut-
tofto che quello de* Greci o de' Latini.
Quindi quel veftito di Cupido -, non
tan*
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ma veramente bellifllma non me-
no che il Davide dello ftefib mae-
ftro,ch' è in quefta camera . Il Va-
fari ha lodate nella vita di tanto Ar-
tefice le due opere predette , e fi-
milmentc un fuo baflbrilievo della Grò-
cififfione , che <juì efifte . Vi è pu-
re la ftoria del fèrpente di bronzo,
e un altro baflbrilievo di Vincenzio
Danti menzionati dallo fteflò V'afnri ;
e di man più recente il S. Giufep-
pe , il S. Saverio , la S. Terefa del
Soldani, e la copia della Ifigenia Me-
dicea, e del Baccanale Borghefiano
tfprefii in antiche urne ; per trala-
fciare varj candelabri e attrezzi do-
mettici lavorati ad emulazione degli
antichi , e non poche altre cofe me-
no cpnfiderabili ; ballandomi di averle
defcritte nel privato indice del 1 Ga-
binetto..
Ma i dilettanti (bprfr tutto vi
ammirano il bufto di Colimo > che
tant' onore fece al Celliai ; e il Mer-
curio di Gian Bologna ultimamente
tris-
tanto bizzarra , quanto immodeftu : i
papa veii, che ha alla cintola fignifica.^
no , fe io non erro , eh* egli addormen*
*~ -e il fèrpente > .ch'egli avvelena,
54
trasferito di Villa Medici, Quefta è:
queir opera ftupenda equilibrata fo-
pra una tefta di Zeffiro , onde fpira
un' aura , eh' ei con la punta del
manco piede non tanto tocca , quan-
to par, che rada e ftrifei volando;
opera , di cui la culufiima nazione
inglefe fa tanto conto; che infinite
copie fe ne vedono fopra le cafe, e
ne! cortili , e nelle ville per tutta V
Iibla a. L' Autore di ella gareggiando
con gli antichi nelP efprimere la fvel-
tezza , la proporzione , la beltà di un
Nume; e nel dargli, tutta Paria, e
il carattere di un Dio dell' ingegno ;
gli ha fuperati nelP aggiungergli an-
cora il volo . Se Fidia ritrafle il
fuo Giove Olimpico da un paflb di
Omero ; fi potria dire > che Gian Bo-
logna il fuo Mercurio figurale dn
quel di Virgilio : Agìt ventos & tur-
gida tranat nubila ( Mn. IV. 245. )
CAPITOLO III.
D
TERZO GABINETTO.
Bronzi antichi*
Alla ftanza predetta ornata di
ilucchi , c di dorature , fi paf-
fa
Digitize
& -ai-I' altra contigua, tutta mefl>. %
marmi, e deftinata a bronzi antichi.?
Ve ne ha quattordici armadj , e f
indicazione de* cartelli fpiega ciò ,
che fi contiene in ognuno . Ne' prk
mi fono ordinati gli Deidei Paganefimo
con quel metodo , con cui comune-
mente ne han trattato i. Mitologi
Cominciali da. Saturno-,, e da
Opi ; con; cui itanno ,,oltrc le tre Fi-
glie Giunone Cerere , e. Veftp , an-
co i Figli Nettuno , Plutone , é Gio-
ve ; del quale, ultimo vi ha una quan-
tità d! ftatuette. in. bronzo , ed anche
una d* argento Nel numero, de' Fi*
gli di Giove, è affai bella; una Miner-
va medica , e. un buffai della mede-
fima Dea di greco/ ftile ^ mediocri
gli Apollini, e le Diane ;,ftupenda una
teda di Mercurio , . e rare molto al-
cune fue ftatuette , che lo rapprefen-
tano penulato , e fanciullo .
Nel fecondo Armadio Venere
fecondo i vari atteggiamenti, detta
dagli antichi Gnidi a , Anadiomène , la*
vans fe * Marina , Fi&rix > e quelli
pure che dallo ftringerfi il petto con
fefeia è da alcuni chiamata Zoftcri*
è replicata in iflai ftatuette; a eia
HJUJk
▼ati congiunte alquante Ninfe , e mol-
tiffimi Amorini tenenti quale uni
fiaccola , quale un arco , quale un
pomo . Ve ne ha degli altri con cor-
nucopia , con tibie , con quadrupedi,
con velatili, con varj (imboli. Co j
fioro, che non folamente Genj furon
chiamati, ma talora Eroti, e Cupi*
dini, ho creduto bene di daffare in
quefto luogo tutti con Venere , e
con le Ninfe; delle quali Filoftrato
( Imag. /. i ) e Claudiano gli eredon
Figli . Di Ermafrodito tenuto figlio
di Venere vi è una fhtuetta prege-
vole per P artificio , e per la gran-
dezza . NelF altro fpanimento infieme
con Marte veggonfi gli Eroi , ed t
Guerrieri : ne fenza diletto vi fi of-
fervano le diverfe armature degli
Etrufchi , de Greci , de' Romani , de*
Frigj , de* Cartaginefi , e alcuni fatti
della favola antica elpreffi in pi'ì
gruppi . Belliflima è qui un Amazo-
ne, forfè copia di quella di Policle-
to , come altre in marmo ; e un Mar-
te ultimamente acquietato da S. A- R-
per 6q. Zecchini .
Sieguono nelP armadio terzo, Er-
tole c Pacco | due Figli di Giove *
; che
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ST
che nati di mortai madre, giurta le
immaginazioni del paganefimo , di-
venner Dei . Ercole è in varie griUi-r
dezze , ed in varie età , fanciullo in,
atto di ftrangolare i Serpenti , aduU
to in atto di vincere Anteo , e im
tante altre politure ,. ed in, tanto nu-
mero di ftauictce ; che ben dimoftr*
quanto eftefo ne foflè il culto fpe-
cialmente in Etruria,ovc i più di que*
ft* idoli fon trovati • Rari/lima è untv
tefta <di lui giovane* affatto fimile
nei lineamenti all' intaglio di Gne&
m gemma, cfr'è riferito dai Barone
Stoch ; e che io ho veduto in Firenze*
e in Roma* Bacco vi è pur replicata^
mente , fanciuHa , e adulto , e con var>.
fimboliw Sopra tutto amrairafi il grup-
po di lui con un Genio., che da un
gutto (lillandogli fulle labbra Pam*
brofia , lo fa immortale * Arianna ,
qualche Baccante ,. molti Sileni, Sati-
ri , e Fauni , come gente del co:o
di Bacco, itanao pur quivi; e a que-
lli fclvaggi numi fe ne fono aggiun-
ti altri , che appartengono alle cam-
pagne, ed agli orti; fra* quali un Mu~
tino di nuovo acquifto, variflimo per
h amena, eh' è avorio v.
Cj nel
Nel quarto armadio è un mifto
di Deità, parte greche, e romane,
parte anche forefticrc i Genj di Cit-
tà , e di f amiglie , Pantci , Vittorie f
Fortune, una ielle quali è d' Argui-
to; un buon numero di Egizj com-
perati in quefti ultimi anni; e diver-
tì altri, che per mancanza di diftin-
tivo non fi ravvifano con certezza ..
Il curiofo non dee trapaflar quefta
clafle fena.i oflcivare il Serapide ,
uno de' più be' getti antichi, che ador-
nino i gabinetti d' Europa .
Nel feguente fono gli Dei Etru-
fchi , quanto facili a ravvifarli per
lo ftile ; tanto difficili a nominarli
per mancanza di fimbolo ,. e di ca-
rattere -Quei che avran letto il Go-
ri, vi ravviferanno i Giani, i Pil un-
ni , i Volturni , le Vacuile , e le al-
tre Deità , che quell'Antiquario pub-
blicò, e che oggidì fembrano tutta-
via ad altri un bel ritrovamento , ad
altri un bel fogno . Il comune de*
curiofi vi avvertirà, fe noji altro, i
pri'icipj fra noi dell* arte fuforh fu
certe antichlflime ftatuette ; ove mu-
na forma di volto, muti? diftinzione
di parti , niun principio di difegna
tpparifce ; e nelle altre noteranno gra^
datamente i progreffi , che P arte
venne facendo fino ad ufeire dal fece©
ftile , e a formarne un fecondo tutto
diverfo , cioè caricato , e forzato ; co-
me ftefamente ofTervò , e dichiarò
con molti efempj P Abate Winckel-
mann . Ogni raccolta fuoP efiere ab-
bondante d'idoli etrufehi, de* quali
fino a* tempi di Plinio, era pieno il
Mondo ( l. XXXIV. c. 3. ): ma in
poche altre fe ne vedranno di ugual
grandezza , c gon tante infcrizioni di
antica mano..
Nel fcfto armadio abbiam collo-
cati ritratti d' Uomini , e di Donne
illuftri, Cefari , Filolbfi , togati , e ge-
neralmente quelle figure chs non haci
contraflegno di divinità , lottatori , tu-
bicini , attori di feena , un Saltatore
cubiftico , una Canefora ec. Vi ha
pure molti avanzi di antiche fhtue ;
lpecialmente delle mani, e de* piedi,
frammenti pregiatiflimi alla, ftatuaria ,
perchè di ottimo, gufto ed interi
Raro è il trovare in marmo tali
eftremità così rifparmiate dal. tempo %
tome fono in bronzo ..
II. fettimo armadio, racchiuda
6ò
animali di ogni fpecie ferviti gin o
di voci ne* tempi, o di fimboli alte
ftatue, o anche d' infegne alle mili-
zie, per quanto fi è creduto di al-
cuni di quelli pezzi ; opinione che
fe può foftenerfi rifpetto all'Aquila
pubblicata dal Goti; non può facil-
mente ammetterfi rifpetto a* Leopar-
di , a* cani, e alle Tigri edite dal
Caylus . Rariffime fono in quefta chf-
fe le ftatuette di alcuni moftri favo-
lofi , un Pegafo , un grande Ippogri-,
fo , un Toro con faccia umana ; qua-
le fi rifcontra nelle medaglie di cer-
ti popoli non fenza difcordanza de*
dotti in aflegnarne il fignificato ; vo-
lendolo chi un Fiume, chi un Mi-
notauro , chi un Bacco Ebone .
Nel feguente armadio fon rac-
colte , are, tripodi , e frammenti di
cfll , alquanti di femplice lavoro , ma
la più parte iftoriati; e vi fono ag-
giunte le mani Pantee , gli Antifafci*
ni , c altre cofe appartenenti alla Re-
, ligione pagana .
Succedono i Candelabri , e le
Lucerne , così penfili , come mobili f
t di una incredibile varietà di lavo-
ro , che fa vedere quanto ingegno-
fi ,
Digitized by
Ci
lì, quanto naturali , quanto fecondi
nelle invenzioni loro , e nel gufto di
ornare fieno flati gli antichi artefici.
Preziofo è V armadio X. per una
raccolta di ori cofmetici , che tue*
ta è dovura al prefente Sovrano,
fibule , anelta , collane , orecchini,
armille, aghi crinali , e ciò che for-
mava una volta il mondo donnefeo ;
de* quali ornamenti , e di quegli, che
fpettarono al veftito virile, abbiamo
altresì gran varietà in bronzo , in avo-
rio , in argento , non fenza alquanti
fpecchj di antico metallo bianco * Anh
che del Teftito militare antico fono
qui alcune reliquie ; come le celate,
una delle quali edita nel Mufeo Etru-
feo G trovò neir agro Cannenfe , ed ha
lettere puniche; e fimilmente un buon
numero di antiche armi , e di bron-
zi equeftri, fproni, morti di Cavai-
1 i fàlere ec» ■
L' armadio XI. è ricco di anti-
che infcrizioni incife ne* diverfi ge-
neri di bronzi , eh' efprime il titolo:
quae ad fontes , & balneas , ad corri-
merda , remque fcriptoriam . Spetta-
no al primo genere alcune bocchet-
te di fontane , varie ftrigili, alquanti
I
6t
tubi di aguedotti ; al i« le bilance v
le ftadere , i pefi, le mifure; fra le
quali è il celebre Modio con infcri-
zione illuftrata felicemente al fuo
folito dal P. Corfini; al 3. gli filli
Sci .ctoi j , le malte infcrizioni in me-
tallo , una delle quali fu foggetto di
dotto libro fu la teflera. ofpitale al
Goccifredi;e altre due, che conten-
gono onefte miflioni , fon citate in
più libri, e ultimamente; dal dotto.
Ab. Marini in un fuo opufcolo infe-
rito nel Giornale Pifano : in oltre gli
avorj fcritti , ficcome il dittico fpie-
gato dal gran Buonarroti , e le tef-
fere gladiatorie , fu le quali è da ve-
der ciò che fcrifle 1' erudito Ab. Mor-
celli . Vi è pure il. manofcritto in.
cera edito, e commentato, in parte,
dal celebre Dottor Cocchi; monumen-
to di Medio Evo , ma che ci fa ve-
dere il coftume de' fecoli rimondimi
durato in Francia fino a Filippo il
Bello. Né fi è ftimato male a pio-
pofito di unirvi qualche faggio di
fcritto efotico , fpechlmente in cor-
tecce d'alberi; il quale quantunque
cofa moderna , rammemora un ufo
aotiehiflìmo . Erano in quefta elìde
due
>y Googlfc
due papiri, l'uno greco, V altro la-
tino; i quali cretto il bell'Archivio.
Diplomatico,, S. A. R. fece trasferi-
re m quello , quando lo arricchì del
sì ben confervato Papiro Maccionia-
no. Quefto monumento comperato
per cento zecchini, è ftato dall'air*
tico fuo poflellbre egregiamente illu-
ftrato con una. diflertazione ; come
area fatto l' Abate Bracci col fuo
Difco d' argento, acquiftato pure dal»
la Galleria per cento doppie .
E x il difco predetto» un de* pez-
zi più confiderabili , che fi veggano
fra il vafellame antico diftribuito ne-
gli Armadi XII, , c XIII. ; ed è ac-
compagnato da una patera filicata ,
c dal celebre vafo Demplteriano eoa
figure , e lettere etrufche, fimilmen-
te d'argento.. Moltiflimi ve ne ha
in bronzo , varj e di forme , e di.
ufo, prof mo , e facro; prefericoli,.
urceoli, olle, idrie , lebeti, patine,
iniftaij , fimpuli, vafi unguentar j.-, e
fomigliaini . Rari fono in quefta ciaf-
fe alcuni manichi con figure; (pecial-
mente uno con un vecchio Bacco
giacente. Sonovì anche molte patera
etrufche anche fentte ; le q^uali re-
«4
pacatamente prodotte in luce , tut-
tavia in parte abbilbgnano di ulte-
riore fehiarimento .
Neil* ultimo Armadio chiudonfi
frumenti di molte arti; e un mirto
di ferrami, di chiavi , di attrezzi in
una parola di vario ufo. Finalmente
aon manca un faggio di antichità
Criftiaae;e confi (te in qualche anel-
lo pontificale , in alcune immagini
faci e non men di avorio, che di bron-
zo , e in alquante lucerne con figu-
re, e fatti del Vecchio Teftamento,
c del Nuovo. Singolariffima è quel-
la a maniera di nave , alla cui pop-
pa fiede S. Pietro governandola con
due timoni; e alla prora in atto di
predicare è un* altra ftatuetta credu-
ta da M. de la Chauflè rapprefenta-
re S. Andrea , da altri S» Paolo . In
cima all' albero è fcritto DOMINUS.
LEGEM . DAT. VALERIO. SE-
VERO. EVTROPI. V1VAS. Com-
menta il citato Autore : Valerius Si-
verus . , . mortati tanquam legem
Jibi a Domino impofitam conftanti ani*
tno expeffans , longtorem Eutropio vi*
tam optat ( de Lucer. Veterum ) ( i ).
De-
1 0 , uttri/ilix > ztfes , c final*
Digitized by Googl
Dcgniilimi di effer ietti fu quefto
monumento , come negli altri che il-
luftrarono, fono it Marchefc Maffei
nel Mufeo Veronefi? , e Monfig. Fog-
gini nelle diflertazioni fopra S. Pietro*
Oltre i bronzi degli Armadj me-
ritano confi dedizione alcuni altri più
grandi collocati nel medefimo Gabi-
netto \ e fpecialmente un torfo viri-
le , e parecchie tefte di proporzione
naturale, come quella di Tiberio; o
anche maggiore , come quella di O-
mero, e di altri Greci illuiiri, tro-
vate già nel mar di Livorno . Ve-
ramente fu V antichità di quefte ul-
time, e di poche (latuette pubblicate
dal Gori o da altri w può muoverli
queftione. Ma fe ne' medaglieri fifa
conferva di qualche dubbia medaglia,
anzi talora di qualche falfa per irru-
zione de* curiofi , a* quali era ftata
oc* libri rapprefentata per vera; non
par^
etan fòrmoTe ufate indifferentemente
dm chi regalava ; e contengono un buon*
augurio al ricevitore del dono , che po-
tefle goderlo per lungo tempo . Non ci
è dunque meftieri di ricorrere ad a-
fpcttazione di morte , e ad efla riferir
.quella formola Domtnus legem dar j che
ia qjiefto feufo par mena propria-
66
parrà Urano,. che Io fteflb facciamo
nelle altre anticaglie ; fpecialmente
quando ne 1 Gabinetti: vi; fia un cata-
logo , come in qutfto è , con quel*
le qualificazioni di ctrto , o d* incer-
to, che mi fon parute competere
ad ogni pezzo.
Sono al termine di una deten-
zione, che ampliata da uno fcrittore
comecché non verbofo, può e(Tcr
foggetto di più volumi : fééf è la
dovizia delle cote rare , inedite, fin-
gelari, che vi s'incontrano. Dopo
il prodigiofo teforo di Portici , al
quale niuna raccolta nel Mondo è
uguale, niuna è feconda; il Gabi-
netto , di cui li è fcritto , da* viag-
giatori è giudicato comunemente il
più intereflante , e il più copiofo .
Che fofle prima di quefti tempi può
vederti nel Ragguaglio del Bianchi
edita nel 1759. Quella , ch'egli chia-
ma Stanza degC Idoli non contene-
va più di trecento, bronzi , compre-
fovi anche un gran: numero di mor
«7
GAP I T O L O IV.
QUARTO GABINETTO
Pitture antichi*.
SOcto quefto nome non intendia-
mo (blamente quelle di antichi-
tà più rimota t , come qui fono alcu-
ni vetri ccmeterali prodotti in par-
te dal Buonarroti ; ma quelle ancora»
che fi fecero da' Greci , o dagl* Ita-
liani prima che l'arte del difegno
fofle condotta alla fua perfezione .
Ed è veramente un diletto.il cono*
fcere da quali principi moveffe in
Italia, e fpecialmente in Tofcana V
idea di fcuotere la barbarie ; e co-
me in Firenze dopo Cimabue , altri
Genj veniflero aggiugnendo chi una
cofa , e chi un' altra i Giotto il di-
fegno , e la grazia ; Taddeo Gaddi
il colorito ; Paolo Uccello la profpet-
tiva, e la pittura più. al vero degli
animali ; Mafaccio la fimmetria , e
la efpreffione ; e così degli altri , fi-
no a veder la Natura emulata , e
in certo modo vinta dall' Arte . Che
fa in Plipio leggonfi con piacere L
" prò-
progredì della Pittura fra' Greci , er
i nomi di que' Maeftri che di età in
età l'arricchirono di qualche nuovo
ritrovamento; fe una fomigliante fto-
ria de' maeftri , e della pittura mo-
derna leggefi con piacere in Giorgio
Vafari; quanto maggiormente gra-
diranno gli amatori delle belle Arci
di vedere entro un gabinetto quelli
avanzamenti grado per grado , non
in relazione , ma in fatto ; non de-
ferita , ma difegnati , e coloriti ; non
pelati coli' altrui giudizio , ma rico-
nofeiuti col proprio ? Io non rilevo
per ora quai lumi poto raccorre da
tal Mufeo o un Diplomatico ; o uno
Scorico del Medio Evo facro , o
profano; o anche uno Studiofo del-
la volgar lingua Tofcana ; a' quali
tutti fon quefti monumenti quello
che le dipinture di Ercolano , o di
Roma a* profeflbri della più alta an-
tichità - Dico folamente , che la pit-
tura medefima può eflere da tal ge-
nere di tavole aiutata molto : dico
che il divino Michetagnolo trovava
in effe , come Virgilio nelle poefie
di Ennio , che lodare , e imitare :
dico chc^ Vafari fe ne valle più di
una
una volta pe' fuoi lavori , e confi-
gliò Cofimo Primo di non difper-
derle ; com' egli fteflo racconta nel-
la vita di Dello. Il che fe era ot-
timo partito a que' tempi , quando
le Chiefe , i Monifterj , i Palazzi ri-
dondavano di tali opere ; migliore
fenza dubbio è a' dì noftri; quando
perita una grandiffima parte di effe,
c una parte non picciola alterata da'
pennelli rcftauratorU fi è fpenta af-
fatto la memoria di alcuni artefici;,
e di altri va diminuendoli di giorno
in giorno .
Per quefte ragioni parve bene
a S. A. R. dì formare a parte un
Gabinetto, che tali opere contener-
le; per la cui erezione mandè di
Palazzo Pitti alquante delle antiche
tavole., e$er avventura di quelle ftef-
fe , che vi aveva fatte confervar
Giorgio; alle quali ne fono di poi
aggiunte non poche. La raccolta,
che non è distribuita tutta in un
luogo, può dirfi ancora nafeente;
ond' è che di qualche Antico vi fon
più pezzi, e di melti altri nefluno.
Ma è proprio di ogni ferie , come
de' prodotti della Terra , V afpettare
7*
aumento dal tempo ; che a poco *
poco tà producendo le ftagioni,per
così dire» e i mezzi, onde farfi a-
dulte v i^r ora vi ha di Cimabue
un S. Bartolomeo riconofciuto al con-
fronto delle due maggiori, e miglio-
ri fue tavole , che abbiamo in VU
yenze ( i ) ; di Giotto qualche im-
magine piuttofto dubbia , di Taddeo
Gaddi la Depofiziohe citata da Va-
fari nella fua vita ; di Agnol Gaddi
una Nunziata con un grado di mi-
niature affatto limili a quelle di
S. Pancrazio ; dì Orgngaa , o della
fua fcuola un tabernacolo co' SS. Pie-
tro e Paolo, e ftorie di S. Cateri-
na; c l'altare di lui lavorato per
cala Stror/i ne ha dato indizio; del
Laureati il Romitorio, replica di quel
di Pifa, con pochiflime alterazioni;
di
( i ) In S. Maria Novella , e in S. Tri-
nità . Di qucfto , c degli altri volentie-
ri cito le pitture , che mi han tenuto
luogo di pietra di paragone ; eflenda
effe autentiche , e nominate da Vafan.
Egli è flato fpeflb convinto di creduli-
tà circa gli anni, e le altre particola-
rità della ftoria: ma nell'aflegnare ad
ognuno le fue vere opere, la fua au-
torità debb'elTcìe preflò xhiun<ii*e di
fornaio pefo •
71
di Lorenzo di Dicci più tavole rav-
vifateal paragone de'frefchi di S.Cro-
ce; di Paolo Uccello una battaglia ;
di F. Filippo un S. Agoftino che fu
già nella Galleria d' Ignazio Hugford;
del Caftagno certe Scorie di S. Be-
nedetto conformiffime al grado, che
ve n* è io S. Lucia de* Bardi ; del
B. Gio. Angelico la tavola de' Li-
naiuoli citata da Vafari, e il Tran-
fno di noftra Signora reiterato in
fagreftia di S. Maria Novella; de'
Polla juoli, e del Botticelli le fette
Virtù rammemorate da Vafari ; e di
quell'ultimo anco i due quadretti
con la fi cria di Giuditta indicatici
dal Borghini . Del Baldovinetti , e di
Filippino il è fatta menzione altro-
ve . Noi fi nominano qui fe non
Autori Fiorentini, o fcolari loro; on*
de a rigore quefta raccolta rappre-
fenta folo i progreffi di quefta Scuo-
ia , non delle altre ( i ) ; alle quali
però f trovandofene in avvenire , fi
■ darà-
( i ) Nuovi lumi fu le altre fcuole d 1
Italia , c fpccialmente fu 1' antichifllma di
Siena , ci và fomminiftrando il dotto P.
M. della Valle Minor Conventuale nel-»
le fue lettere Senefi .
7*
darà luogo nel Mufeo; ficcorrre vi
fi è dato a moire pitture d' incogni-
ri , che porranno ravvilarfi col tem-
po , e a molte grecomofche , e fpe-
cialmente nd un fenologie. Edo è _
diviib in due tavole , ciafeuna del-
le quali contiene i Santi di un
jneftre . 11 gufto della pittura , e la
fua età conviene con le celebri Ta-
Tole Cappottane ili u (Ira te da Mon>
figr. Aflemanni ; le quali fi confervan'
oggi nella Biblioteca Vaticana : ma
le figure del noflro Menologio fono
notabilmente più grandi , e i Santi
qui nominaci differirono a luogo a
luogo da quegli .
Come cgni ftanaa di quadreria
ha per ornamento alcuni pezzi Hi
fculcura; così in quefta fi fon rau-
nati varj bufii di Donatello, di Mi-
no da Fiefiile , e di altri contem-
poranei a' Pittori foprallodati . Spic-
ca fopra tutti il S. ? Giambatifta in
età adulta , il migliore di quanti
ne fcolpì Donato ; eccetto quell'uno
vivo, e parlante, che lavorò per
Roberto Martelli fuo Mecenate , e
che fi conferva tuttavia in quella
oobil Famiglia.
Google
CAPITOLO
• w
J *
quinto Gabinetto 1 .
La Niobe .
LA favola di quefta Eroìna , che
vede faeteati da Diana , e da
-Apollo i fuoi quattordici figliuoli , è
rapprefentatyqoì in Tedici greche fia-
tile ; fu le quali ci ha data una eru-
dita diflertazione Monfig. Fabroni .
•Quefto monumento dell'arte antica
veramente unico fu per molti anni
in Villa Medici ; e di là trasferito f
e reftaurato in Firenze per coman-
do di S. A. R., «he gli ha fab-
bricata una ftanza certamente degna
di tali ofpiti . -E- a foggia di fala
«già con iftucchi dorati, e pittu-
re a carnei ; flmile nel gufto a
qualche camera della Terme di Ti*
to ; ma incomparabilmente più ric-
ca di ciafeuna di quelle . La difpo*
iizione data in Roma alle ftatue era
in gruppo, e fopra una rupe arte-
fatta: qui fon divife per la ftanza ;
mi non perciò lafciano di avere con*
venevole fituaziotie. I Poeti antichi^
D funi
74
fimi favoleggiarono, che la ftrage
de* figli avvenifle in campagna f c in
cafa quella delle Figliuole ( Apollod.
Bibl. /. III.). Per f unità della rap-
prefcntaaione conveniva fcerre o V
uno , o T altro luogo alla fctna ; e fe
in Roma tutti fi figurarono alT aper-
to , conforme anche al rapporto di
Ovidio ; qui tutti fi figurano nella
regia *
La Madre , e quafi Protagonifta
della Tragedia, è in cima alla fila;
ha davanti a sè un de' figli trafitto
da una faetta , e dirtelo in terra ; €
fi ftritige al feno l'ultima delle fi-
gliuole, a cui V ingegna di fare fcher*
mo col manto levato in alto ; ftatue
tutt' e tre rartffime ne'Ior caratteri.
«Altre tre , V una in atto di forprefa ,
la feconda in gefto di compaflionare
il moribondo fratello, la terza di una
llngolare beltà di fattezze in lem*
biante di sbigottita , {tanno di qua e
di là dalla madre ; e quindi un Gio-
vinetto aliai tenero , che mirando in
alto incerto di sè, moftra di fuggi-
re non fa ben dove. Sieguon due
Giovani; il primo accenna col dito
o il luogo 9 onde feoccò la fati!
faet-
Uigitize
75
fretta , o forfè la via da tenerfi per .
ifcampare i il fecondo piegato a ter-
ra un ginocchio, con un'aria di vòl-
to , e con un gefto pieno d' inde-
gnazione , par che rimproveri i due
Numi di crudeltà , e d^ mghiftizia .
La Gavine che viene appreflb , che
della vita facendo arco f e levando
la mano, e il vifo ^verfo il Cielo,
teme , per così dire , *e prega , è af-
fatto (unite nella mofla alla Pfiche di
Campidoglio ; ed ha tuttavia 3a im-
portatura delle ali per congetturare,
eh* ella ùmilmente fu Pfiche , e che
il gruppo non era tutto di una fcuo-
la, n è lavorato per ^oggetto fola*
mente. Più delle due ftatue feguentì
è ammirato il Giovane, che della
•vefte avvolta intorno *1 braccio fa
feudo *I capo . Il Vecchio, che pud
crederfi il Pedagogo, e fi è tenuto
da molti per Anfione marito di Nio-
be , tieve un gladio impugnato , di*
fefa inutile contro armi ii poderofe.
In quella che muove il piede alfy^
fuga , e foftiene il manto, lodali mag-
giormente la efpreflione della faccia ,
e il movimento deHa perfona, che
il panneggiato ; il quale anche in A>
Di tre .
tre ftatue del gruppo fcuopre un*
epoca di (cultura greca non condot-
ta per anco all' ultima perfezione .
Mancava al numero della prole il
quartodecimo Figlio , fecondo la più
comune tradizione de* Poeti , feguka
anche dal maggior Tofco ( Purg.
c. 1 2. ) .
0 Niobe con che occhi dolenti
Vedeva io te fognata in fu la Jì ré da
Fra fette e jet te tuoi figliuoli fpenti !
Si è nondimeno compiuto il numero
con una ftatua di fcarpello pur gre-
co ; la quale piega la vita , e alza
il braccio quafi a parare il colpo ,
che viene da alto. Quefto Giovane
non conofeiuto dapprima era flato
riattato , e fpiegato nel Mufeo Fio-
rentino per un' Endimione ; ma vi h3
tutta r apparenza , che fofTe fatto in
antico per altro gruppo limile a que- >
ilo- E' certo, che il noftro non fu
unico . Due ftatue del Mufeo Capi- -
tolino , una di cafa Colonna , un' al-
tra di proporzione minore in villa
Albani , e finalmente le due di Ve-
rona e d' Inghilterra riferite da Mon-
signor Fabroni , tutte di figliuoli di
Niobe, | fan congetturare, che quefta
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{
il
favola fi trovate replicata in più
luoghi • ' 1 ' * J
Per compimento della quale fi
fon collocaci in alto quattro baflìn-
lieri opera del Carradori, efprimenti
P origine delle fciagure della Eroina;
fra' quali Apollo, e Diana in atto di
faettare . Alle pareti fon fofpefi quat-
tro gran quadri j il Ratto di Frofer-
pina del Grifòhi , il PofTefTo di Co-
fimo H. dipinto da Sutterman , e i
due Rubens efprimenti una battaglia ,
e un trionfo di Arrigo IV. Rè di
Francia .
CAPITOLO VI.
SESTO GABINETTO • '
• . • * »
V Ermafrodito .
QUefta bella (tatua accompagna-
la co!fA4one di Michelag no-
ia dà il nome al Gabinetto , eh' è
mifto di fcultura infieme, e di pit-*
tura. Le altre ftatue fono la Venere
(emiveftita , e quella con pomo , già
riferite dal GorK e l'Apollo, e it
Bacco di Villa Medici lodati dal Maf-
feo
7»
fci nella Tua Raccotca > e trafportati
iti Firenze fon già due anni .
La quadreria è "varia : ma chi
memore del Gabinetto IV, amaflTe di
vedere la pittura avanzata a legno ,
che poca più le rimanga a perfezio-
narli , ponga mente alla N. S. dello Iti-
le del Perugino , alla i Purificazione e
Aicenfiòne , che fi crede di Mante-
gaa , o di fimil contwporaneo ; a'
quattro Santi intorno alla Vergine di
Domenico Ghirlandajo ; alla Depofi-
zione- di Pier di Cofimo ; al ritratto
pinta da Giorgione: dalla fcuola de'
quali ufeirono^ Rafaele , Correggio,
Michelagnolo , Andrea del Sarto, Ti-
ziano ; a 9 quali deggiamo la più ver*
de, e la più robufta età della pittura,
che trionfa nel ledicefimo Gabinetto.
Fra le fei maggiori tavole no-
tabilidlma è quella in chiarofeuro di
F. Bartolomeo della Porta , a cui pre-
venato da morte non potè dar' ani*
ma col colorirlo ; ma così imperfet-
ta > coni ella è , fcuopre tuttavia il
fegreto del fuo di legno , e la infini-
ta dirigenza, con cui contornava ogni
figura prima di rivenirla , Il quadro
fapprefeat* aoftra Signora fra varj
Pro-
T9
Protettori delia Città di Firenze. Del
Volterrano è V Aflunzione ; di Pier
d ì Cortona le Marie al Sepolcro; del
13 un la moltiplicazione de* pani; di
Àleflfendro Allori le nozze di Cam ;
lenza ripetere di Ghirlandaio ciòcche
dicemmo . Meritano confiderazione
anche il Tobia di Santi di Tiro, H
Farifeo, che interroga Crifto del Gap*
puccino Gencurefe , V Abele del Lot«&
ti , la Difputa del Caravaggio . Vi
ha pure alcuni bufti e tede di af*
fai buon pennelli; come il S* Pao-
lo del Veronefe » il S. Pietro di Gui-
do Reno , le SS. Lucia , e Placidi»
di Carlin Dolce , e parecchi ritratti
di Andrea , del Zuccheri , di Vela«
fco, dello Spagnoletto, di Pufigo,
di Rubens , di Vandeyck , e di altri .
La tavola con lavori di pietre
dure, <:h* è m mezzo del Gabinetto,
è la più ricca di quante ne foco
fparfe per !e altre camere • Fu ope-
ra di Tedici anni ; nè par verifimile,
ma è veriflìmo, che tuttavia rcftaf-
fe imperfetta ; onde ora fi fieno do-
vute aggiungere quelle bafi , e quei
Contorni di bronzo dorato , che firn-
no il fuo finimeiHa^
7\ - CA^
CAPITOLO VII.
t ■
i m
SETTIMO GABINETTO .
Infcrìzionì Greche , e Latine , e Tejie
in Marmo <f Uomini Illujiri .
LE Infcrizioni medicee edice dal
Gori fono quali raddoppiate , ag-
giuntevi di quelle eh' e* pubblicò dal
mufeo fuo , e da' mufei Galli , An-
dreini, e Bucelli . Parecchie ancora
ne fono acquiftate altronde , ed ora
le ne attende una npova recluta di
altre fceltiffimc . Se già eran porte al-
la rinfufa , e a timmetria di gran-
dezze , come fi fuol ne' mufei pri-
vati; ora fon' ordinate a claiTi fu 1*
efempio del veronefe , e de' roma-
ni . Vi, abbiamo, frammefli molti
rottami di antica fcultura; che men-
tre riempiono L vani a tratto a trat-
to lafriati dal diverfo taglio delle
lapidi ; ci coufervano de' pezzi utili
agli artifti, e fpeflb opportuniflimt
agli antiquari .
Le picciole urne con figure, ©
titoli latini > formano alla Stanza una
- v -
gran-
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grandi, i picdeftaffi delle ftarue con-
titoli onorarj , le colonne milliarie*
fon collocate qua e là feparatamente ;
così certe infcrizioni , che per la mo-
le non potean eflere murate fra le-
altre della lor clfcfle*.
Le tede deglt Uòmini lllkftrr
fono difpofte parte in bafi- arniche ;
parte in menfole , parte in ermi *.
parte anche a maniera- di- baflkilievi
fono applicate alle pareti .
In mezzo alla danza, oltre- un
Ercole, che uccide il Centauro , ve-
defi il maravigliofo Torfo , che fé*
ce un* volta T onore della GaHerk
Gaddi; e comprato da S. A. R. ag*
giugne ora non poco ornamento al*
la fu a • » • j
Si è deferita con generalità la
difpofizione di quefto Gabinetto : qual-
che cofa in particolare vuol diri? non
meno delle Lapide, che de'Ritf atti.
Le greche infcrizioni formano da sè
una claflèj nella quale , fenza parlai*
di alcune infigni , e riprodotte in più
libri , fon confiderabili certi cippi
fepolcralr verniti già di Levante; de*
quali è tanta rarità rie* mufet d'Ita-
lia, quanta ti- è abbondanza di gre--
D $ : cho;
che lapidi (cavate in Italia fteffr »
II taglio di quefti marmi , le Itile
de' baflìrilievi , la maniera de* cito*
li e* iulegna it cortame di tale
nazione circa i fepolcri > come nel
primo Gabinetto apprendiamo quel
degli Etrufchi ; e nel prefente in ran-
ci titoli » e vafi > e farcofaghi veg*
giamo pare quel de* Romani .
Le latine fon diftribuite in iz*.
clafli . Fin dalla prima , che appar-
tiene agli Dei», e a' lor Miniftri , fi
comincia ad oflcrvare quelle , che il
Pagni reca dair Affrica ; fix le quali
oltre ì\ Gori fcriflero il Falconieri ,
e lo Spon . Si difeernono ma Alma-
mente dal X. Greco porto invece del-
la 1 de' Latini • La clafle de'Cefari
è ricca sì per le bafi tanta Iodate
dal MafFei; e sì fpeci.Umente per uo
grand' epiftilio , che tratta dalle te-
nebre di un magazzino fi è moder-
namente inneftato fopra la maggior
porta del Gabinetto . Fu trovato in
Civita Vecchia infieme coi quattro
colonne, e l'edilizio a cui fpettava-
no , era dedicato a Tiberio , e a Li-
via . Veggafi il Gori ( Infcr* Ant.
7\ I. p. 307. ) . E' notabile t che do-
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po il nome di Tiberio comparile*
nel marmo una fcancellatura ; (oprar
la quale d 1 altra mano è DIVAE ^
AVGVSTAE ; correzione , che par
fatta dopo che a Livia furono da
Claudio procurati gli onori divini • .
Nella clafle terza de* Confoli, e
Dignità di Roma fono i due tanta
contro ver fi Elogj di Fabio Maflìmo,
e di Appio Cieco; e per la quarta
de* Municipi ne abbiamo delle bellif-
fi me di nuovo acquifto* Alla quin-
ta delle Opere , e fpettacoli pubblici
appartengono, oltre le già murate
fotto il lor titolo , altri pezzi mag-
giori , e le colonne milliarie • La fe*
guente, eh' è di Soldati, ha di (in-
goiare un gran numero di Clafliarj
coi nQmi delle Trieri, e Quatrieri*
ove militarono , La fettima , e otta-
va fra molti titoli comunali, che po-
fero i domeftici , e gli affini a* lor
morti , han di raro qualche legge
toccante i monumenti ; e fpetta anche
alla ottava il bclliflimo cippo di P, Fer-
rano Ermete, foggetto di erudita
diflereazione fra le Cortonefi • Nella
nona di Libertini veggonfi molti pic-
cioli titoli , anneffi già alte olle de*
«4
Colomba) , e perciò di un taglio difc
ferente , e di una grandezza minor
degli altri . La decima è deftinata a
monumenti criftiani ; e V undecima a
queir epigrafi , che non portano quaff
aicro che la nomenclatura de' Detun-
> ti . L* ultima dafle è una mifcella-
nea , ove han luogo anche le fofpet-
te di falfità , o a dir meglio alcune
delle fofpette .
Il Maffei nell'Arte Critica La-
pidaria vuol, che quefle ancora fieri,
confervate a pubblica irruzione ; e
può aggiugnerfi a fperanza che fia-
no Goir andar degli anoi riconofciu-
te per vere . Così è avvenuto di
quella di Scipion Barbato, alla quale
il difcoprimento di alcre pur degli
Scipioni , tutte in peperino , tutte di
una fimil maniera , ha aflbdato quel
credito , che vacillava appreflo gii
eruditi . Così a varie delle Riccardia-
ne ha l'Ab. del Signore refa V auto-
rità di legittime combattuta già dal
Maffei. Così il Ch. Ab. Zaccaria, ed
altri difliparono molti e molti fo-
migliami fofpetti di queir Antiquario •
Potrebbe fard il medefirtio verfo al-
quante delle medicee, eh 1 egli dà per
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8*
ambigue , a per falfe ; ma non verfo
trutte. Ve ne ha di quelle , che al colore^
del marmo , e al fapor dello fcritto
fcuopron fe ftefTe ; copie quel vino
recente , che un Buon Romano fpac-
ciava a M. Tullio per Falerno di an--
ni 40. ; a cui egli motteggiando ri-
veramente e'porta bene i Tuoi
anni ( Macr. Satnrm l. IT. c. 3. ) .
De' Ritratti chic fono irt bulli
femicoloflali , T Aleffandro Magno K
e T Adriano, Sovrani amendue, che
agli altri meriti aggiunféro una fin*
golar protezione delle arti deV dife*
gno. II fecondo vi ebbe pure gran
maeflrìa , com' è notiffimo , e fa
poeta e filofofò; tutti titoli , onde
aver luogo , oltre la fchiera de' Cela--
ri , eziandio in quella . Nella fteffh
guifa Gallieno in rilievo , creduto
già un Cavalier Romano , che pre-
ieutafì al Cenfo , vi può ftar come
letterato r fnit enim.. or attorie , poe^
mate atque omnibus artìbus clartts
( Treb. in vita ).
Erano incogniti , e fono (lati ri»
conofciuti per un Pompeo, e per
•un M. Antonio due bufti fra lor vi-
vici nel primo de' quali è* quell'al-
zata
I
86
zata di capelli ; nel fecondo quel noa
lo che di erculeo, che Plutarco ram-
menta ne* fuoi Paralleli . A rimpetto
di effi ftà il Bruto celebre di Buonar-
roti , e il Cicerone , che tienfi ora
per vero. I dotti cofpiran 1 oggiraai
a favore di quefto , perfuafi dalla me-
daglia del Moniftero di Clafle , c dal-
la teda che fi conferva in Roma nel
Palazzo Mattei i circa la quale , eh*
è fomigliantiflima alla Medicea , dee
leggerli ciò che ha fcritto l'erudito
Ab. Amaduzzi ne* monumenti Mat-
tejani . L' altro , che fin da' primi
tempi della Galleria ebbe foferitto il
nome di Cicerone , è un Romano
( alcuni lo fuppofero un Lepido )
con picciol porro nel vifo ; fonda-
mento nel vero troppo debole , per
crederlo , come dapprima fecero , uu
Tullio . Sono anche Romani incogni-
ti altri del Gabinetto ; come una te-
fta rafa , che tiene alquanto del cre-
duto Scipione Affricano ; e un altro
con un lembo di toga in capo» fia
per infegna di laccrdozio » fia per
memoria di qualche fatto. Narra Ap-
piano ( Bel. eh. L ) che Scipione
Nafic^ con quefto fegno eccitò i
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*7
cittadini a reprimere la {edizione di
Tiberio Gracco * Ve ne ha un ter-
zo annerito dal fuoco», che in me-
daglia f i 1 fa vedefi. ritratto per Fabio
Maflimo > e davett* eflere quella te-
tta, che infieme «oli* elogio di quel
gran Generale fi trovò in Arezzo.
Seneca e Ovidio > fon quelli, che
per tali corrono ne*Mulei*.
Di Greci abbiamo maggior nu-
mero ..Il Solone con epigrafe creduta
antica > il Sofocle % la Saffo riten-
gono il priftina nome con huona
ragione , di meritarlo *. Il poeta Eu-
ripide in marmo, ferrigno è affatto
fimile nella materia e nelle fembian-
ze al già edito fra 1 Capitolini : ma
qualche veftigio di antiche lettere,
fa dubitar che non fia foggetto di-
verto. Socrate, Alcibiade, Anacreon-
te , Omero , Demoftene , parte fono
di nuovo acquifto, parte tolti dal
novero degli incogniti. Innominato
fù lungo tempo il picciol buda di
Platone i quello fteflb,. che Gronovio
ha inferito nel Tuo Teforo ,, e fi cre-
deva fmarrito .. K (lato ravviftto a*
lineamenti > e alla greca epigrafe ,
/ebbene alquanto confunta. Edo è
, «8
ben diverfo quello sì ben chio-
mato , e sì culto, che in aflaiffimi
nrarmi e gemme fi dà per Platone;
non fenza fofpetto , che fia piuttofto
un Giove Terminale , o un vecchio
Bacco , o altrettale Deità : perciò in
quefta collezione lo abbiamo lafciato,
come mole' incogniti , fenza nome .
L' Ariftofane trafportato , è più di
tm anno , di Villa Medici , fu tro-
vato con varie altre tede, feparata-
mente dalla bafe , ove in lettere
quadrate è incifò il fiio nome. L' un
pezzo non apparteneva all' altro; e
nondimeno vi fu inferito , e pubbli-
cato per un ritratto di quel Comico.
Quantunque in oggi fia nota h fu*
vera effigie , fi è (limato bene di
confervare intinto quefto qualunque
monumento . IXubbj in quefta raccol-
ta fono il Cameade e il Senocrate
nominati in più libri; falfo certamen-
te era T Ariftippo , che più non vi fi
lenire; il Tolomeo non era che una
teda donnefea cinta di vitta ; ond è
fuor di ferie . Al fuppoflo Diogene
fi è dovuto cangiare il nome in quel-
lo di Arato . Somiglia elfo que' di
Roma più- certi ed è imi folito at-
teg-
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tcggiametrto di tenere il capo eleva-
to qua fi a contemplare le delle ; aven-
do in oltre la fronte , e le ciglia in-
crefpate, come il vecchio* jartor f*
nella cruna , a parlar con Dante .
I Greei , oltre il figurare gli uo-
mini illuftri generalmente di grattdt
autorità m lùr fembiantiy hanno ìm-
prede fimili note caratteriftiche in va-
rie lor tefte: cpsl per cfprimere in
Demoftene la balbuzie , gli fecero il
labbro inferiore alquanto più indentro
del fuperiore ; ciò che vedefi nel
Panfitiano , e nel noftro . Di Aleflàn-
dro Magno* che qui, e altrove tie-
ne il capo follevato al Cielo, come
nota Winckelmann , fi ha una cotir
venevole fpiegazione in un* epigram-
ma dell' Antologia ( IV. 8. ) ; ove
lodato il bel ritratto, che di quel
Conquiftatore avea formato Lifippo,
fi aggiugne il fentimento, che rife-
rifeo , ampliato alquanto :
Dice a Giove AleJJandro alzando
il vijo : 1
A me la Terra , a te foggiate il
Cielo ;
'i Così r impero abbiam fra noi é-
ehi
9°
Chi ha efpcrienza di Mufei, co*
nofcerà facilmente il pregio di una
Raccolta > che conta pure un tal nu-
mero di tefte , rare preflbchè tut-
te \ ficcome può ficuramente a (Te*
rirfi anche del Seneca 9 e del Socra*
te; i quali due ripetono dalla (cultu-
ra quella rarità che non nvrebhono
dal ibggetto.
CAPITOLO VIIL
OTTAVO £ NONO GABINETTO.
Ritratti di Pittori.
OGni ritratto delle due Camere
è un Pittore dipintoli di fua
mano. Cosi in ogni quadro fi ha
con V immagine dell' artefice anche
un fagf io ficuro del fuo ftile , onde
ravvifarne P opere dubbie . Si fa , che
quefta ferie è unica » e che unica
rimarrà Tempre : giacché di moltiffi-
mi dipintori ritratto originale no»
efifte altrove . Ella forpaflh il nume-
ro di 330» ritratti; ed è edita quali
tutta nel Mufeo Fiorentino , e iti
parte ancora nella Collezione Hug-
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fcrdiana. con opportune dichiarazioni
di varie penne erudite , che concor~
fero ad iiluftrarnr gli autori * Quin-
di non farò , fennonsè accennarne
quanto bafta al comune de*" viaggia-
tori a de*curiofi \
La prima delle due Camere ri-
mane come nella fui; fondazione or-
dinata per via di fcuole * Da un la-
to è fchierata la fiorentina * e la ro-
mana • Iti mezzo * tutti allievo dell*
una, e capo e onore dell* altra fi (là
ir divina Rafaello col Tuo Giulio» Ro-
mano al fianco* col Baroccio (uo con-
cittadino , col Zuccheri* e con* altri
della fua fchiera. 1/ ultima di effi
per età , ma un de* primi per meri-»
to è il rinomata Cav. Mengs . Niu-.
no mir* queffo ritratta* che non fi
arredi a confiderarlo * e non fenta
deftarfi nell' animo^ varj affetti : am-
mirazione di un uomo , che può dirfi
TApelle di quefta età: per la grazia
del pennella f ancorché in quefta non
fi a unico; per la profondità nello fcri-
vcre fu T arte pittorica * per la pro-
tezione di un potenti/fimo Monar-
ca, alla cui munificenza dovette tan-
to; per ua opera*
\
9*
eh* egli conduflc con incredibile im-
pegno perchè fteflc a fronte non di
uno, o di due, ma di tutti i miglior
Pittori del Mondo: compaffione final-
mente per la recente memoria della
fua morte giuntagli prima ck' ei toc-
carte i confini della vecchiezza.
Della fcuola fiorentina il più an-
tico ritratto è quel di Mafaccio , che
mite in luce la maniera moderna , del-
la quale fenza averne prefo efempio
da altrui , fu efempio a tutti i più
tccellenti maeftri, e a Rafaello fteP-
fo . Vi fon pure quei del Vinci , e
di Andrea; quello di F. Bartolomeo
fi ha nel fuo chiarofeuro già riferi-
to . Il ritratto di Michelagnolo capo
della fcuola non è affatto ficuro ef-
fere di fua mano Di quegli che più
dappreflò han premute V orme de'
maeftri foprallodati; come fono Pun-
formo, Allori, Satviati, Vafari,San-
/ ti di Tito , e degli allievi di cofto-
ro, vi è pure un buon numero. Gio-
vanni da S. Giovanni , e Pietro di
Cortona introduttori di una maniera
fecondo Mengs meno corretta nel di-
fegno , ma che non manca di fpiri-
%o > nè dì vaghezza ; Carlo Dolci pit-
tore
■
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tore di facre immagini , e di un*
itile conforme al nome; il Fraace-
fchini di Volterra , dopo la cui mor-
te poco ha prodotto quefta Scuola
per le qnadrerie de* Sovrani ; fono
dalla medefima banda. Come fegua-
ce del Bonarruoti , di cui tiene in
mano i dìfegni, fi è quivi porto il
Reynolds Scrittore , e Profeffore ce-
lebre non folo nella fua Inghilterra,
ma nel refto d' Europa ancora . Fi-
nalmente fon da quefto lato il Bet-
cafumo,e il Salimbeni Senefi , il Ro-
fa, il Giordano, il Solimene Napo-
letani.
La parete oppofta è veftita de f
ritratti della Scuola Veneta, e del-
la Bolognefe . Un de 1 capi della pri-
ma tienlì Giovanni Bellini, a cui fuc-
cede Giorgione, che nella pittura a-
prì gli occhi a Tiziano fteflb ; cioè
a quello , che non è ftato uguaglia-
to mai da veruno nella fetenza del
colorire; pregio, e carattere di tut-
ta la fcuola lombarda • Olcre i pre-
detti, che qui fi veggono, merita-
no di edere conofeiuti di vifta, per-
chè troppo noti per fama , Paol Ve-
ronefe f il Pannigianino f il Tintoret-
*4
to, il BafTan vecchio infieme con
Francefco , e Leandro, de' quali fu
padre infieme , e maeftro*
Bologna , oltre il iuo Primatic-
cio , eh' è più antico , fornilce alla
ferie un grande ornamento nella fa-
miglia de' Caracci ., rrftauratori della
pittura fcadnta in Italia a* lor tem-
pi, e autori di una maniera , che
colfe il più bel fior di ciafeuna fcuo-
la italiana . Lodovico , che formò il
gran progetto, e che a compierlo
prele per compagni Agoftino , ed
Annibale fuoi cugini ; Francefco , e
Antonio men conoiciuti de' predetti,
comparifeon© tutti nella ftefla linea.
Della feuola de' Caracci può in qual-
che fenfo ripeterli quel di Tullio
quorum e ludo,tanquam ex equo Troia-
no , meri primìpes exierunt . Di que-
lli loro difcepoli il Domenichino , f
Albano , il Guercino , il Lanfranco f
Guido Tteno , ciafeun di efli autor
d'una Ade diverto, ma claflico nel
fuo genere , fan corona a 7 loro mae-
flri . Quivi pure fono fchierati mol-
ti altri de'lor feguaci, e generalmen-
tt quanto fi ha della fcuola lombarda,
Copiofa di antichi ritratti è fa
fc-
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9%
ferie degli 01 tramontani , a cui non
manca nè P Olbenio, 4iè ilKranach,
nè Luca d'Oilanda, nè il Meffio,
nè Alberto Durerò. Vi è replicato
Rubens Principe della fcuola iiam-
ìpinga, e vi ha compagno Vandeyck f
il quale fe non ebbe ugual niente ,
fu più amico del -vero, e nell* arte
di ritrarre avanzò Rubens, e ogni
altro , eccetto Tiziano { Algarot. Sag.
della i>/>. >. Il Velafco fra gli fpa-
gnuoU, le Brun traVfrancefi della
raccolta fono i più degni ; mancan-
dovi il Raffaello di Francia , Nicco-
lò Puffino . Agli antichi Tedefcht fi
è aggiunto il Cav. tofani tuttora
vivente; quegli, eh* ebbe T onore di
ritrarre la Real Cafa di Tofcana re*
gnante , e di presentarla alla immor-
tale Imperadrice Regina Maria Te*
refa , con incredibil diletto di quel*
Ja grand 9 Anima; la quale dentro una
tela potè leggere , per così dire , il
dettinoceli' Augufta Profapia; la diu-
turnità nel gran numero, e la feli-
cità nelle «regie indoli di que' tanti
Germi novelli. Ebbe anche l'onor
di ritrarre la Real Famiglia di Par*
mz, c V abilità dì copiare in quadro
- 1_ non
non grande tutt' 1 capi cT opera iì
pittura, che pofliede il noftro Prin-
cipe , così efattaaiente , che più ol-
tre non li potrebbe .
Piacciono in quefto Gabinetto
yarj pittori , che a' lor fembianti han-
no aggiunto quafi parergo un faggio
di quello ftile , in cui più fi diftin-
feio ; ficcome han fatto Borgognone
pittor di paefi, e di battaglie; Van-
der Werff, Van-der Nter , * Mi-
ris grandi autori di quadretti fiam-
minghi ; Schalcken f «gitor di notti
illudiate da lume di candela; il Re-
fani dipintor di animali ; Mario Ba-
iarti , e Niccola Vandcrbraah com-
poiìtori di ghirlande al naturale, e
di fiori; ancorché gli ultimi fian lo-
cati nel Gabinetto contiguo , eh' è
una continuazione , e un fupplemen-
to di quefto^
Per tanto nel nono Gabinetto ,
eh' è uno degli aggiunti da S. A. R»,
fon pofti metti ritratti de' più mo-
derni- pitto i, che pieno l'ottavo, fi
tenevano fuor degli occhi del pub-
blico ; e moki anche degli antichi
acquiftati in diverfe compre in nu-
mero di forfè cento . Ogni fcuola tì
97
ha avuto luogo; ma fenza difiinzio-
ne di pofto : la fiorentina per figa-
7K
Ti
•
ri , il Grifoni , il Piattoli , con altri f
che han (ottenuto feconclo lor tempi
T onor della Nazione ; la romana il
Ghezzi , eh* è fra* pittori di quefto
fecolo ciò che il Berni fu tra* potti
del fuo ; la fenefe il Vanni , e il
Salimbeni, così fra loro vicini di me-
rito, come furon di fangue; Tcfte-
re il Liotard , le cui opere in
paftello fon così celebrate dall'Ai-
garotti conofeitor profondiamo di
ogni bell'arte. Tiene fra tutti luo-
go diftinto la Sereni/Urna Principeflà
Imperiale di Baviera Maria Antonia,
Vedova deir Elettor Federigo Cri-
ftiano di SafTonia , Sovrana degnifli-
ma , che il fuo nome iia fcritto in
auree lettere ne' farti della pittura,
eh' ella onorò altamente avendola ^fer-
■
citata lui Trono %
Anche quefti due Gabinetti pof-
fon trattenere un dilettante di (cul-
tura . Nel primo vedefi la fuperba
-urna col Sacrificio 4' Ifigenia , trasfe*- j
rita in quefti ultimi anni di Viltà
Medici. La Giovinetta dtftinata per
E vit^
9*
-vittima fiede fu V ara innanzi il fi-
mulacro della Dea Diana, e le Han-
no al fianco due Giovani galeati ,
Achille riconofcibile per la Tua me-
daglia , e per varj marmi, che il rap-
prefentano; e un altro fcolpito forfè
per Diomede • Anche predò Euripi-
de ( Ipbìg. in Aulici. ) d«e giovani
s' introducono per tener ferma Ifige-
nia nel momento del fuo fupplicio .
' Sieguono a finiftra del fimulacro un*
Eroe barbato , e quale in più baffi-
rilievi di Roma comparifce Agamen-
none ; e a deftra un altro meno at-
tempato , e con lieto vifo , che può
crederli Menelao ; a cui più che a
Diana fi facrifica quella innocente .
Nel Vecchio velato ( la cui teda è
moderna ) pretefero di figurare Cal-
cante già configgere , c fra poco efe-
cutore dell' abbominevole immolazio-
ne . Reftano due figure : in uno eh*
è veftito e non galeato, può ric«-
nofeerfi il banditore Taltibio ; nell*
altro iguudo qualche Primate del gre-
co campo*
La metà fuperiore di que (la fi-
gura flette in un arfenale di Galle-
.ria per moltiflimi anni, confiderai
- €0-
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99
come un bel frammento , di fcultu-
ra , e con . una fpecie di tradizione ,
che appartenefle all' urna medicea ,
nella quale vcdevafi folamente la me-
tà di quel corpo . Venuta V urna di
Roma, e oflervato, che maraviglio-
fanjente combinavano Je due mezze
figure nella proporzione , e nel ca-
rattere ; fi fece T innefto deli* uno
con: r altro pezzo, e ne rifui tò que-
fto intero. Molti han creduto, che
anche il frammento fia opera della
ftefla mano , di cui e il vafo. Io in*
clino a tenerlo moderno , ma copia-
to dall' antico, e per avventura da
qualche Baccanale; ove ho talora of-
fervati uomini barbati con fimil no-
do di capelli alla nuc^ , acconciatu-
ra nel vero più da Baccante , che
da Guerriero. Che fe mi fi doman-
di qual riftauro vi ftefle meglio ; di-
co, che volentieri vi vedrei UlifTe,
unico perfonaggip intereflante in que-
lla favola , che qui non è fculto. Ma
in ciò refti libero il fuo giudizio a
ciafcuno.
Il nono Gabinetto ha nel mez-
zo un Amorino venuto infieme eoa
X urna dalla ftefla Villa , bello , gra«.
E a zìo*
1 co
ziofo , raro nelle fattezze , e neir at-
to . Niun volto meglio rapprefeuta
quel rifo mifto di malizia , che i
greci poeti aflegnarono a Cupido :
in niuna ftatua vedefi più al natura-
le efpreflo Io icorcio di chi vuol
difenderli da un colpo, che Io mi-
naccia; e vuole offendere fcambie-
volmente Y awerfario con altro col-
po . Filoftrato ( Icon. L ) , che in-
troduce in una pittura due Amorini
a lanciarli de' pomi V un contrai' al-
tro , mi dà luce a congetturare , che
quella fofle fatta in atteggiamento di
lanciare un pomo , ancorché il riftau-
ratore non gli mettefle nella mano
alcun fimbolo . Forfè in antico ebbe
una flatuetta compagna col focata in
qualche diftanza per la reciprocazio-
ne del giuoco . Potè anche effigiarli
Cupido i quantunque foto , in atto di
fcagliar pomi , come fpeflb lo veg-*
giamo inatto di trar faette . L* una ,
e r altra cofa in lui ha lo fteflfa li-
gnificato ; come fi raccoglie da Fi-
loftrato, nel luogo citato. Vegganfi
i Commentatori di Virgilio nella fua
tifi* egloga v. 64.
-v*» CA-
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I
CAPITOLO IX. >
*
DECIMO GABINETTO *
Medaglie antiche.
OGni Antiquario, che ha 'parla-
to di medaglie alquanto fie-
ramente, ha citato quella Gabinet-
to , come uao de 9 più copiofi . La
raccolta de* medaglioni editi con eru-
dite note dal Gori nel Mufeo Fio-
rentino , e quella delle città , la qur-
1* occupa quattro ftipi , fono confi-
derabiliffime ; quella de' Cefari in oro
ii dà per la più completa d' Italia .
Tra le Famiglie mancano alcune delle
più rare . Di monete etrufche vi ha
pur qaanto bafta non fenza due di
quelle grandiflime di figura quadri-
lunga j che contanfi fra le più Ango-
lari . Il Principe và ogni giorno au*
mentando quefto fuo medagliere di
«uovi acquiftiv'e vi ha fatto difpor-
re per abbellimento delle pareti un»
ferie di tavole, che tutte vengono
dalla fcuola del Vafari ; e per orna**
mento degli ftipi molte ftatuette d*
argento , che vengono da quella* dì
Gian
102
Gian Bologna . L' Abate Eckhel An-
tiquario di S. M. Imperiale Reale
Apoftolica , diede a quello medaglie-
re un ordine affatto nuovo ; e eh*
egli medefimo ha poi tenuto con po-
ca variazione nel difporre il Gabi-
netto Cefareo, di cui ci diede così
bell'indice. Il pubblico è (tato rag-
guagliato più voice di quefto nuovo
metodo ; e fpecialmente dal Sig. Pel-
li Cuftode Antiquario di tal teforo,
le cui parole ftimo ben fatto trafcrl-
veredalfuo faggio Iftorico ( p. izj.
« Con T abbandono degli an-
tichi pregiudizi , fu veduto , che le
medaglie dovevano eflere diftribuire
fecondo i luoghi ? nei quali erano
Hate fabbricate, fenza curare, che
le medefime foflero , o di oro , o di
argento , o di bronzo , o di un mo-
dulo maggiore , o di un minore .
Quindi in due ferie furono fpartite
tutte le medaglie , con feparare quel-
le , che veramente fon romane da
quelle , che da edere nazioni fono
Itote ceniate . Nella prima, feguitan-
do efattamente l'ordine geografico,
furono riunite tutte le medaglie del-
le Città libere , delle colonie roma-
ne
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ne , e di quante altre dipenderono
in qualche modo dalla capitale dell 9
antico mondo . Quivi furono . ancora
ripofte quelle , . che appartengono »
varj imperi , o regni ; talmente che
nella Macedonia fi. trovano le. meda-
glie di Aleflandro il grande, e de*
Tuoi antenati , e fucceflbri ; , nella Si-
ria quelle dei, Seleucidi , e degli An-
tiochi ; quelle dei Tòlomei in Egit^
to, e così dicafi delle altre monar^
chie . Nella feconda ferie , fi è dato
luogo alle medaglie di Roma , alle
confolari a (legnando per anteriorità
di tempo il primo rango, fecondo i*
ordine alfabetico delle famiglie, alle
imperiali dande il fecondo, con rigo-
roso ordine cronològico , per quanto
le cognizioni iftoriche lo permettono.
Soddisfo un tal metodo, il gufto dell*
erudizione con pre Tentare i fatti dei
popoli più, famofi , e dei Sovrani,
che governarono la terra in una fe-
rie concatenata, che moltUfimo fer-
ve a fcorgcre nel bujo. dei fecoli*
quanto può faperfi dell 9 Moria, della
religione , e. dei. ceftumi, antichi , dai
pochi avanzi che la. voracità del tera^
go ha rifpettati . A quefto vantag**
I
104
gio fi è potuto bene facrificare ir
gufto delP occhio , il quale fi foftan-
za nel godere dell 1 idea di ricchezza,
e di una certa meccanica fimet'ria
che nulla infegna " .
Così egli , il quale ha tefluto
V indice del medagliere , che ma^
■oferiteo in più tomi fi conferva nel
Gabinetto. Da eflb apparifee , che il
numero delle medaglie afcende qjia^
fi a quindici mila ; delle quali in oro
fppra mille cento , in argento fono
3750. Quanto fia crefeiuco dopo il
Noris, che Y ordinò verfo ii fine
del regno mediceo , può raccoglierfi*
dalle lettere di quell'infigne Antiquario.
Le due (hnze annefle non ert-'
trano nella categoria delle altre finor
deferitte, o da deferiverfi in avve-
nire ; tenendo luogo di uffizio a que-
gli t che foprintendono ni Mufeo :
ma dee pur farfene parola; eflendo
effe un miglioramento della Galle-
ria ftabilitoyì da S. A. R. In una
ha eretto V Archivio , facendovi
collocare i documenti , che fpettano
a quello luogo, eftratti dalla Segre-
teria fpecialmente di Palazzo Vec-
chio . Vi ha contribuito il Ch. Ab.
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Galluzzi, trafcegliendo tali fcritture.
in occafione , che ordinava quell' im-
jnemfo. numero di M. S. , e prepa-
rava la grande ftoria medicea , che
ha pubblicata eoo tanto applaufò .
Niun penfamento poteva eflèr più
utile per rifapere la provenienza de*
pezzi , per provare la originalità de*
quadri, e per illuftrare anche non
poche parti dell' Antiquaria e della
Pittura . Il carteggio di Monfignoc
Falconieri, e del Senatore Paolo del
Sera, e di varj altri corrifpondenri
della Cafa medicea , racchiudono no-
tizie beHiffimc, e talora diflcrtaziooi
affai ben ragionate , come oflervai
nel far V indice di quefto Archivio
La feconda ftanza contiene una
fcelta Libreria , non folo eretta devi
Principe; ma dotata, in guila , che
fiegue Tempre ad aumentarli
CAPITO L O X,
• »
UNDECIMO GABINETTO >
Pietr» Dure
-
ULtlmo di tempo , ma primo in
leggiadria , e ih prexiofità dii
E 5;
jo6
materia è quefto Gabinetto monda-
to a foggia di tribuna , ricco di do-
fatare, ornato di colonne, parte di
alabaftro, e parte di verde antico;
tra le quali fi aprono fei Armadj ,
con vaga fimmetria diftinti ancor' efli
da colonne d' agata e di criftallo di
monte , e da belliflìmi fregi di pie-
tre dure (i). Tale ha voluto il
Principe , che fofle una danza defti-
nata da lui ad efporre alla vifta pub-
blica un Teforo di gemme , che pre-
io in tutto il fuo compfeflb , non ne
ha T Europa altro limile da porgli a-
fronte. Perciocché oltre a* carnei;, e
agi' intagli , i quali falgono al nume-
ro di quattromila in circa , c più
che dal numero ricevon pregio dal
lavoro ; vi è una dovizia di tede , di
bufti, di ftatuette, e di vafellame
in pietre dure , che con beli' ordine
è diftribuita in menfole, ed in pal-
chetti fui difegno del Lucci , di cui
è il dipinto , e del Rofli , di cui è
f Architettura . Que-
( i ) Quefti fono que' lavori di cora-
meflb , che introdotti da gran tempo
in Firenae , vi fiorifeono tuttavia fot-
to la direzione della famiglia Siries ,
che puà pregiarfi di avergli perfezio-
niti .
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107
Quelli vafi fono una fcelta tr*
i molti più , che ve n f erano ; e che
S. A. R. volle efclufi dal nuovo Gabi-
netto , perchè non av^an commen-
dazione o dall r antichità:t a dal lavo-
ro , o dalla qualità , o daHa grandez-
za della pietra . Ecco i pregi , che
ban. dato regola alla fcelta . Gli, an-
ticbji fono i meno j ma ognun fa cV
elfi fra le cefo, rare fi ftiman rarlffi-*
mi . Non è poco fe veggafi ne* ga-
binetti qualche coppa d' onice , on-
de prendere idèa del sì decantato
luffii di Roma antica ; quando parca
cofa da povero il mefcer vinq in
•argento , o in oro ; quando fra gli
uffizj domeftici di una corte fi con-
tava il Servo a gemma potoria • Il
più fingolar monumento, che in tal
genere qui fi moftri, è una tazza
(cavata in granato tutta di. ufc pez-
zo , e che fola per avventura fa fe-
de in oggi , fino a qual grande?»
% refca tal gemma .
Molti più vafi di lapislazuli , di
agata , di diafpro , lavorati comuac-
piente da* maeftri di Firen?Q ( 1 ) t
( i ) Il Vafari fa menzione di due vali
affai grandi lavorati da'MifuroniMilaa^fv,
xo8
fornifcon gli armadj. L' epoca di efli
dee ripeterà da' primi tempi medi-
cei, come.ne infegna il Sig. Pelli ne\
fuo bel Saggio; le farme fpeflfo ten-
gono dell 1 antica eleganza nel taglio
de' vafi , nel garbo de' manichi , ne-
gii emblemi anneflì ; le grandezze
Jpeflò han del maravigliofo ; varj co-
lori » Yarj generi , var> nomi da te*-
ner luogo di un bello Audio a un
naturalità ; fini fmalti per ornato , e
gentili legature in oro , da fervire di
grande fcuola , anche in tanto can-
giamento di gufto , a un artifta * Tiefi-
fi , ed è confentaneo alla ftoria , che
il Cellini avefle gran parte in tali la*.
Yori ; ficcome l'ebbe nella legatura
delle gemme , e nei fupplire in oro
il carneo del facrificio di Minerva",
• quello di una biga .
Nè deon tacerli in quefto luo-
go lo fcrignetto, e i vafi in «yriftaU
lo di rocca ,* che fplendono fra que-
gli di pietre dure ; e di gran lunga
gli avanzano nel merito delU incifio-
He . Figurati di varii fatti or mito-
logici 9 or facri per mano del. sì ft-
mofo, Valerio Vicentino, de' Mifu-~
iQiìi i e di Giovanni Bernardi ♦ non
Digitized
{pio ci confervau opere in criftallo,
delle più celebri, cbe mai ufciflera>
di man d'uomo; ma ci rapprefen^
tano in oltre difegni pregevoli/fimi
di gran dipintori: poiché, tali artefi-
ci efegujrono fpeflò le invenzioni del
Bonarruoti, del Vaga, e di altri va?
lentuomini ; ficcome in parte leggefi
io Vafari,e in parte, fi congettura .
Nobile fpettacob ancor quel*
lo di tante teflc , e bufti o del tut-
to di pietra dura , o fuppliti eoa
argento, o con oro ; e già, editi n^I
mufeo Fiorentino per la maggior par-
te. Tali fono un creduto Nerone
ip criftallo di monte in atto di cai>.
tare, ornato il capo di raggi per
travertino con le divife di Apollo ;
un Serapide , un Augufto , un Tito,,
un Adriano, uji.Trajano, quale in
agata, quale in.calcidonio ; e di caJ-_
cidonio pure mi bullo di Bacco fan-
ciullo con collana di fiori , e un al-
tro di Donna velata , che ia crede-
rai pLuttofto privata perfona , che
donna Augafta . E veramente anche
ritratti di privati fi facean! in gem-
ma , ed in oro : anzi dopo lor mor-
te, talvolta fi ornavano, de' fimboU di<
qualche deità ( Stat. Sylv. II. ) , e-
cuftodivanfi nelle cafe , e ne' lararj
delle famiglie : avendo i Romani cosi
ufata verfo i lor congiunti una fpe-
cie di apoteofi privata , come verfo
gì* Imperadori , e le Augufte la fa-
cean pubblica , e /bienne. Di tal fat-
ta poflòn' eflere altri ritratti della rac-
colta ; fra' quali fono piuttofto Dee
d' ideale bellezza varie tedine di gra-
nato , e di giacinto, e fpecialmente
un bullo di un colore , eh* è inerti-
inabile. Cofa rara per l'artifizio, è
la teda in alabaftro di Galba ; rarif-
flma è quella della creduta Matidia
in acqua marina ; unica al Mondo ,
e celebrata in più libri è quella di
Tiberio in una turchina , che per la
grandezza e per la fcultura è una
maraviglia a vederfi. Intere ftatuet-
te fono un Ermeracle , e un Cano-
po in calcidonio, un Amorino in cor-
niola,, un idolo in pietra verde con
collana d'anr, fui quale può legger-
fi ciò che feri/Te in propofito di fi-
mil pezzo il P. Scarfò Baciano .
Ma la più forprendeute vifta fo-
no gT intagli , e i carnei l V ordine , in
cui (tanno fin da' tempi medicei , è
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itr
cfee il moderno fta feparàto dall'an-
tico , e i carnei fono quali tutti
divifi dalle gemme intagliate . Ciò
non oftantè ogni curiofo , fecoado il
fuo genio , non difficilmente ttoverà
quanto può -concorrere a formare una
prez, ioli dima l'accolta ; lo Ir lui co che
vada di armadio in armadio oflervan-
ào ciò che racchiude • Gliene dò una
breve indicazione » e incomincio, da-
gP intagli -
Se gradifee, come- naturalifta „
di appagar P occhio- con la gran-
dezza e col vario color delle gem-
me ( i ) ; il Marte in. zaffiro ; Y Er-
cole , e 1* Apallo in gran niccolo ;
V AJeflandro , come alcuni il credo-
no , in crifolito ; il Cicerone in to-
pazio; la Furia in rariflimo giacin-
to ; P Ercole in ametifto ; il fi pro-
fondamente fcavato bufto di Miner-
va in fardonica ; e i varj foggetti
fieri c#n molto gufto intagliati in
diafpro fpecialmente fanguigno , fa-
rana*
fi) La varietà delle gemme* dagli an-
tichi fcolpite farà foggetto di nuova
©pera al virtuofo Diretto* Pelli , il qua-
le ne trarrà gli efempj dal Gabinetta
1 medefimo . Spiegherà in oltre i vàrj ma-
lti , (he fi tennero in lavoraile.
rann' oggetti degnifiimi di trattenerla.
Se cercali magiftero di difegno,
finezza di lavoro, meglio che nelle
gemme medefime, fi vedrà ne* zolfi,
che per comodo de' dilettanti ha fat-
to il Principe cavare dal Torricel-
li ( i ) , e collocare nella ftanza . In
eflì perfettamente fi conofee. il. va-
lore de' grandi antichi . Qual teila
più viva di quella in acqua marina,
che porta il nome dell' incifore Aga-
topode, e che in fimili fattezze , e
grandezza, e gener di gemma nel
ricco mufeo Ludovifi fi addita per
maraviglia , e credefi fondatamente
un Pompeo? Qual filofofo potè ede-
re di un carattere più decifo , e più
fevero , che quel di Ullo ? Quale
olimpico vincitore potè moftrare co-
ftituzione più atletica , che quel di
Allione ? Chi vide mai in picciol cam-
po o più terribi! guerriero , che quel
di Aulo; o più. feftofi baccanti che
que' di Pigmone , o di Carpo : o Erco*-
le di più gran maniera , che quei di
Teucro, o di Onefa? Tutti quelli
artefici , c Plotarco in oltre , di cui
fra
( i ) Il nome di quello bravo Artefice
kggefijnpi* gemme , eh' egli ha incife. .
<
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vi
fra poco , fenderò nelle gemme i loc
nomi; nomi che divifi in più mufei,.
bafterebbono ciafeuno a nobilitare il
fùo ; nomi , che riforti dopo più fe-
coli lono flati dà tutto il Mondo ri-
conofeiuti degni/fimi di più non pe-
rire. Le opere di coftoro badi a me
di avere accennate ; ma chi pofata-
mente feorrerà la raccolta, vi tro-
verà centina ja di gemme , di cui
ugualmente fi vorrebbe faper V arte-
fice , perchè ugualmente fe ne com-
menda V intaglio .
Che fe altri cerchi dalle gem-
me erudizione di favola , o di fto-
ria ; quanta può dargliene una col-
lezione» ove fono* a ufar la frafe del
Petrarca , tutti gli Dei di Varrò ; ove
il Gori ha ne* due Volumi delle gem-
me rifeontrati felicemente tanti fatti
mitologici, tante favole omericane,
tanti ufi dell'antichità in gener d*
armi, di facriHcj, di fpettacoli , di
paleftre; e nondimeno vi refta una
miniera di cofe da lui o indecife , o
non tocche , per chiunque voglia
correre lo fletto campo?
Se finalmente vorrà altri efami-
wre i vari flati dell' arte fecondo le
na-
I
Me-
nzioni > fecondo i tempi ; ti trove-
rà delle gemme egizie , delle perda-
ne , dell' etrufche , sì del più. rozzo
Aile, sì del più culto. Di quefta epo-
ca è confiderabile Y agata con due
Salj, che velati il capo, portan gli
Ancili , ed ha incito APPIVS AL-
CE ( i ) ; gemma fra Y etrufche no-
minatiflima , e vicina ili ftile all' An-
fidejana. Quanto alla Grecia , non
ferve ripetere ciò eh' è detto : ben
potrebbono aggiunger/! altre gemme
Scuramente di quella fcuola ; come P
Ercole con la inscrizione OIAiriTIOT;
che fe altri ha congetturato eiTere
fiato fìgillo di Filippo Rè di Mace-
do-
( i ) La lezione predetta è la vera ;
e il March. Maffei fu il primo a pub-
blicarla efattamente . Alce è forfè un
nome , come Leene , e Vete etrufehi in
vece di Licinius e Vettius . Le molte-
parole ili greca origine rifeontrate dal
celebre Olivieri e da altri nella lingua
etrufea , mi fanno inclinare a credere ,
che quefta voce derivifi da uXat [alta*
tiò y e che la infcriiione fuoni Appiut
Salius . Così in molte gemme latine tro*
riam fegnato il nome del poffeffore
che valevafene per fuggello ; v. gr. C.
BIBIVS. FAVSTVS in una gemma me-
dicea edita dal'Gori.
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donia ; noi gli con fent iremo , che al-
meno fu degno di eflerlo. Così varie
tefte di Eroi , di Guerrieri , di Re-
gi Sir j • ed Egizj, di Filofofi, di
Poeti , potrebbon qui nominarfi edi-r
ti dal G«ri , e non editi : ma ognun
fa, che la greca fcuolà vien finalmen-
te a ftabilirii, e quafichè a perderfi
in Roma . Quindi è > che la feri*
<ie' Cefari ce ne porge prima la con-
tinuazione , e appretto 'la decadenza
o traligna mento in quel gufto , che
comunemente chiamai* romano. Que-
fta ferie di A ugufti in gemme ( quan-
tunque non iva ordinata ) fu dal ce*
lebre P. Mabillon lodata nel Aio Dia-
rio Italico per una delle più rare
cofe, che qui vedette ; Ella è più
copiofa , e in quàlche luogo più com-
piuta della ferie in marmo ); a
riordinar la quale mi ha talvolta aju-
tato molto , e fpecialmente in rav-
vi-
ai) E % dell'ultima rarità una fardo-
nka , che a guifa delle medaglie ha nel
diritto le tefte di Cajo e Lucio Cefari r
e nel rovefei* la Lupa c#' due Gemelli ,
Romolo e Remo . L* allusone a* due Gio-
vanetti , quafi a nuovi Fondatori di Ro-
ma, era ingegnofai ma il deftino li
1 ™ ■ ■ ■ ^^^^^ ■ w w *
f
u-6
rifare que' Principi , e quelle Augu-
ile; le cui medaglie o non fon di
conio romano , o fono rariflime . A.
quella ferie fi congiungano le molte
abraflee y e le altre , ove il difegno
fempre più declina verfo il peggio-
ramento ; e fi avrà la concatenazio-
ne de* primi fecoli con gli eftremi .
Riforge T arte nel quintodecimo fe-
colo ; come ne' ritratti di Lorenzo il
Magnifico, e del Savonarola fi può
vedere , che fi afcrivono a Gio. del-
le corniuole \ e fi perfeziona nel fe-
guente . Da indi in poi i molciflimi
ritratti de* Pontefici , de' Sovrani , de'
Principi , che qui abbiamo , poflòno
dar luce ciafcuno per la fun età . II
carneo del Roflì ev' è la Famiglia
tutta di Cofano primo, è una delle
opere più infigni dell'arte rinata ( 1 )
II.
• «
(i) Altri be' carnei ftan fra' moder-
ai ) alcuno de' quali credo fcolpito da
Curzio; tanto ha apparenza di antico.
Cortili fu celebre in contrafarne . Un#
fua Agrippina , fu comperata a gran prez-
zo dal Card. Lu dovili ; parendo antica
? Claudio Menetre , e a quanti erano
allora più periti in Roma. Così nel car-
teggio delGottifredi nel \ 66x. \ che con-
fervali in quello Archiviò .
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xi7
Il nome fletto di carneo ram-
mentato pur* ora , mi avverte di noti
ufcire dal Gabinetto fenaa parlare a
parte di un genere , che qui rii cuo-
re il maggior plaufo. La Famiglia
Giulia fembra fra tutte le augufte
privilegiata dalla natura e dall'arte;
ficchè Tuna le tributale le più bel-
le agatonici , V altra i più valenti
maeftri . I migliori carnei o riguardali*
efia direttamente , o moftrano uno
itile corrifpondente alla fua epoca :
dalla quale non efcludo i vicini tem-
pi, anche a riguardo del Vefpafiano
mediceo, chiamato da un gran let-
terato enfaticamente il Rè de' carnei.
Nel redo il Bruto , gli Augufti , il
Tiberio con Livia ( benché rappor-
tati in altro fondo ) il Germanico,
il Britannico, tutti bclliflimi , ed altri
dello fteflb fangue affai bene fediti,
fan prova di quel che dico. Anche
lo ftupendo carneo, che replicata-
mente fu edito per una Teano , du-
bito non riguardi la Cafa di Augufto :
di che altrove più a lungo .
Raro più per grandezza , che per
lavoro è il carneo edito per un Giù*
tiano Augufto , cjhe in compagnia
deli
•Iti
della Tua donna fa libazione a uni
picciol' ara , fu la quale un Amorino
da una aperta ^acerra mette incenfo.
Gli accidenti di quefta gemma e i
varj colori , che han formate le car-
ni, le vefti , le armi, e quanto per
così dire potrebbe diftinguerfi da un
pennello coloritore , fono notabili .
Simile bizzarria fpicca parimente nel
carneo di Ganimede , ove l'Aquila è
«li un colore conforme alla natura di
tale uccello; e nel Curzio, ove il
fuoco della voragine è di un rof-
fo fiammante, come il fulmine di
Giove nella celebratiflìma Semele del
mufeo Ludovifi. Di affai bel rilievo
fon pure alquante Medufe , un Er-
mafrodito , qualche Baccanale; e fpe-
cialmente il Lione di Plotarco, fui
cui dorfò fiede un Amorino fonan-
te una lira. Tutto vi è fctlpito di-
vinamente, e il nome dell' Artefice
( cofa Angolare ) è cavato dal bian-
co fteflb, che rifatta dal fondo del-
la fardonica . Nè dee tacerfi un ca-
rneo di foggia diverfa da tutti gli
altri, celebrato da Manette per una
delle cofe antiche più rare che fia-
, so al Mondo . Il fondo è un fupcf*
bo
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bo niccolo ; fopra il quale è rappor-
tato un Apollo in oro , come il Gori
crede , con arco , e appoggiato a un
tronco; figura belli/lima quanto altra
mai della raccolta. # Ma niun carneo
della la curiofità de' riguardanti quan-
to quello, di cui già promifi di feri-
yere più diftintamente. Grande di mo-
le, alto di rilievo f preziofo di colore.,
ricco di figure, e di architettura , bel-
lo di difegno , e di compofizione , ha
tuttavia una grand' eccezione; ed è
l'efler difficiliffimo , come il Gori ha
oflervato , ad interpetrarfi . Io lo de-
ferivo brevemente.
■ Siede preda un tempio una Don-
na velata, the . reggendo il Palladio
con la finiftra , tiene colla deftraua*
face rovefeiata fopra un altare . Da
lift lato le fta un Giovane con afta,
dall' altro un Giovane fenz' arme ; cla-
midati amendue ; fedente il primo ,
ritto infecondo , e in atto come di
penfierofo . Fra quelli vedefi un Gio-
vanetto veftito di frigia tunica con
lunghe maniche e ftrette ; in capo
ha una vitta, borzacchini alle gam-
be , ed in mano un (imbolo , eh*
i mal potrebbe dsterrainarfi .
* 2 0
L' Editore crede qui efprefla h
confegna del fatai Palladio di Troji .
Teano moglie di Antenore , n' era
cuftode. Ulifle e Diomede lo richie-
devano; un di loro, non (1 fa le P
uno o l'altro, 1' ottenne. Ulifle per-
tanto o Diomede è l'Eroe con alta;
T altro è Antenore , che delibera con
la fua Donna , fé deggia , o nò quel
gran depofito confegnarfi . La quar-
ta figuta è un de'lor figli nominati
da Paufania ; e quella face tenuta da
Teano a rovefeio , è un fegno del
dolore, in cui trovafi la Sacerdotefla
vicina a perdere il fuo Nume. ( V.
Cor. Infcr. T. L tab. 13. & Muf.
Fior. T II. tab. Ji- )•
L' ingenuo autore propone que-
lle fue congetture con tal dubbiex-
. ea ; che moftra di efier lui il primo
a diffidarne . Quindi convien tentare
altra via ; giacché il merito di sì bel
monumento efige veramente ogni
•forzo per bene intenderlo. Faremo
nuove ricerche ; ma pronti anche
noi a ritrattarle , fe altri fcuopf e co-
fe migliori.
Io mi parto dalla principal fi-
gura > perchè mi par la più facile a
Tir»
Ili
Tavvifarfi . Velia Tempre velata nel-
le medaglie > 4 fpeflìffimo Anche fe-
dente ; Veda Jepofitaria de* due pe-
gni dell' eterno impero di Roma, il
Palladio, e il fuoco perpetuo; Ve-
tta a cui dice Ovidio Tro) nos acri-
fé Vefta Deos ( Faft. I. ), e altro-
ve , che V alluda fervati? igne* ( Ttift.
I. el. i ); Verta, io dico, mi par
qui efprefla co* Tuoi fimboli affai ve-
rifimilmente . Se ciò mi fi accordi 9
farà anche aflai verfimile , che i fuoi
compagni fieno «gente delta fua fchie-
ra.ocome gli antichi dicevano, fuoi
Paredri^ Or tali furono creduti i Pe-
nati per teftimoniansa di Macrobio
nel terzo de* Saturnali : Veflam de
numero Penatum , aut certe comitern
eorum effe , tnanifeftum eft : adeo tifi
Confules . . Lavimi rem dtvinam
faci ant Penatibus parìter , & Vejìae .
Le immagini di quelli Penati Scolpi-
te in a ntich illimo faflb in fembianza
di due Giovani aftati, vedevaniì a
Roma ne* tempi di Dionifio Alicar-
nailèo ; e rapprefentavano appunto
quegli, ch'Enea collocò in Lavinio.
Quindi lo fiorici le nominò tc£v
Tf*rxfiv fiiw ùx*'v«$ ( L. I. ) Imma-
gini di Dei Trojan! \ efpreflìone op-
portuniffima di mio cafo : perciocché
il! uft nudo via più il detto di Ovi-
dio citato dapprima , fa veder che
* Vetta non apparteneva folo il fri-
gio focolare , e il Palladio d' Ilio ;
ma quefti Dei fimilmeme traporta
ti da Troja in Italia . Così ne 1 due
Giovani de carneo potremo ricono*
fiere i Penati di Macrobio , e di
Dionifio , Bàrtdri di Verta , perciocché
figurati in età e in veftito limile *
quegli. Nè fa forza in contrario ,
che il fecondo non tenga afta . Gli
ant ch fi prefero di iurte picciole
l;bwrcà , fpecialmente in facto di ca-
rnei, ove gli- accidenti della gemma
forzan talora l'inegno, e l'abilità
d*un Artefice; e allora fpecialiflima
mente, quando una figura è in com-
pagnia di tali altre , che la fan r av-
vìi are anche fenza (imbolo. Del Gio-
vinetto , il cui veftito è ficuramente
frigio, ma il finitolo è incerto, giac-
ché nafeofto in parte dal braccio, e
perciò cenuro da altri per un gì 1 dio
nel fodero, da altri per uno ftru-
mento da facrificio; nulla può ac-
certa i fi. Sofpetco f cU in etto *doix> 1
bri'
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-brifi , o il Cenio di Troia, ò il ta-
re piuttofto d' una Famiglia
Il P. Montfrucon ( T. I.P. I&
t I. c. 13. .) riporta un'ara ornata
molto elegantemente a baflirilievi con
la dedica LARIBIJS . AUGUST ; c
con le immagini di due Lari. Egli
fa fuppone eretta ai Lari di Antoni-
no Pio ; ma V epoca di «PI /tizio Si*
lano Conible con Ottaviano ♦ la fa
riferire a* tempi di Auguflo* Queft*
ara fu in Villa Medici; e mentre io
ferivo trovafi in Livorno inficine eoa
altri m u'iPì ftòriati, e ferini , de*
iiinati da S. A. R% a nuovo ornameli*
to del Mufco. Or que due Lari rao#
Urano la ftefla età, capellatura > caU
za tura , yefte fuccinta f che il no*,
ftro. Così pure fon fatti que^ tanti
Lari in bronzo fparfi pe'tìioièid'ltt*
lia ; e ve ne ha pure *lqu?nu con bc**
retto frigio , come frigie fono le
maniche nel fuppofto tare del ca*
meo (1). Non farebbe dunque ìnaU
TF 1 fon*
( 1 ) Monffgnor*afò*i,che di tali fta-
tuette chiamate comunemente Pocifta-
tori , ha fcritto più lungamente che ve-
tun' altro , e gli ruole Gefij domeftici;
m ie » che rutto il >ox vefttre fi* frigio ,
ansi
I
fondata la opinione di chi credette ,
quello eflere il Lare domeftico, o
fecondo la frafe di Plauto Lar fa-
miliaris della cafa di Enea : tanto
più eh* egli pofa il jpiede nel foco-
lare , che come ognun fa , era Ja fe-
de, e r altare di tali Dei . Io noto
che Afcanio pregando Nifo , e feon-
giurandolo per le più facre cofe,
die potefle un Trojano avere in ve-
nerazione , gli dice : per magnos^ Ni-
fe > Pcnateì^
AJ]hratiqtte Larem , & canae pe-
nétralia Fejlae; ( IX. Aen. 258. )
parole che, fe io non erro , poflono
quafi tener vece di commento ni
carneo : giacehè vi abbiam Tifcontra*
ti con verifimi^ìianza e Lare, e Pe-
riati , e Vetta, e il Aio fuoco eh?
Cliftodivafi appunto ne' {Penetrali .
Se quefte còfe fi ammettano ,
apparifee chiaro , che quella gemma
in qualche modo riguardi la C3fa di
Àugvrtto. Ella fi credeva feender da
Enea ; e gli Dei di quefto non po-
to va-
an7i à?c;iu£ne ' doweflicis Genti s vetervrn
Trtyanontm indumevtum relictutn oh mé-
rioriam trojanae originìs ( Lucern.T. IL
p $3 )
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fcvatior néfLr appartenerle Quando
effa fu giunta ai m cròno , era anche
maflìma di (laro, il coltivar quefta
opinione e. V inneftare la religione
alla politica. Dicevafi che T impero
era finalmente tornato nella famiglia ,
onde prima ufcì che il Palladio era
4i nuovo in ma a di quella profanili,
per cui; diicefe dal Cielo \ che il fuo-
co frigio era tornato a rilncere nel-
la cala di Enea ;; che que* Penati , e
quegli Dei cacciati, dalle Ior fedi ,
fuggitivi , ed erranti per lungo tem-
po, avean finalmente, ricuperato più
che non avevan. perduto Concorre-
Tano ad accreditar quelle favole >i
grand! ingegni de- Fotti allora viven-
ti ; un Virgilio che gli finge rivela-
tori della fortuna di Roma , e di Au-
gufto canto, prima; che avveniffes
\ A$ìu 111. \ tìa Ovidio {F*jt.T;%
e nn Tibullo. ( & II. ) , che gli f*i
venerare dai Carmenta , e dalla Sibil-
la prima chfc ia Italia fiati giunti. I
verfi di« coftoro, e degli altri poeti,,
che tempre valfero aflai ad accalo-
rare la fantafia-, e a dirigere la ma-
no degli arridi ; i decreti dfel Sena-
to , che fecero & Vetta aver 1 luogo»
«6
e tempio fra i Penati Gtfirci( €km£
Fsft. IV. & Mttam XV. ) ; il gema
dominante di reoder Tempre più au~
gufta una Famigli» che regnava , in-
ferendola fra gì* Eroi , e fra gli Dc'i ;
tutte quefte cofe poteron ben confi-
gliare il lavoro di ua carneo, che
rapprefentafle i Penati , e qualche al-
tra Tutelare della, cafa Giulia
Potrebbe opporrnifi, che io ho
di fopra parlato di Dei di Troja ,
che fecondo qualche Com menta tor
di Virgilio fon divertì dagli Dei fa-
miliari di Enea, e de' Giulj . Rifpon-
do , che fe paragoninfi le autorità
degli antichi fu quefto punto , anzi
in ciò che fpetta a* Penati , e a La-
ri , fi troveranno difeordiflirae , e mol-
to difficili a conciliarli . Ma qualun-
que fentenza prevaler pofla ; ella non
pregiudica al mio fiftema . Se que-
gli Dei fon promifeuì al pubblico ed
agli Eaeadi, poffono a buona equità
riferirfi alla cafa Giulia . Se non fo-
no promiscui, la cafa Giulia onort*-
do Veda , e Penati come cafa pri-
vata , dovea effigiarli in maniera fi-
fnile . Le Minerve in bronzo , i Gio-
yi , le Giunoni % e fimili ftawette ticti-
4*7
fi da tutti, che averter luogo ne 9
Lararj delle cafe private ; e non*
dimeno vi ftavan con que* (imboli , e
in quei veftito , che nel Tempio ca-
pitolino. La religione pubblica dava
il tuono alla privata ; e i Penati , c
Lari delle famiglie , quali fi credono
ctrt* ignudi , o femiveftiti, or' armati,
or' inermi, che veggonfi ne'mufei,
non erano figurati molto diyerfamen-
te da' pubblici.
A riprendere il filo del ragio-
namento ; fé qui fi riconoscano gli
Dei familiari della Cafa Augufta ;
quella fabbrica non farà il celebre
Tempio di Vetta, ch'era rotondo,
e fenz* angolo ; ma o il Tempio di
Veda Palatina , di cui parla Ovidio,
( Fajf. W. ) o il Sacrario fabbrica-
to da Augufto, di cui Dione ( Z, 5 3. ) t
o il Cortile de 9 Penati Cefarei , di cui
Svetonio ( in X)8av. ) ; tutti an-
neffi del Palazzo del Principe , Così
il colloquio in cui par , che ftiano
le figure, fi diri introdotto non per
alludere ad iftoria , ma per dar loro
qiHch' efpreffione , come in altri
gruppi di Lari, e Genj riferiti da
Momfaucon •
12*
Per quanto il fogge t co fia trat-
tato affai; brevemente ; veggio da aver-
vi t<mto impiegato di tempo, quanto
baderebbe a do feri vere un Gabinet-
to^ Il Lettore , fpero, non me ne
farà carico quando confideri , che il
valor di quefto carneo può equivale-
re al valore di un Gabinetto.
CAPITOLO X L
DJCDECIMO E DECIMOT£R20 GABINETTO .
Pitturi Fiamminghe
LE quattro, ftanze feguenti fervi-
rono già di Armeria , e vi fi
vedeva un gran numero di, antiche
corazze elmi,, targhe, fpade lan-
ce , finimenti equeftri \ che ora. tras-
feriti nella già Fortezza inferiore , ap-
pagheranno ivi chi nelle armi defidera
di vedere Q ftraniere fogge , o ufan-
ze andate in difufo, o luffa d'oro,,
e di argento : lufTo, che fra gli aa-
tichi diede luogo al problema cele-
bre ; fe fofle meglio permetterlo %
giacché una preziofa armatura al
guerriero aggiunge un motivo per
fombattcre virilmente; o fe meglia
fofle
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129
fofle vietarlo , giacché una pxeziofa
armatura al nimico aggiunge corag-
gio nelF aflalirla , e ricchezza nel pof-
federla * Che che fia di ciò , riiriof-
fe ora tali armi , tutto quafi il luo-
go è dedicato alla pitturale le pri-
me due Camere hanno, il nome dak
la fiamminga . Nà è già , che ogni
quadro fia ufcka di Quella. Scuota ;
ma la denominazione ak*& tolti dal
gran numero che: fona i Fiammin-
ghi , c dalla picciolezza e guftojde-
gli altri forestieri > e degl* Italiani (tei-
t li qui nvefcobti; che . per lo più fo-
no di quel taglio^, e finitezza,, che
alcuni chiamino quadretti alla fiam-
minga. 11 numero in tutto è di qua-
li >'$$o.: s ;ii i: .jj i\ : t
A quefto geRere di pitture fer-
vi già il Gabinetto XIX. , la cui fcar-
fa luce r e prefa da» alto lo ha fatta
giudicare ^acconci/fimo * alla (cultura ;
ficcome, quéfti due per la' moderata
altezza », e per 1a;-còpìofa loce fono,
a propofito per le>dipintu!V*,cheora
contengono; Le jvolté di -cfli , e del-
? la ftaaza contigua* fi credon dipinte
i dal Poccctti,' il rimanente dell' orna-
to è di vari profefibri [jioiainati tulU
la> .pn4&x\one F j T ic«
Tiene il campo la italiana (cuo-
ia nella maggior camera , a cai fan
tjuafì un fregio collocate in alto va-
rie lunetie del Curradi , ciafcuna con
una ftona della Maddalena. Il mag-
gior quadro è del Solimene , e figu-
ra Callido convinca da Diana , e dal-
le rergini compagne di non efler
più degna del lor conforzio. Ivi in*
torno fon più Bronzini; il Giufeppe,
la Sufauna, S. Piero camminante fui
cuce > il facrificio d' Ifacco , la Mad-
dalena copiata dal celebre originai
di Correggio , che ora è in Drefda »
un ritratto della Bianca Cappello , e
un coro di Mufe , che applaude ad
Ercole dopo la guerra de' Giganti.
La Pittura fra'fuoi limboli di Gio.
da S, Giovanni, Venere fra'fuoi Amo-
rini dell' Albano , un Genio che Gio-
na attribuito al Roflb veggenfi in
quefte vicinanze ; ficcorne pure una
Madonna , di Annihal Caracci . Un*
altra con più figure della ftefla ma-
no ve ne ha poco approdo;, e fimil-
mente il Farifeo che interroga Cri-
Ilo di Tiziano , la orazione di Gesù
nell' orto , che vien da Correggio , e Ja
fua cattura dipinta da Bafiàn vecchio *
Quivi.
*
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✓
Quivi intorno» oltre una N. S. del
Pefarefe , è una tefta giovanile ri-
tratta dal Vinci , confidcrabili P una ,
e P altra . Può anche piacere un' Ar-
mida del Gabbiani » un Paefe con an-
tichi ruderi del Panini % una noftra
Donna in ateo di lavar panni di Lu-
cio Maflari , fcolar de 1 Caracci .
In altra parete è la Crocififfio-
ne che ha per inventore. Michela-
gnolo , per efecutore Bronzino ; una
N. S. in gloria ., bozzetto di Paol
Veronefe ; la Legione Tebea del Pun-
tormo , una Natività del Chiarini, un
S. Galgano del Salimbeni Senefe , del-
la qual patria è anco P Anfelmi au-
rore di un maggior quadretto poco
idiliante , vivifllmd nel colorito, e rap*
pi-elencante Gesù Bambino adorato
dalla Vergine Madre, La Votazio-
ne di lei è opera del Morandi ; la
fua Concezione è un quafi poema
del Vafari , che vi ha intrecciati va-
X) rapporti , e fpeeialniente ^pecca-
to, dei nodri progenitori , // cui pa-
lato a tuttofi mtnfr f9ft*(RXll.i}.).
Bellifllma è la campagna di Salvator
Jlofa T paefifta , che peravventura può
contraporre V Italia a\ miglior fiam f
mingici . la
fri altro lato è h S. Caterina
da Siena del Francefchioi , una Ma-
donna del Maganza , una feconda coV
divin Figlio, che donne, delio Spa-
gnoletto , una terza con S. Caterina
V.e M. del Parmigianino , e una quar-
ta , che nel rovefeio del quadretto hx-
la teda del Salvatore ; pitture bellif-
f me , e dalla tradizione aferitte a
Correggio, L'apparizione di Crifà>
alla Maddalena, e l'altra a'difcepo-
li d' Emaus , fon lavori , quello di Li-,
via Fontana, e quefto del vecchio*
Palma .
Finalmente netta parete , che <ìe^
gue, è da oflervare la teda di Me«*
dote con ferpemi sì' al naturale , che
rendon credibile, ciò che leggiamo
del Vinci ; aver lui con un dipin^
to alquanto (invile a quello cagio»
nata in chi la vide paura, e fuga ;
cofa che alla moderna pittura non
£i meu' onore di quel- che facciano
all' antica le uve di Zeufi , o \\ ca*
vallo di Apelle ( Pltn. H. N. L. XX XP.
$• io. ) Tuttavia manca a queft' ope-
*a 1' ultimo compimenti , come alte
àltre del Vinci per la maggior par-
te • FinitiiDnae per contrario fono le
due.
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*3*
due quafr miniature del Porta ,.
Natività, e là Circoncifione-, dice
Vafarr, di G. C, una N. S. del Par-
migtanmo ; e ir bel quadretto di Giu-
ditta, eh' è di Criftoforo , il. più gran-
de forfè fra* tre Bronzini'. Ricchif-
fimi di figure fono * due Zuccheri K
«he rapprefentano l'età dell'oro,, e-
quella dell' argento., e il terzo che
figura Giove in atto di dilpenfàre a
ogni Nume un dono , col* motto uni*
cuique fuum . lì quarto è un. Adone
con Vienere ..
. Del pennello fieflb ( per accent-
uare feguitamente i pochi Italiani
del Gabinetto contiguo ) è V afferà*
blea d*g« Dei ; e dell' Albani fon due
quadretti compagni con danze e eoa
giuochi di Amorini . Il Noè ubria-
co , e- il Sacrificio d* tfàcco (pettano
all' Empoli ; d\ie ftòriette di S. Lo-
renzo ad Aleflandto Allori.; due af-
tre col fogno di S. Giufeppe, e cori*
N. Signora che cuce, al Trevifani...
Fra ibuftt, o tede grandi quanto.il;
Yero,^ o anche minori 1 , Vi fi" trova-
do la Sibilla di Guida, ir Salvator
di Maratta, il S. Piero, e il S. Si^
mone di Carli» Dolce • \ * <
* Da*
I
U4
Dopo gV Italiani , rammentiamo
anche gli eftranei , e particolarmente
i Fiamminghi * Chi dall' oflervare una
quadreria italiana parta ad una fiam-
minga , è quafi fimile ad uno, ch«
da una biblioteca di poeti latini palli
ad un altra di greci . Nel Lazio pre-
vale la mneftà ; nella Grecia la natu-
ralezza. Fofie indole della lingua , che
nelle picciole cofe pur noi fi avvi-
lifee; fofle effetto di più femplici
coftumi , e men culti; fofie detta-
me , che il poeta che meglio ritrae ,
meglio fcrive -, noi veggiamo che i
migliori critici , anche latini ,, ammi-
rano quefla parte nella greca poefia >
e in efla , per fare un fol parallelo ,
a Virgilio preferifeon Teocrito. Lo
fpirito di quefto Autore in poefia è
aflaì conforme al comune de' fiam-
minghi in pittura. Amati quelli le
picciole tele , come quello i brevi
poemi : fo trattano eroici foggetti è
per compiacenza più che per genio :
i temi a' lor pennelli più familiari
fon fimili alle campagne di Efaro , o
di L3timno, agli armenti di Dafni,
a' greggi di Cornata ; talora è un 01-
pide che pefea , • un Batto che mie-*
te*
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te * o un FraGdamo > che fatta già
la ricolta, imbanctifce rufticano con-
vito agli amici in amena felvetta fra
'I canto degli augelli , e il mormo-
rio de' correnti rivi * Speda parrà
vedervi a la familiare convenzione
di Prafinoe* o le riffe de'due ri-
vali , o il puenl trattenimento del
fanciullo % che teffirodo a* grilli una
gabbia , non fi avvede di quella vol-
pe > che quatta quatta gli va man-
giando il pan dallo zaino . Tali pit-
ture* chepiaccion tanto lette in Teo-
crito % incancan pure vedute in cer-
ti quadri di fiamminghi per la natu-
ralezza % pel colorito % per quel loro
velame, che a* dipinti dà una unio-
ne » e una lucentezza veramente ma-
raviglia ; come fe vedeffimo ogni
oggetto in una camera ottica rim-
picciolito* e illuftrata infieme*
lo ne accenno alquanti > come
ho fatto di fopra r e fe v* interpon-
go qualche fattoi o giudizio , è tol-
to comunemente dalle opere di M*
Defcamps, che 1 può dirfi il Valart
degli oltramontani •
Net duodecimo Gabinetto fon
pregevoli t fiori di YamHui? , rari
I
>3*
gli uccelli di Van-Aelft ; ftimatiflimi
i due armenti di Van-Berghen r pit-
tore di un tocco di pennello affai
fine , e di un difegno più cor-
retto che il comune della fua
nazione . Due altri pezzi di Aia ma-
no trovanti nel gabinetto feguente ,
come pure i pefei di Van-Keflèl ,
che da quefti, e da infetti > e da
fiori , e da altre piccioli cofe traffe
gran nome *
Fra* paefifth rari/fimo, tienfi V
Elzheimcr, di cui vi ha un paftorc
fotta un albero. Di Savery pittor
ralente di rupi, e di paefi non col-
ti, ri è un lido con marinari . Due
piccioli fe ne addicano, dèlia men fi-
nita maniera di Poclenburg, pennel-
lo , che Hubens. impiegò, a ornar la.
fua cafa ; grand 1, elogio in poche (il-
labe. Di maniera più ftudiata fono
alcr> 4. di lui , un Mosè al deferto,
un Mose al Nilo, un ballo di Sati-
ri > tu* altro di Contadini , the (tan-
no net Gabinetto decimoterzo. Qua-
fi tutti han bellifiinu roteami di an-
tiche fabbriche , ftudj da lui fattrici
Roma , é nel Tuo diftretto . Poflbn' an^
e che qui nomlnarfi i due Both fra-
*Ì7
telti, the insieme pingevano , Càia-
tanni il paefe fui far di Clau-
dio. Andrea le ligure fu Io ftife di
Laer ; del quale, ancora abbiamo qui
più vedute Paefe , giardino, fiu-
me, uomiai , quantità di volatili , e
dì animali, e quanto, di più fceko
creò Naturala fece Art* f vedefi ne
quattro, dementi deb cetebre Gio.
Brughel, ripetuti , come; credei! , dal-
la fua ÌcuqUì tanto fi apprettano a
que dell' Ambrofian3 di Milano . Si.
fa ch'egli valfe ugualmente e nelle
figure , delle quali arricchì i paefi
di Steenwick ; e ne' paefi , de' quali
fece il fondo alle figure di Van-lìa-
leti r e di. Rubens • ' 4 «
Da lui fenza controverfia è co-
piato il Calvario che Alberto Dure-
rò difegnò in biacca , e verde ter-
ra . L' originale è a riftontro della
copia; fi ftì incerti fe. più lodare V
invenzione del primo , o la elocuzio-
ne del fecondo* Altro foggetto fa-
ero di Alberto è la cattura di Cri-
fio £ di Dowea la S. Anna % di Van-
Balen lo fpofalÌ2Ìa di Noftra Signo-
ra c Un'altra N. D. di antica manie-
ra fi aferive a qq^el Gio- Van-Eyck
1 3*
cognito lotto nome di Gio» da Bru-
f la , che trovato il fegreto della ver-
nice a olio , contribuì tanto a' pro-
gredì della pittura *
Per profpettive » quantunque
fparfe in altri quadri» è da vedere it
Carcere del Bjtiita di Steenwick uo-
st\q ftimaciffimoda Van-Dyck, a* cui
ritratti fece talvolta il fundo di ar-
chitettura • Vi è pure di Ncefs il
career di Seneca , e i due pezzi che
rapprefentnno V intenore di una chie-
fa , come fuol dirli , alla gotica ; nel
qual genere tanto valle . Di altra
fcuola , ma pur belli fono gli avanzi
delle fabbriche antiche del moderno
Clairifleau , divifi , come i Neefs,
ne* due gabinetti ,
Di quelle , che ne franzefi ca-
taloghi fi chiamano convenzioni ; e
fe danno nel carico , o imitan cofe
burlevole , bambocciate ; o fe fon folle ,
fi riducono comunemente a fiere, e
mercati ; poflòn qui vederti la Rida
di Wouwermans , il Cacciator di Met-
zù ; due grandi Oilandefi , ma il fe-
condo in fuo genere, miglior del
primo ; e in oltre le due Ofterie del
vecchio Teniers, e le tre fiere di
cam*
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*1*
campagna del Temer*, jiovane ; due
fiamminghi nominatiflimi , de* quali
il Figlio imita nel guflo, ma nella
fecondità, delle idee avanza il padre
Ma il maggior numero è nel
gabinetto fegucn te che in pittura ol-
tramontana motto fu pera* il Tuo com-
pagno ; e primeggia ami: fra. multi
ia Italia . e fuori Soggetti facri fo-
na in quefto il Giudi-zia di Salomo-
©e di Van-der-Werf , e la ftupenda
Natività dello (letto Maeftro ; un al-
tra di Poelemburg i e una terza di
Rembrant $ detto da alGuni il Ca-
ravaggio degli oltramontani . Ev vi an-
che la Maddalena del Miris giuniore
ài un. panneggiata quafi tizianefeo;
c fra le notti dello Schalckén ( alcune
hatv ritratti ) un S. Sebaftiano pofto
al fepolcro, e una Noftra Signora
eh* impara leggere da Aryia . La
tentazione di S* Antonio piena dì
bitaarriflime fintafie viene da Te-
nterà . II Figliuol Prodigo ^ pittura
delle più grandi del gabinetto, è di
Lys autore che fi feorapagna dalla
fchiera de* fuoi , perchè brava imita-
tore, e feguace de'noftri. Aggiun-
gtnfi a quelli dus tefltó maravigliofe
di
I
ài Apoflol! , e una di Religiofa ; quel-
le di Alberto. Durerò , quefta di Lu-
ci d' Olbiida ; due riformatori della
fcuoie Tedefca e Olaadefe , due rari
clero nj al pittore di un; dilegno (enz*
^flottazione , all'uomo di un amici-
Zia in una Iteli* prufl filone lenza
rivalità .
Soggetti mitologici fon le tre
Graaie in. chiarofeuvo., lì Venere al-
lo (pecchici ; e l'Adone di Rubens;
pittor grande anche nelle picciole
coib , ficcome è quefta . Adone fi li-
cenzia da Venere per andarfene a
caccia; l'Invidia, lo minaccia al di
fopra ; gii Amorini guidano i veltri ;
e fembra averne prefa idea da quel-
la Ieggiadriffima ode greca , ov* efii
legano e conducono a Venere il Ci-
gnale, che le aveva ucctfo l'aman-
te. Certo è, ch'egli fu tra' pittar
fiamminghi come un Omero , cui /<*
Mu(c lattar pià che altro r;?a/(D. II.
•22.*). Quindi ft diftingue fra molti,
eh' q'obono forfè ugual genio , ma non
usuale dottrina* Vi è a fronte Net^
tuno produttor del Cavallo, opera di
Giordans , allievo , e decoro di Ru-
hens . Piccioli quadretti fono il Mcr*
cu-
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*4*
curio di Poelenbourg , e P Orfeo che
libera Euridice di quel Brughel fra tei
di Giovanni , il quale per pitture fi-
mili dicefi il Brughel dell'Inferno;
e gli è anche aferitta da alcuni un'
altra tavola ideata dalla deferitone
dell' Inferno -di Dante , il qua! Poeta
comparìfee ivi infieme <on Virgilio
fua Guida .
. Ritratti della Tlefla camera fono
il poeta RofTeau dipinto dall' Àrgilier,
il Lutero del Cranack ; l'altro Lu-
tero, e il Riccardo Sotucl dell' 01-
benio , citati da Defcamps, e Tari
all'ai in Italia , e fuori ; trattone In-
ghilterra , per xui ornamento par
die Olbenio nafecffe. Vi è in ol-
tre una delle due mogli d Rubens,
e? per avventura la Elena Formar! ,
ohe fu la feconda ; di beltà rara, di-
ce il fuo Storico, e ferv itigli fpefìò
di modello nelle tt^e femminili. Nel-
la chfle de' ritratti potrian compu-
tarli due quadrettini del Miris uh de*
più i gaj della fchiera , ov* egli hi ri-
tratto se fteflb ; in una è con la Aia
moglie, ed ha in mano un fiafeo di
birra; in altro tengono amendue uno
frumento da fupno , e inoltrano di
ii» ave*-
I
14)
-avere fetvìto alla mutici- -di una ìat
figliuola , che bee dopo aver canta-
to . Sul guito meddimo fono i ritrat-
tini ove Nelcker fi è dipinto in com*
pagnia detta moglie fra due lor fi-
gli^ e quegli altri pure di Nefcker,
ne' quali una medefuna Donna fiede
accordando mi liuto, e in altro qua-
dro genuflefla fa voti a Venere. Mi
di tal'incogniti no.> dee crcfcerc queftl
clafie, fpecialmente in una nazione + \
che lungo tempo tenne lo flile di
molti noftri trectntifti e qunttroceiv
tìfti; folki ad aver la natura foli
per guida \ù ogni lor linea , e a non
figurar quafi un volto , che non fot
fe un ritratto.
Co$ì par che tian tratti dal vi-
vo que* tanti altri pcrlbnaggi di Ice*
ne piacevoli, che paj>n mefli nelle
quadrerie a follevare \o fpirito dagli
oggetti più ferj . Tali fono i Bevi-
tori di Brauwer foggetto Familiari/li-
mo a quello Fiammingo; la cui vita
fu n-ll v ofteria, la morte nello Jpe*
dale ; la tomba dovea edere un mau-»
foleo Pettinatogli da Rubens; ma qae-
(li poco fopravvifle all' sinico. Tali
»ur fono i Giocatori dà Hcmskerci
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1*1
in due quadrettini ; il Ciambellaio di
Helmbreker, di cui è anche il dì
ultimo di Carnevale efpreilò con fom-
mo ingegno in una mafcherata, ove
il Tempo mifura in un oriuolo a pol-
vere il poco fpasio che rimane; il
Ciarlatano, il Contadino che parte
il pane alla moglie, e V Amante vec-
chio, tutti di Miris; i Fanciulli che
dell'acqua infaponata fan palle , ope-
ra di Sglingland i e quegli altri , che
traendo un uccellino da una gabbia
non fi avveggono > che i compagni
tengon pronto un gatto, e prepara-
no non $ò qual celia ; invenzione cu-
riofa di Pier Van-der-Werf figliuolo
del grande Adriano fopraHodato . Di
Gherardo Douw è il Cantiniere che
faggia il viuo dalla botte; e la Frit-
tella , che con atto naturaliflimo ri-
fcuuce da una bambina il prezzo del-
le -fu a merce; e l'altra Donna, che
fuona , mentre un Fanciullo addeftr*
al ballo un Canino. Quattro altri che
vengono da Callot e gii fono in ra*
mi, figurano una compagnia di Zin-
gheri in marcia , e in ripofo ; i lor
furti, la lor cucina, tutto il coltu-
re di quella gente raminga •
Re*
*44
Refta a nominare i paefifti. Gio»
Bru<*hel di cui non Vi è uo gufto
nè più ftudiato, nè più fecondo, è
flato nominato altra "volta. Qui \i
è di fuo una campagna affai varia ,
e popolala da gran numero di gen-
te, che guida un carriaggio. Vici-
no a lui fon quattro paeli dell'Agri-
cola pittor felice in rapprefencare
bombiumque boumque labores, àA qual
talento ebbe il nome ; «e in figurare
le campagne in ogni flagione , e il
Cielo in o-n cangiamento d'ora , o
di tempo. Qui fi foinno di fua ma-
no un'Iride, uni Pioggia, una Se-
ra con campig uul» che fi ritirano,
una Notte con fuochi villerecci , c
lumi notturni (i). Due altri paefi
tutti cclperiì di un bel colorito di
primavera .^e frequenari da una mol-
titudine d* tuonimi e di animali , fo-
no di Van-der-Neer autore ricerca-
tifflmo , e preziofo in Italia. Ma fo-
pra tutti è Rimato anche per la fua
gran-
(i) Altri begli effetti cParia, c di
luce, ed altri lavori rufticani veggonfi
in r orfe it) quadri , e alcuni adi pan-
di , drlla noVd r n fa OrUndini; ov'tgli
dipinfe per molto tempo.
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*4S
grandezza il quadro ài Claudio Lo-
renefe , detto da alcuni il Rafaèle de* !
Paefìfli. Efpiime una Marina con
battimenti , e marinerìa fparfa pel li-
do ; fu) qùale ergefi un fontuofo edi-
fizio , copia della R. Villa Medici
nominata altre volte . Il Ibi nafeente
pmge un ìion lo che di vaporofo nell\
aria ; e nelle acque leggermente inefre-*
fpate (tende un raggio sì al natura-
le, che fembra quafi di veder fotto ".
Ufià tremola luce fplender ogni onda.
Ornamenti di quelli due Gabi-
netti fono fcultufe di minore gran*
dezza difpofte fopra le ingemmate
tavole; come un Adriano, un Vitel-
lio , uh Lione che divora ©n cavallo; e
che vedefi in grande nel Campidoglio*
Fra le ftatue poi, tutte aflat
minori del naturale, conofeiutiflìma è
la Venere Anadiomène , trasferita non
ha molto di Róma , óve la fece in-
cidere in rame , e là illuftrò fra le
ftatue miglior? allor cognite, il Car*
Maffei . Ella h fola nella minor ca-
mera : nella maggiore ve ne ha due
canto nella proporzione , e nell* atti-
tudine corrifpondéntìfi fra loro , che
runa fembra fatta $ct f altra •
246
_ . Edita la prima nel Mufeo Fio-
rentino , per una Venere , che fi trae
una fpina dal piede : ma chi pon
niente a quel panno tutto frangiato >
che la circonda > Io troverà fiera-
mente un mantile da rafeiugarfi ; e
dubiterà almeno , che V artefice an-
tico vi abbia figurata una Venere ,
eh* efee dal bagno .
La ftatuetta compagna è (lata
da Poggio Imperiale trasferita qui ,
fon due anni. Rapprefenta quel Gio-
rane ignudo, che nel Palazzo de' Con-
fervatori di Roma fi vede in bron-
zo ; e qui nell* undecìmo Gabinetto
è fcolpìto in gemma ( 'flhtf*. Fi T.
IL tab. 3 p. ) ; e nel Gabinetto II. >
e in molti/fimi mufei , è ripetu-
to in piccioli bronzi moderni . L*
averfi qui in marmo antico è un' al-
tra prUova del fuo merito . 11 log-
getto della (tatua pafla tuttavia per
un euimma . Il volgo che tutto fa >
lo faccia per un , delatore della
guerra de' Galli , che m ilgvado un
prurìo fittoglifi al piede , corfe a dar-
ne awifo al Senato . I dotti han tor-
meotato un luogo di Plinio, ove no«^
mina la (tatua di un certo Spinraro,
e Spi-
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*4?i
<o Spkiaro , o Spinano, che par nwnev,
proprio ; ed eflendo dì greca origine
non ha che far con la fpina vocabo-
lo tutto latino. Forfè è un Olimpi-
co, che feritoli nel correre, o nel
lottare, pur vinTe* come altri con-
getturò : ma della pedona , e del fat-
to fteflò non fi trova nella ftoria ve*
(ligio alcuno* Nella incertezza in cui
ci la (ciano gli territori, mi fi a leci-
to fedamente di rammentare , che gli
antichi furono talora bizzarri nell*
efpreflioni de* nomi , per non dire
tnifteriofi . Una lionefla fenza lingua
fu celebre (tatua in Atene eretta *
una certa Leena, che morì fra 9 tor-
menti per non rivelare il fegreto di
A riftog itone. Senza quefta noti? ia con*
fervataci da Plutarco , e da Vlwo ;
quale Antiquario xhe rivedete ora
tale fta tua , potria dar nel fegno ? la
un cippo Sepolcrale del Capitolino
vedefi fcolpito un Togato con cigna-
le a* piedi t in altro del dementino '
un Giovane , che fi ci?ge un diade-
ma . Se le intenzioni annette non ci
diceflero, che 11 Togato fi chiamò»
Apro, * il Giovane ebbe nome Dia-
<dlimeno, chi avrebbe fofpettato , che
G a glieli*
*
14*
queir atto , t que* (imboli alludeflero
iolamente al lignificato de' due nomi?
E chi fa che il Giovine qui efpreflb
non traefle nome v. gr. da cUicvfl* „
che fuona pruno ? Di un Acanto via*
ci core nella XV. Olimpiade , e pri^
cno fra' vincitori che corfero affatto
ignudi, fa menzione Dionifio Alicar-
naflb nel fettimo , e Paufania nel
quinto libro .
CAPITOLO XII.
«
DECIMOQU ARTO GABINETTO .
Stampe e difegnr.
DTverfo da tutti gli altri nella
fua idea è il quartodecino Ga-
binetto, ordinato a foggia di biblio-
teca ; i cui fcaffali non molto alti
parte girano il recinto delle pareti ,
parte fono difpofti ia mezzo. In efli
è collocata la doppia raccolta delle
ftampe , e de* difegni , diftribuita in
molti volumi legati fplendidamente •
Il vano, che refi a fra gli fcaffali e
la volta , è occupato da quadri cor*
filondenti al Gabinetto, e fon di*
fe*
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fegni affai finiti -, e comunemente af-
fai fcelt;i di yaqnaiitori!, À'
De* volumi delte *ftampe fi con-
tano intorno a cinquanta ; numero
l'ufficiente per chi rifletta , che la
raccel ta è in fui nafeere ; e che non-
dimeno ella è ricca di una gran quan-
tità di rare ftatnpe , e in particolare
di quelle di Alberto Durerò , e di
M. Antonio; alle quali ogni di par
che aggiunga un grado di rarità pel
gufto di così fatte collezioni , che
ogni dì crefee in tutta la cu!m Eu-
ropa. E veramente quei che hanno
il nobil genio della pittura , muri
mezzo trovan più facile per appa-
garlo ; che pafeere l'occhio eia men-
te in que' fogli, ove da fedel buli-
no fon ritratte le invenzioni de* va-
lentuomini. Così effi apprendono,
poco men che fenz' avvederfene ,
la ftoria di ogni pittore, il difegno
di ogni fcuola, il dettaglio di quan-
to è fparfo di più forprendente per
ogni galleria , anzi per ogni città
del Mondo . Lo fteffo può dirfi del-
le due Arti forelle , Architettura f e
Scultura; le cui belle produzioni fi
propagano col raezxo medefino , che
le opere della Pittura «
Più fcngolar cofa è la raccolta
de* Diliga i,notUEma fin da' tempi del
G*rd 4 Leopoldo de* Medici per una
delle più doviziofc det Mondo . E*
ripartita io cenfettanta volumi in cir-
ca - x ottanta di erti han ci^feuno un
fuo propria a utore , e quefto de* prà
fegnalaci; il refto fon mifcellanee* A*
Italiani e di ft ranisti . Più di qua-
ranca volumi fon doVuù alla genero-
fu* del R. Sovrano preftnte . Egli
ha facce in pochi anni ben molte
compre in genere di (lampe c dife-
gni ; e fpecialmente dalle nobili Cafe
Gaddi, e Michelozzi; e dalla eredi-
tà Hugford , che ha fornici al Gabi-
netto aliai difegnl di moderni . Così
la ferie, che non fi era fupplica da
lungo tempo, è divenuta aitai piena:
comincia da Cimabue , c dalla infan-
zia della Pittura; e feendendo per
le alcr' età, termina con due gran-
di luminari di quefti ultimi anni,,
Battoni e Mengs.
In quefta guifa può talora oflèr-
varfi entro una biblioteca , meglio
che in una quadreria , il valore , e
r abilità degli artefici. Quando il pit-
tore produce un quadro, dice Wuw
ckeU
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fccltnann t la diligente che vi ufai'to
il colore che vi foprapjiohe , ne vè-
là' in certo modo il esento ; dóve wi
quelle linee che tifa ; irf carta , égli
fpiega con tutta ve 4 rit࣠c; haturaléV
za V indegno filo : ivi" li 1 franchezza
dellà maho, ivi il pótikffà del dife-
gno, ivi meglio fi leu opre \V caràt-
tere , e lo fpiritd di elàfeuna ; é qufcl
divino eftro , che noq forma meno
i pittori j che i poeti . Aneti gli ftu-
dj abbozzati con pochi tratti di ma-
tita , o di penna , come fon quefH
per la più parte ; un contorno , una
tefta con poche macchie, dan talo-
" ra più vantaggiofa opinione di un
~*rtift$ , che non gli conciliano 1' ope-
re più finite i e Wn %' 'trio che gl f
intendenti mettano pirici Fra* profef-
fort del difegno quei ; che fra* pit-
tori fi contano fecondi o terzi
Nè folo tal collezióne dà luce
alla .ftoria degli artici, ma * quella
dell* Arte altresì; di cui è parte lo
ftile ufato da' rtiaeftri nel difegnare .
Circa i| qualè è cUriofo a vedere il
metodo degli antichi • Aveatfeffi tan
genere di carta, foda, è prepariti
eccellentemente con colori or ro fato,
15*
.ora giallognolo , ed or'azurro* Vi
fegnavano i dintorni delle figure ; e
poi con biacca vi diftinguevano i pri-
mi chiari , e con matita gli feuri ;
fervendofi per le mezze tinte del
fondo fteflò colorato, non fenza ri-
iparruio di tempo , c di opera . Si
trova praticato tal modo aaco nel
miglior fecola della pittura ; e fi am-
mira durarvi tuttora il color della
carta , e quello de' lucidi vivo e fre-
feoi ove ne* difegni de* tempi polle-
riori il colore fpeflb c perduto, tpe&
fi/limo è illanguidito *
II nominare gli autori della col-
lezione farla quafi come il riprodur-
re T Abbecedario Piccorico, tacen-
done a tratto a tratto qualche no-
me . Stimo anche inutile Y indivi*
duarc alcuni fcelti difegni della Bi-
blioteca ; effondo i migliori già incili
in rame con grandiffima diligenza
dallo Scacciati , e dal Mulinari , che
tuttavia continua nella tua lodevole
imprefa.. Bafteià dunque al metodo
della operetta , che io ne addiri al-
quanti., che ibno in. vifta del pubbli»
Co nelle pareti .
De* più grandi , f e più ben con-
dot-
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tfl
flotti fono una Noftra Signora coi
Bambino in collo di F. Bartolomeo
della Porta, e il Giudizio Univeria-
le , creduto già di Michelagnolo ; ma
più verifimilmente fpetta ad Andrea
Comodi per offervazione di MontTg.
Bottari nelle fue note alla vita di
Bonarruoti . Delia ftefTa maniera è U
caduta di Lucifero in minor quadra*
La Cena diN.S. è opera di Barocci©*
La fcuola di Atene è copia affai ftu-
diata , non originale di Rafaello :
così il S. Pier Martire , pittura, in cui
Tiziano avanzò Ce fteflò.La Faccia-
ta di Palazzo Antella è originale di
Giovanni da San Giovanni. Minori
di quefto, ma diftendentifi pure in
larghezza malto più che % in altezza 9
fon'j il Mosè nel Deferto di Becca-
fumo, che fe ne valfe pel celebre
pavimento di Siena; e un Vincitore ,
al cui trono fon condotti prigionieri
e fpoglie, opera di Caravaggio trat*
ta dall' arco di Severo . Di mezzana
grandetta è il Battefimo di Crifto
di Andrea del Sarto , replicato da u»
altro , come fi crede , con trasportar
le figure da deftra a finiftra ; e le due
Campagn* di Salvator Rofa» in una
*54
delle quali egli efprefle un pallore %
che precipita da una rupe ; o fia ca-
priccio , o fia allufione del dotto Ar-
tefice a un dtfperato e fuperftiziofo
falco degli antichi , di cui trattò lun-
gamente Monfig. Fontanini nelle Tue
note all' Aminta, Non molto varhna
di grandezza V AlefTandro di Pier da
Cortona % il Limbo di Agnol Bronzi-
no,, e l'Adultera dell' Allori Nipote;
due difegni di facre tavole , che fi
veggono t il prima in S. Croce , V
altra a S. Spirito. La Fiera dell' lm-
pruneta , uno de* rami più popolofi
che trovinfi nelle collezioni , e il più
celebre fra quei del Cillot , è incito
fopra il difcgno originale, che qui
fi moftra . Fra* più piccioli fi addi-
tana una Madonna di Guerrino , un*
altra di Aidrea del Sarto, dipìnta
in un tabernacolo ; altri pae fi di Sal-
vator Rofa ; un frammento finitif-
fimo di Rifaele da Urbino con due
Sibille , metto in opera da lui alla
Pace. Dubbio fe originale di Cor*
reggio è una graaiofiflima immagi-
ne di Noftra Donna . Di man pro-
pria di Mantegna parrebbe la Giu-
ditta , che ad Abr* eonfegna il ca~
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po di Oloferne ; giacché vi è il fu*
nome in antiche lettere? c vi fi ri-
fcontrano queìjcapelli «filati , e quel-
le fotógHezte * > e quegli: zkt f ind izj t
che dà Vafari f deferi YCrfdok nella ; vi-
ta di quel macftro, Ma il Caperà»
.che la Giuditta di Mantegna era nel
libro célèbre del Vafari } « che il
dibro fu diftrawt nfc fi & iene do-
rè» e fe efifta , tutto cid Ai. fofpen-
•derc il giudizio circa U originalità
di quefto ! bel pezzo ♦ Il punto lari
ben* efaminato e difeuflb; dal.pijà
volte rammentato con lode Diretpar
Pelli ; che dopo aver dato a tutto
il Gabinetto il bell' ordine , che vi\fi
. vede, ha comporto un dettagliato ca-
talogo di quanto racchiude j e delle
cofe migliori darà notizia al pubbli-
ca in una erudita : opera , i che* >*rfc
^preparando., ^ 'i < »;j uj!- :»
La Camera. deMe figuline, etc
fiegue, contiene un genere affine a
a quello dte aftbiamiidefcTittov e per-
ciò ne «atto in queflò capitalo. I
vafi dipinti, ^di^nfti peti glisàrni^j
e fuori, non tanto fon da computa-
re fra le pitture degli antichi, quan-
to fra* difegni . Il naturai colore del
< ,j va- m
>5*
vafo vi tìen luogo di carta t il color
nero vi «irconfcrive i dintorni , e le
femplki linee nel veftito c nel nu-
do in certo modo diftinguono i la-
mi e te ambre. Un tratto folo di
* pennello dato fu la creta ancor umi-
da i e che perciò non dava luogo ad
«menda qualora erravafi, dove* di-
segnar tutt' una figura , a almeno
-tutta una teda; e nondimeno vi ii
trovano talora contomi , che non ce-
dono a 1 moderni migliori ; prova chia-
vidima della padronanza del dileguò »
ch'ebbero gli antichi. Quindi Win-
ckelmann nella ftoria delle arti (
///. r 4. ) ha conchiufo che una col-
lezione di tali vafi è un teforo di
antichi difegni.
Fra le {culture che ornano » il
iecimoquinto Gabinetto fono pregia-
ti due bufti, V uno di un Amorino»
f altro di un Pan : rari un Canopo,,
e un Sacerdote Egizia di nuovo acqui-
lo : rariflìma una teda di Minerva
2 «fi. quello ftiT etrufea, che parteci-
{ fi del greca antico ♦
-fi P A'hiìttn ';:^ -<\
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CAPITOLO XIII...
: mciMOQuiNTo Gabinetto. ,
•• \. . . •*
'j Figulini Artici*.
U" No fcarfo numero di anticki
i vati, che volgarmente chia-
manti ctrufclir, formava ncgU aani
addietro il vafellarae di terra cotta,
che ora ècrefciuto fina a riempiere
fette Armadi . £/ ottavo, che nell*
ordine è primo, contiene figgine »
ma di altra fpccie «
t Vi è una raccolta ài lucerne*
e una quantità di donar) trovati qua-
.fi tutti prcffo r antico tempio di Dia-
na Nemorenfe intorno a* 1669. ma-
ni, piedi, gambe, cnori, inteftini,
e altre parti del corpo umano, ed
anche qualche bambino in falce . Que-
, fti tenner luogo di ex vite a chi ri-
. conosceva la Tua guarigione , o quella
de* fuoi da qualche nume . Voti pec
feeftiame confervato fembrano le fta-
tuette delle troie, delle vacche, de*
buoi; fe già non vuót crederfi col
: Caylus , che fi offenderò da' poveri
, al teflJpia ia luogo de' veri animali >
che per la tenue fortuna non potean ,
come i ricchi, facrificare. Per altro
il trovarfi di lavoro fimile anche ca-
valli , vkcime non ufate comunemen-
te , par circoftanza (vantaggiosi a
tale fuppofizione. Le tefte dì Deità,
e le ftatuette loro che qui fono 9
pajono formate per Lararj fimilmen-
te di poveri; o anche per voti ne*
tempj ; e forfè > parlando delle più
eleganti , per modelli agli artefici ,
che dovean rifarle di marmo , o di
bronzo . Vi ha pure baflirilievi di
affai buon gufto; quali per oflerva-
Rione degli eruditi fogliono edere i
baflirilievi in argilla , che fi con-
fervano ne'mufei. Alcuni di efli fo-
no traforati in cima per tenergli ,
come congetturò il PafTeri, fofpefi
nelle botteghe , e fervirfene pur di
modelli a lavori fienili. Degni di ef*
fer veduti fono alcuni encarpi ; il
Faunetto , che vendemmia ; la Don-
na con quattro anella in una mano;
c una lepidiffima caricatura di vec-
chia , che infieme con la preceden-
te fu già nel Mufeo Bucelli ; ficco^
me Una tavola bislunga con alcune
figure ctrufche in rilievo baffi/fimo ,
che
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tf9
•
che io confiderò , come preriofo avan»
%a dell' arte etrufca più antica .
Vanghiamo a* vafi « Monfieur
d' Hancar ville ha data brevemente
l'idea, onde ridurre a clafli quefta
fpecie di anticaglie -, confiderandone
il taglio piuttofto, che l'ufo: poi-
chi quello bene fpeflo è incertiffi-
mo , e fondato ansi nelle opinioni
degli antiquari , che nelle autorità
degli antichi , Tale ordine ho io fe*
guito , in quanto la ftruttura de' pal-
chetti , e la fimmetria lo ha permef-
fo ; collocando feparatatncnte , e da
sè i vafi di taglio limile ; come pud
vederti ne' Ciati , ne' Colatoi , ne*
Vali Bacchici, nelle Patere, negli Ur-
ceoli , in quelli , che comunemen-
te hanno nome di Prefericoli , e in
molti vafi minori. Gli altri, ficcome
fono i Cadi , i Crateri , le maggiori
Idrie , le grandi Urne , ftan meno
uniti . Fra quefta moltitudine abbiamo
potuto riconofcere varie mifure de-
gli antichi ; ma il verificarle com le
teftimonianze -degli fcrittori è rifer*
bato a più lunga opera •
Chi ha vedute altre raccolte ,
> quantunque più numerofe , n °^ U *
fcia di ammirare in quefla la gran*
difllma varietà delle forme, deco-
lori, delle vernici. Per non dire de*
tanti di color rodo, nero, piomba-
to, che in quell'ultimo ripuliti col
ranno, hanno cavata una lucentezza
,non dirimile a porcellana ; ve ne ha
qualcuno , che per lo fplendore fi
potrebbe quafi raffomigliare ali* ar-
gento ; del qual colore dato a' vafi
di creta in Naucrate fcrive Ateneo
( L* XI. ).
Molti paefi e diltantt fra loro
fon concorfi a formare quefta raccol-
ta ; per cui è sì varia; la Tofcana,
il Regno di Napoli, le viciname di
Roma , e alcuni credonfi venuti an-
cora di Grecia . Sarebbe iittereflante
^ faperfi la provenienza di due affai
grandi, e beo dipinti a varj colori;
ma non fi è potuto rintracciarla. I
Volterrani fono in gran numero , e fi
< conofeono da un colore più languido
.-così nel fondo, come ne* fiorami, e
: nelle figure, riguardanti per T ordina-
rio le pompe ed i riti bacchici (i);
Ira'
(O Da tali rapprelèntanze bznnm
alcuni ceneluft) , jiq& io quanto retta*»
mea*
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iti
fra tutti è raro affai quello che rap-
prefcnta il Combattimento de* Pigmei
' con le Gru. Molto fomìglianti a que-
1 Ài nel colore , e. nello ftile ma di
. mole minore foijo i chiufini i fui qual
gufto ne ho pur veduti ^ Monte-
pulciano , e in Perugia . Fra gli Are-
tku ve ne ha qualcuno , che non
cede a' Campani ne Ha finezza della
creta » nel eptòr rofficcio del fondo ,
e nel lucido della vernice. Tal' è
quello di un Arianna , o Baccante ,
che deggia dirfi , la qual fiede fui
dorfo di un Toro, ed ha in mano
un corno potorio, coperta tutta di
un veftito {Iellato . Quefto li trovò
non ha molto nelle vicinanze di A rez-
zo; ed è il più recente teftimonio,
^che abbia mo~ di quanto valeflero i
pià antichi etrufehi in queft' arte •
Dico i più antichi > poiché non è del
mi-
mente, che i rafì etrufehi fieno ante-
riori al decreto proibitivo de' baccanali
notturni , fpiegato già eruditamente da
Matteo Egizio. Le tante urne di mi-
glior fecolo , che fi veggano iftoriate
con fimili baccanali , anche più licen-
liofi , fon certamente di un* epoca po- j
ftcriore a quel decreto . •
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miglior difegno ; ami par di un 1 epoca
\icma al vafo celebre iftoriato di una
caccia, che Hancarville riporta nella
iua gran Collezione prima di ogni al-
tro , come uno de' più vetuftì ; e
Vintkelirann più di una volta il ram-
menta nella fui Scoria.
Queir opera è veramente ciaf-
fica ; ma da correggerli ove dubita ,
che vafi di tal fatta non fieno (lati
mai fcavati in Tofcana . ( L. III.
€. 4. ) Potrei produrre affai prove
in contrario , tratte da quefto archi-
vio , e da altri fonti . Ma bafta ora
la efperienza che ne abbiamo, fpeciid*
mente dopo la umaniflima legge pro-
mulgata da S, A. R. nel 1780., nel-
la quale non curando il pregiudizio
del regio erario t a cui appartenne
già una parte di quanto fi trovava
di antico ; ha lafciato a ciafcuno la
libertà e P utile di tali fcavazioni nel
proprio fuolo; contenta folo di rac-
comandare a* Iufdicenti che ne dian
parte , affin di aggregarle > fe fieno
al cafo , alla R. Galleria ; e ciò a
rigorofo prezzo di ftima. Dopo tal
legge fi fono in diverfe compere
acquiftati ben molti pezzi di antichi-
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ì ccrarchc , e fegnataraente de % tifi
i pinti «
Fra i campani , che non fon
ochi , ed alcuni ed k i molte tolte *
notabiliflimo uno di nuora acqui-
lo , che rapprefenta una donna con
na fpecie di paniere davanti a* pie-
i onde fembra aver eftratto tin
mgo. naftro che tiene in mano • Dal-
altra banda del vafo è un Giovine
eftito del pallio folito , che tìen fi-
li! naftro; ed hanno fcritto st. et*
meri che alquanto partecipano di
orfivol'uno KTHON , l'altra KÀ..KIE .
.e pochiflime intenzioni feoperte -fi-
ora ne* vaft antichi, fan eonfiderare
uefto urceolo come un giojello • L*
lufione di que* naftri non. è così
cile a raggiugnerfi . Ne pezzi di que-
0 medefimo Gabinetto trovanfi ufa-
da* Satiri r e dalle Baccanti , onde
crivergli a mifterj bacchici ; in al*
1 vaft di collezioni diverfe par che
'nicchino or vittoria riportata , or 1
aare , or coniugio coerentemente
quel verfo : Flava /ite coniugio vin~
la portet Amor ( Tibul. IL i. )
Un altro vafo merita ben che
annanzj per cofa rara : conoioffia^
chi
.164
chè quantunque pubblicato più vol-
te ( Dempfl. E. R. Tab. 63. Pajjeri
Pici. tab. ) niuno vi avea nota-
to il meglio ; cjoè le cinque inten-
zioni greche feoperte ora nel lavar-
lo . Senza parlare delle figure , che
ba nel corpo; tiene intorno al collo
una rapprelentazione , come io f«-
fpetto, di giuochi pubblici in onore
di Apollo. QueftoDio>che tiene in
mano una lira , fi ftà librato io fu
r ali fopra un altare , quafi Nume
prefente , che viene invifibile alle fue
Fede. Siede poco lungi una Matro-
na con feeetro in mano; il cui nome
NlKOnOÀlE par che fpiegbi a fuf-
ficenza , che m efla è figurata la Cit-
tà di Nicopoli; a cui Augufto do-
po le fue vittorie diede Peflere, e
il nome, e v'iftituì giuochi ad Apollo
non men ginnaftici che mufici , te-
ftimonio Dione ( L. LI. ) Dietro la
fua ledid vedefi un uomo con gre-
co pallio , forfè prefitte di quello
fpettacolo, colla epigrafe MAAAIAE.
Innanzi a loro falca un giovane ve-
ftito di breve tunica, armato d* el-
mo e di clipeo , con lancia in refta
detto EEAINIK02. Vi è ua altro
fi-
,6 S -
milmente armato , ma con bafla lan-
ia , e fopra lui ÀOPKA , Qucfti fem-
rano cfprimere la faltazione Pirrica
clcbre fra gli antichi . Due donne ,
na con flauti nAEOAOSA , e una con
frumento filarmonico A*POM£.. ##
limano , come fi ufara , quei giuo-
o . Altre che fon fenza nome f pof-
>no effere introdotte come cantata-
i ; nè di ogni figura è facile render
onto . Se il fatto allude agli fpet-
icoli nominatiti da Dione, o anche
d altri giuochi, che quella Città po-
:fle fare in onore del fuo Apollo ,
uefto monumento è preziofìflimo ;
:oprendo a noi , che I* arte de* vafi
hiamati etrufehi non fi perdè fri-
gno a f tempi della preft di Corin-
come fi è finora creduto; mt
durata per qmlche fecolo appref-
>. Il nome di Nicopoli, e Tara di
pollo favorifee tal fuppofizione ; e
i fi aggiunge un difegno belliflìmo
i figure, non indegno de f tempf au-
uftei,e liberiani. Tuttavia non ofo
eciderc ; facendomi forza in contra-
o un tefto di Dionifio , Scrittor
?evo di Augufto ; che nel libro oc~
vo ha parlato di quefta danza mi*
16S
litare come di cofa ita in difufo in
Grecia, ed in Roma. Vi fono altre
autorità , onde crederla in qualche
modo riforca ; ma V applicarle al fog-
gectQ è opera di lunga dilatazione ,
non di breve articolo .
A'vafi etrufehi fi fono aggiurr-
ti alquanti altri lavorati a norma
di quegli , tentativo della famiglia
Vafari di Arezzo, rinovato in quefto
fecolo in Inghilterra-, e anche in Ira-
lia. L* occh-o è facilmente ingannato a
credergli antichi ; ma il pefo gli fi
ricono (cere per moderni Vi è pure
un faggio delle figuline di Urbino ,
di Cagli, di CafteL Durante figurate
fu \ difegni di Rafaello , de v Carac*
ci , e di altri. Son varj piatti di
quelle fabbriche chi ufi in cornici
dorate , e fofpefi per le pareti . Di
quefto genere v. il tomo fecondo
del Sig. Pelli p3g. 250., e gli auto*
ri da lui citati.
L' Ara di Alcefti ( 1 ) è il pez-
zo
( 1 ) La favola è quefta . Eflendo giuri*
to il fatai termine della vira à\ Adme-
to , le Parche a petizione rH Apollo gli
confentivano di non mo ire , purché un
altro della cafa fi efferifle alla morfc
t6f
to ài fcuUpra, che onora il Gabi**
netto XV. Negletta . per forfè du*
gcnt anni nella Real Villa di Oftel- .
Io , e riconofciuta di ottima fcultu-
ra dal Real Sovrano , ne ordinò il
trafporto alla Aia Galleria > ove nel
ripulirla dal tartaro* c dalla calce»
fi (coprì nell* b.ife la inferitone
KAEOMENHi: EnoiEl; U qual* A*. -
felice fecondo v me congetture par
che fiorjfl'e nell'epoca degli allievi
di Franicele , c di Lifippo* Vi fi rro*
vò in feguìto , ancorché tronco , il
nome di Admeto, e qualche altrt
lettera, fuggitiva , che fu anche aU
quanto alterata .nel ricercarla col fet*
ro • L' Àlcefti di Euripide fec$ ric^o*
il gruppo della facci* pria»
cipale v ove Plutone , o piuttofto
quella deità , che da* Greci fu detta
«ANATOX precide con ur> gladio il
crine ad Àlcefti * che qui , come
prtffo « Tragica, è (ottenuta dal
in fui vece . RiaiTando ciò i Genitori, .
Àlcefti, rìfeattò. la vita del marito c«n,
U fua propria. Mi di poi Ercole trat-
tala di mano alla Morte , la ticondulfc
ad. Admeto; o fecondo altri egli fteffis 1
pregando , la ; riewerfc da Proferpina • -,
V, Apollodoro ed Igino.
1*1
fuo Admeto ne' perìodi ultimi del-
ia vita . Egli è replicato di poi nell'
altra parte delf ara in atto di fate
un'offerta di pomi forfè preflb il
fepolcro della conforte ; e quefta
pare è replicata tutta coperta di un
velo, e in atto di ftringerfi forte-
niente gli occhi, come chi da gran
tenebre pafla a gran luce ; eh* è V
atto del fu* riforg mento . Vedefi
che Io Scultore non fe<ruì affitto Eu-
ripide; preffo cui Ercole azzuffatoti
con la Morte , e toltale la preda , la
riconduce al marito ; ma fi attenne
?lla narrazione di coloro , che la di-
cono refa da Proferpina alle preghier
re di Admeto. Quefta bellidìm* ara
è rotonda, incavata in cima, e tra-
forata intorno alla fponda : ciò che
indica aver già contenuta una padel*
lina di ferro, ove mettere il fuoco;
e ne accrefeono 'indizio le macchie
di ruspine, the vi fi oflcrvano tut-
DO 7
tivia . L' Ara potè eflère dedica-
ta a un de' numi che hanno rappor-
to alla favola; o forfè alh ftefTa Eroi-
na , alla quale predò Euripide pro-
mettonfi preflb la poftericà onori fi>
pra l'umana force. La di/Tertazione
reci-
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ttcìtata ncir Accademia della Crufca
ifi occafione che quello gran monu*
mento pafsò in Galleria , fi pubbli-
cherà , a Dio piacendo , infieme con
altre ; che fimilmente ho preparate
per illustrare il Mufeo.
Nello fteflò Gabinetto è un pie-
diftallo di un candelabro marmoreo
forfè dedicato a Marte, come con*
getturafi da tre Genj ; un de* quali
tiene un clipeo , il fecondo un el-
mo, T ultimo un gladio ; opera di
ftultura affai bella.
CAPITOLO XIV,
DECIMA5ESTO Gabinetto.
lé Ventre % 0 fi» là Tribuna . '
*
*
SE a breve , e femplice deferirlo»
ne convenilTero quegli ornamen-
ti , che a lungo , e colto poema ;
fi dovrian qui i Genj delle belle Ar-
ti ti
1,7 © :
ti invocare i ficcome i Poeti Coglio-
no in quelle parti dell' opera , che
meritano di edere più copiofamente
trattate ed efpofte . Quefto è il Ga-
binetto deftinato nella riordinazione
della Galleria a contenere quanto in
efla è di più bello, fieno ftatue , fie-
no pitture . La fua ftruttura gli ha
meritata tal preferenza fopra gli al-
tri „ Alto , luminofo , cerchiato in-
torno da gran numero di fincflre ,
pretta col miaiftero delle tende ad
ogni oggetto que' gradi appunto di
luce , che a ben vederlo > e a ben
difegnarlo fon richiedi. Quefta op-
portunità e giudizio di architettura
forprende i viaggiatori più che Y
ornato della cupola , invenzione del
Poccetti, certamente ben raro, ma
che nulla contribuifee a godere i capi
d' opera qui raccolti . Dico i capi d*
opera -> perchè ciò , che non è eccel-
lente , o non entra- in quefta grande
fcuola di difegno , o non vi dura . Così
la Venere Celefte , che in Bologna ten-
ne già fra le antiche ftatue il primo
porto , e un bel quadro di Pier da
Cortona coir apparizione di Crifto al-
la
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*7*
]a Maddalena, ne fono flati rimoffi v <
perchè qui avevano, a ufar la frafe
dell' Algarotti » troppo cattivi vicini ,
che facevangli Scomparire • Lo fteflb
dettino afpetta qualche altra pittura,
rimafavi piuttofto per la firnetria
dell'ornato, che pel merito del la-
voro *
La Venere, che dà il nome al
'Gabinetto, farla meritevole che per
fe fola fofle veduta Firenze , come
per la fola Venere di Prafluele iti
altro tempo fi vedea Gnido . Se fia
la ftelfa di Gnido, come alcuni han
creduto , o una di Cleomene , il cut
nome per mano della impoftura le
fu fcritto nella bafe , non è da cer-
carli . Una delle più belle , che Pli-
nio loda (Te in Roma, par eh' ella Ha :
giacché il tempo , che va producen-
do all' aprico ciò che è fotterra , fra
mille Veneri dell'antica Roma, che
ci ha refe in tre fecoli , non ha dif-
feppellita cofa più bella . Si direbbe
ch'ella è fra le Veneri ciò che Ve-
nere fra le Dee . .Mqlte- pepne di va-,
rie nazioni han dato a quello mar-
mo il gran nome, che gode ; confi-
ci a de-
denudo in eflb ciò che ha di anti-
co , e fceverandolo da' riftauri , che
farinn migliori fe foflero men manie-
raci . Ciò balla perchè io più folle-
cicamente altrove volga la mia .
La {htua vicina rapprefenta un
uomo con picciol panno gettato tra-
fcuratamente fui deftro omero in at-
to di arrotare un coltello foprauna co-
te y nominato perciò V Arrotino del-
Ivi Galleria di Firenze. Quefto è il
più ficuro nome che porta darglifi .
Chi lo chiamò un Cincinnato, o un
Manlio Capitolino , non oflervò con
r Ab. Winckelmann , per tacere altre
difficoltà , che coftui ha bafette e
mafie, di bnrba alle gote; eh 7 è neir
antica fcultura un carattere certo
e colante di volto barbaro . Quindi
altri prelTolo ftefloWinckelmann(yWo«r. x
lied. />. 50. ) vide in lui quello Sci-
ca , che dovendo feorticar Marfia ,
ha già affilato il coltello, e afpetta
il cenno di Apollo per accingerti al-
la carneficina . A tale fpiegazione fi
contrailo la forma del ferro , che in
un baflbrilievo di S. Paolo fuor delle
mura , c in altro predò il Cavacep-
pi
Google
173
pi , ed anche in qualche gemma del-
lo fletto tema , ho oflcrvato torto e
lunato , come Erodoto ed altri ci
delcrivono il gladio fatico; ove que-
fio a maniera di novacola finifce in
punta , ed è fornito di un manico
così torto , che a tutt* altro meglio
ferirebbe , che air ufo predetto . Si
aggiugne a ciò ( quantunque ofti me-
no ) una efpreflione nel foggetto ,
che ficcome a molti è paruto, aflài
tiene dell* efploratore . Egli leva il
capo, e piega 1* orecchio quafi a
fentir cofa , che fegretnmente rigio-
nafi dietro le fue fpallc ; e o inter-
rotta dell' arruotare V opra , o facen-
do vifta di profeguirla , refta così at-
tento , come fe o una gran curiofità %
o un grand' utile, o una gran pau-
ra lo^interefli a .udir tutto. Perciò
fin da' tempi di Cofimo primo , quan-
do la ftatua fu confiderata e pregia-
ta tanto da grandi artifti , che vive-
vano, fu coftui tenuto pcf qualche
feopritor di congiura; e nel popolo,
Tempre tenace di ciò che udì da prin-
cipio , vive tuttora una tradizione ,
che feopriffe o la congiura di ani-
lina* j
t?4
lina, o quella de' figli di Bruto» a
altra che fotVc ( i ); d> che pure pof-
fon vederfi le confetture del Gori .
(guanto a me, quella mi fembra una
di quelle cofc, delle quali è più fa-
cile dir ciò che non iieno, che ciò
che fieno ; e dove ta ftov-ia tace, par
che deggia imitarti Plinio , che ne*
fuoi cataloghi di iculture molce fi-
ìbìK.
( i ) la non trovo, feoprimento di con-
giura più degno di ftatua , che quello
di cui fcrive Plutarco nel fuo Celare .
Il fatto avvenne in Alexandria : Tonfar
Caefarit pavore quodam , quo univerfos
•uni cibai borni ne s . . anumqubdque attrìhus,
captati s , & accurati jjbn a perferutans in~
dagine'y intellexit exercitus ducem Achil-
K ìam , & Eunucbum Pothinum Caefari in-
fidi as or diri . Il gufto della fcultura ,
la fifonomia m fervile- , il volto atteggiato
-a timore , la cfpreffione di chi omnia
auvibus captat y V azione dell' arrotare
corrifpondente alla profclfione , tuttp
'combina col tefto addotto toltone fo-
lo il coltella . Efo è veramente di un
^taglio fottile , ma troppo ampio e lun-
fo per crederlo una novacola da rader
arba , e il dir che nelle tonftrine rade-
vafi tutto il corpo , e cura vali con mag-
gior ferri , non fo fc balli a falrar la
grandezza di quello .
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175
tnili queftioni ha lafciate incerte . Ben
pop aflkurarfi , che dopo le pochif-
fime ftatue , che chiamanfi di prima
bellezza , quefta tiene un rango mol-
to didimo, perchè unica , perchè di
bel marmo trafparente , perchè fcol-
pita con grande intelligenza del mi-
dò, e fopr* tutto con infuperabiìe
verità di efpreflìone ; eh 1 è T auima ,
e la, vita de' marmi «
L' Apollino appoggiato a un
tronco è nuovo dono , che S, A. R.
fece a Firenze , quando I 1 arricchì
della Niobe . Compararlo af celebre
Apollo di Belvedere , come altri ha
fatto , è quafi paragonare uno fteflò
uomo con lui medefimo; ma in età
differenti . Quefti è un giovinetto ,
che a faettar fiere fi efercita in Delo,
o in Cinto ( H omer. Hymn. in ApolL };
"quegli è un giovane adulto, che ha
trionfato di Pirone , e de' Giganti ,
Secondo il parlar degli antichi , che
la venuftà diftioguevano dalla bellez-
za ; quello, potrìa dirfi , è più vena-
fio; quello è più bello. Secondo il
parlar di alcuni moderni , che al bel-
lo , e al graziofo contrappongono il
!7<S
iublimc ; potria dirfi col Cav. Menjs,
che quello è Y idea delio flil fubli-
me j quefto, c Ja Venere a lui vici-
na, fon la idea dello ftil bello e gra-
ziofo ( Qper* T. IL p. 45. ) E cer-
to , che appena può concepirfi 0 più
beli' aria di volto , o più gentile con-
formazione di membra , o più difia-
volta leggiadrìa di polìgone ; nè fo
trovar cofa, a cui l'ornigli maggior-
mente , che la ftatuetta in bronzo
di Apollo Sauroctono; eh 1 è in Villa
Albani, opera che vi.Qn. da Prafll.tele ,
o fia dalla ftatuario della grazia .
Molti giudizi di profeflbri celebri
nel difegnoin commendazione di que-
da nobile ftatua tralafcio per brevi-
tà ; contento di riferii: quello di un
gran Monarca, che difle : fe le da-
tile poteflero miritarfi , quella Ve-
nere non trovejsJjhg. partito più de-
gno che quefto j§Èf^° •
Del Fauno^he fiegue , quefto
può dirli , ch'egli fia nato ne 1 mi"
glior tempi dell* antica fcultura , e
lia riftaurato ne 1 miglior tempi della
fnoderna . Il Cav. Maffei lo vuol fup-
f U;o da Michelagnolo , morto da quel
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*77
■
profcndiffimo inteadimento che do-
mina in ogni luogo del reftauxo >
Ogni vena, ogni inufcolo è ben ri-
pigliato ; ogni parte è accordata, ai
tutto; il carattere vi è mantenuta;
par che ufcendo dalle mani del pri-
mo artefice non dovefle efiere altro
da quel eh' è ora. Dubiterei folo,
che que* cimbali nòhM* ftìén di più .
Il Fauno è in atto di fonar lo fca-
billo col deliro piede ; frumento
thiamato da' Greci ìmccIiov , e ra-
riilima a trovarli ne' monumenti an^
( tichij qiò che «ontribuifee alla ra-
rità della (tatua. Il March. Maffei
( Oss. Lett. JF.-h ) riporta un (imi-
la icabillo in un baccanale antico;
ma il Filmetto, o altri che fiali,
non fuona fe non queir uno fini-
mento, c lo accompagna col batte-
re feftofamente palma a palma . Quc-
, fto era forfè V atteggiamento del Fau-
no mediceo* Nel redo tal figura fpt-
] ra in tutto quell'agilità, quella ila*
xità , quella felvaggia femplicità , clic
conviene al foggetto, ed all'azione»
Nulla poi è più naturale , e più arti-
. ficiofo inficme di quella piegatura di
Vitti %
178
vita ; di cui tiene alquanto il bel
Fauno di Palazzo Altieri. Egli è di
proporzione fimiie a quello , di età
minore , e folleva il ginocchio , e
piegali con moka grazia a reggere
una conchiglia , o fia vafchetta di
fontana .
Retta il gruppo, che T Alga-
rotti in una fua Lettera chiama la
Lotta, e par che ivi lo apprezzi pia
che altra ftatua di Galleria . La flef-
fa opinione n' ebbe il Card. Aleflan-
dro Albani , ottimo giudice anch*
egli dell'opere antiche. Edo è unico
nel fuo genere , e può dirli il più
bel monumento che ci rimanga dell*
antico pancrazio . Si fa , che quello
giuoco era un millo della lotta, in
quanto permetteva quegli avvolgi-
menti e nodi fra* giocatori , che i
Greci chiamano a^otr* , e del pu-
gilato, in quanto permetteva anco
T ufo de* pugni vietato nella lotta ;
e che oltre a ciò era lecito in elfo
T ufare altre maniere di offefa , fic-
come il morfo , lo fliramento, e il
torcimento delle braccia ; finché l f
awerfario confeffaflfe di ceder la* pal-
ma »
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179
ma ; di che tratta lungamente Mer-
curiale nella Ginnaftica . Perciò fu ,
che gli Spartani il vietarono , e Alef-
fandro Magno lo abborrì Tempre co-
me un efercizio che avvilito P ani-
mo, abituandolo a dire: fon vinta.
Conveniva dunque per riufcirvi' co-
sì fottomettere il competitore, eh*
egli per niuna guifa potefle aiutarli;
non muover braccio a pereotere \ non
iftender piede a fupplantare , non ef-
fere in grado o di mordere, o di
far forza con gli omeri , e rovefeià-
re il vincitore ; tornandogli in per*
dita la vittoria. Chi confiderà <|ue*
fte ftatue, vedrà tutto ben efegui-
to. Il vinto ripiegato a forza in fe
fteflb, impedito, e legato in certo
modo da' nodi, che il vincitore gli
ha ftretti intorno , oppreflb dal pe-
fo, addolorato dalla violenta preffio-
ne delle dita, e dal contorcimento
del braccio deftro, percolo da pu-
gni che in quello ftato non può evi-
tare, è nel momento di dichiararli
perditore. Se quefto fia monumento
di qualche celebre Pancraziafte , co-
pie preflb Filottrato la pittura di
* * Ar-
ito
Arrichione ( IL Imóg. ) , a grup-
po lavorato per ornamento di qual-
che paleftra y come par che fi ufoflfe
Scempi di Plinio ( K.N.L.XXXV.
C. /. ) o are (Te anche per oggetto
la iftruzione de* giovani , che potean
Veti quindi imparare P arte di vince-
re a nclve tacendo i maeftti ; non è
facile a rifapere . Bene è da conofeej-
fi la perizia dell' artefice in effigiare
due sì be'cerpi, e in imprimervi il
carattere di pugili nella pienezza,
( Mire* /. c. ) nella robuftezza degil
omeri ( Xenopb. Conviv. ) e nelle
parti pel continuo efercizio ben mar*
cate, e ben rifentite. Vi aggiunfc poi
quella tendone di nervi , quel rigoa-»
fiamento di mufcoli , quel rifalto
di vene , che fe nel Lacooote è ef-
fetto di dolore , qui è un mifto dì
dolore infieme, e di altre pa filoni .
Maravigliofa è poi la efpreffione de'
yoltà (*).. IL vincitore lieto e infol-
titi*
( i ) Quantunque netta ftampa del Ga-
velieri non fi veggano in quello grup-
po le tette , perchè fotta prima del re-
•tUiO tuttavia elle £ fon credute ari-
ti-
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i8i
tante ^ il vinto con la fronte contrae*
ta, con Tocchio turbato > con le
labbra aperte , e con ogni fegno di
difficile andito > fono un raro efenv-
pio dello ftile dell* efprefllone, eh* è
il quarto nominato da Meugs , e iti
cui egli pretefe efferft gli antichi po-
co diftintu
Vi è ftato chi fofpettafle , che
t due PancrazUfti fien di Ce fi fio do-
ro y di cui Plinio rammenta un Sym~
plegma , fignum nobile , àtghis corpo*
ti verius quam matmori imprejjh
( L. XXXVI. c. j. ) Il fenfo non
cfpofto da' commentatori baftevol-
mente è , che i due lottatori face*
vano tal prefa V uno delP altro i, che
vi fi notavano que' cedimenti delle
carni» e quegli aflxmdamentf , che
§ 9 imprimono in un corpo vivo , c
che difficilmente $ 9 imitano in un
marmo fcolto . Di tale maeftria do-
vevan' effere var> efepapi in que* lot-
ti*
fiche, Fpcclalmente quella del vinto ^
L* altra fecondo alcuni prof e (Tori è rU
tocca , fecondo altri è moderna t mar lar
Wrata egregiamentf *
335
I S 2
tutori ; giacché Plinio tanto la con-
fiderà . Nel gruppo mediceo un fov
lo efernpio potea vederfene, cioè in
un braccio del vinto Gretto dalla
mano del vincitore : ma in oggi non
può giudicacene ; eflendo 1* uno c
V altro un reftauro ,
Si è fofpettato parimente che
quefto gruppo appartenere alla Nio*
be, perchè trovato nella ftefla fcava-
zione . Io rifpetto quefta opinione ,
ma non I' adotto ,
Le ftatue finora defcritte o fon
prime tra' foggetti lor limili , o fi>
no uniche . Delle pitture qui domi-
ciliate ( giacché alcune vi alloggiano,
come di/Ti ) quefto almeno fi può
aflerire, ch'elle o fon de 1 più valen-
ti , o fono in certo modo degne di
efferlo . Alcuni artifti , che non fi
direbbon di primo feggio , han ta-
lora con la diligenza per poco ugua-
gliati i primi ; e chi nel difporre le
quadrerie non incenfa i nomi , ma
ftima T opere , ne torrà , come qui
fi è fatto , un Paolo Veronefe , per-
chè offefo dal tempo ; e vi collo-
cherà un Cavi in Dolce , di nuovo
acqui*,
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acquifto , perchè a molte bellezze an-
«he lo pi' a il fuo co (lume aggiunge
una perfetta confervarione .
Comìncio da Michelagnolo on-
de comincia il miglior fecolo . Dì
lui è la Vergine ginecchione che
porge a S* Giufeppe it divina In-
fante ; tre figure aggruppate Meme
eon un* arte nuova,, ingegnofa, dif-
ficile , ma riufcita egregiamente i vi
aggiunfe alquant* ignudi in molta di-
danza ritti e fedenti come fodero
ufciti del bagno , non altrimenti da
quei che fece nel cartone lavorata
a competenza del Vinci ; e ciò per
un faggio di quella parte della pit-
tura „ nella quale era ed è il princi-
pe . Quefto è quel tondo, dipinto per
Agnol Doni > che certamente delle fue
pitture in tavola , ancorché poche fie-
no , è tenuta la più finita , e la pià
bella opera che fi trovi . Tal* è il te-
fìimonio di Vafari nella fua vita ; e
fiegue narrando , ; che il prezzo con-
certato da lui con quel Gentiluomo
era di 70. Scudi: ma volendo que-
gli fcemarlo , il Boaarruoti lo alzò fi-
no a cento Scudi la prima volta, e
la
*
l 8 4
la feconda fino a* 140., che poi ot-
tenne ; bizzaria fimile a quella che
Dionifio e Plinio ci raccontano ede-
re avvenuta fra la Sibilla e Tarqui-
nio , quando contrattarono il prezzo
de' Libri fatidici . Non è ugualmen-
te dalla ftoria affittito il quadro del
Vinsi, ov*è ritratta noftra Signora
fedente col Santo Bambino fu le gi-
nocchia . E s però favorito dalla tra-
dizione 1 e dalia perizia di più Mac-
ftri , fui giudizio de 9 quali n' è {lata
non ha gran tempo da S. A. R. fac-
to r acquifto .
Dopo i due primi , è degno
che fi rammenti F. Bartolommeo del-
la Porta , maeftro infame e fcolare
di Rafaello ; ma così poco conofeiu-
to oltramonti , che 1' autore della Bi-
lancia Pittorica nonio nominò, quafi
quella iua trotina non potette levar
così poche dramme . E pur' egli da
Vafari e da Mengs è celebrato fra*
migliori , e da Algarotti rifeuote l*
elogio veramente unico di aver fa-
puto riunire con la correzione di
Rafaello il grandiefo di Michelagno-
lo . Molte altre lodi gli accumula ia
una
una fua lettera a M. Manette, la-
dando il bel quadro della Purificazio-
ne novellamente acquiftato dai R. So-
vrano per quello Gabinétto. Niènte*
die egli , fi può vedere di più favia-
mente inventata , di meglio colorito ,
di più bravamente dipinto ; e gli par
che VaTart ne dica poco , qualifican-
dolo per molto vago , e condotti con
difegno . Infieme con eflb veggonfi
qui due Profeti dello fteflb pennel-
lo , il Davide , e V Ifaia . Il grande
che regna in quefto fecondo pare
inoperabile ; ma pur' è vinto da quel
maravigliofo S. Marco di Palazzo
Pitti , eh' è fra le pitture del Porta
ciò che il Mosè fra le ftatue del
Bonarruoti. Di Andrea del Sarto ,
pittore di una maniera graziofa, fa-
cile , naturale , e diverfo piuttofto
dal Porta, che maggiore di lui o
minore , fi ha qui una mezza figura
della B. Vergine col Divin Figlio.;
c in oltre una tavola con quattro fi-
gure intere . Rapprefenta un Citta-
dino che finocchione ora innanzi
S. Rafaello; alla cui delira vedefi i!
martire S. Lorenzo, alla finiftra il
it6
giovinetto Tobia. Un forrifo, che
muovono tutti e tre, moflra la lieta
accoglienza di quel prego : ma iopra
tutto fpicca il giovinetto , che con
un' aria naturaliflima d* innocenza,
di fempiicità , di confidenza con la
fua guidi, alza gli occhi, e par vo-
glia raccomandare ali 4 Arcangiolo quel
fuo devoto ;
E ha fcritto innanzi che a parlar
cominci
Negli occhi , e nella fronte le pa~
rolc ( Pctr. Tr. )
Spetta alla (cuoia fiorentina ol-
tre i già detti Daniel di Volterra ,
cognito per la fua Depofizione nella
Trinità de' Monti , che tienfi dopo
la Trasfigurazione di Rafacllo per
la miglior tavola di Roma. La ftra-
ge degl* Innocenti , che qui ne ab-
biamo comprata da S. A. R. in queft*
anno, è quella, di cui fcrive Va(Vi
nella fua vita . Ella ha delle figure
Copra a 70. di vile in varj gruppi
con sì bella degradazione , con tanto
di varietà , con tanto di affetto , che
può chiamarti una bella fcuola di di-
fegno. Chi ha pratica deHo ftile di
1*7
Efonarruoti vi (cuopre In più luoghi
un imitatore di lui , quale fi gloria-
va di eflere Daniele » non fenza fo~
fpetto ch'egli fofle. efecutore talvol-
ta de* fuoi difegni
Sopra il Ricciarelli (tanno tre
tavole di Rafael d* Urbino , che fcuò-
prono a maraviglia i progredì di quél
felioflìmo fpirito ne la pittura. Le
due minori rapprefentano Noftra Si-
gnora con Gesù Bambino , e con
S\ Giovanni , che fanciuliefca mente
fcherzan fra loro. Semplice la primi
•così ne' volti , come nelle porzioni
fonte tuttavia molto della fcuola di
Pier Perugino; e moltra un giova-
ne, le cui prime mode fon le mete
del fuo maeftra. Più ftudiata la fe-
€onda , più grandiofa , più viva , pre-
fenta già un Rafael b maggior del
primo . E* come un Virgilio pattato
dal cantar felve alla più eulta Geòr-
gie* , ma noi* giunto ancora alla di-
vinità dell'Eneide. Fra quefti tre è
il tanto rinomata S. Giambatifta nel
deferto , fedente in faccia , pittura
della terza et più perfetta maniera
diRafacllo; ciò che folo bada a coni-
meli-
E
188
mendarli . Anche quefto quadro è
noto per gli fcritti del Vafari , e
che fia quel deflb, e non copia, con
forti ragioni Io ha foftenuto il Sig.
Pelli nel fecondo Tomo del fao Sag-
gio a p. 126. Il ritratto di Giulio IT.
preziofa eredità di Cafa della Rove-
re, è la quarta opera di Rafaello ,
onde il Gabinetto fi pofTa dire tra*
ricco .
Non dee da Rafaello fcompa-
gnnrfi Correggio, emolo di lui nella
grazia , e tanto a lui fuperiore fe-
condo Mengs nel dipingere gli effet-
ti de' corpi, quanto è vinto da Ra-
faello nel dipingere quelli dell'ani-
mo . La fua Madonna in atto di ado-
rare il divino Infante fu acquifto di
Cofimo II. e in quanto pregio fi ila
tenuta fempre , lo patefan le copie an-
tiche fparfe per Firenze. Sarebbe V
onore di altro Maeftro; ma per tant*
uomo non è molto . Non è quefta ,
dice Mengs , una delle più beli' opere
de! Correggio , perche la compojizio-
ne e il veftito vi fono poco ftu ditti*
Ld teftfi e le mani della Madonna
fom dipinte a maraviglia ; ma co*
mi*
1
1
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minor forza che le opere clajfube del
nojlro autore ( T. II. p. i6p. )
Ivi appreflò è una facra Fami-
glia del Parmigianino , feguace del
Correggio nello ftil della grazia ; ma
per defiderio di avanzarlo , caduto
talvolta nel leziofo. Alcuni , che han
paragonati fra loro i due volti di
Noftra Signóra , han detto , che il pri-
mo ha toccati i confini di una de-
corofa beltà; il fecondo ammanie-
randola gli ha trapalati.
Delle opere di Iacopo Baflano
non penuriano le quadrerie ; ma Don
fono comunemente della grandezza
e del merito di quefto bislungo, ove
io mezze figure ha ritratto fe fteflb
con Tiziano; la fua moglie in oltre,
e i fuoi figli intefi a una ricreazio-
ne di fuono e di canto . Vi fi feo-
pre una diligenza ftraordinaria , e fe
ne intende il perchè: dovea procu-
rare a fe ed a* fuoi un mezze , onde
lungamente vivere in qualche re-
gia, inche eftinti. Egli l'ha otte-
nuto. St nel quadro non campeg-
gia fantafia , che non fu il fuo for-
te , e il foggetto non Io portava ,
— vi
■
\
15°
\\ campeggÌ3n que' lumi, quel colo-
rito, quel naturale, che ingannò un
Annibal Carocci fino a (tender la ma-
no a un libro dipinto da Battano,
quifi forte vero-.
Dirimpette è collocato un Ru-
bens di fim*l taglio; e figura il gio-
\in' Ercole al bivio fra la virtù , e
la voluttà , o come parla Senofonte,
la oziofìrà . II tema era tutto adat-
tato al Tuo fpirito per riufeirvi . Le,
due rivali pince da Rubens moftrano
grand' energia di pnrlare; e dicono
ad Ercole col gefto e col feguito
ciò che il Filofofo gli fa dire cor*
le parole ( Memorab. IL )
Altro quadro fimilc a' prece-
denti % e ibprapporta ancor* eflb , è
la B ccante che Cede in terra , "volti
in fuori gli omeri , e ripiegato il vi-
fo rerfo la fpalla finiftra ; figura di
gran difegno, di politura difficile ^
di forme grandiofe, e virili, e ci-
tata nella >ita di Annibale, che n*
è l'autore. Le fta a* piedi un Sati-,
retto , idea e pofiturp , che ho ve-
duta in più d' un antico .
Per riunire con Annibale la fua
fcuo-
*9*
fcuola nominiamo feguitamente Lan-
franco; ancorché queftì fi proponef-
fe Correggio per guida ne' movimen-
ti , e nella diftnbuzione delle mafie
de' panneggiati . Querto Aio diftinti-
vo trovan gP intendenti nel S. Pie-
tro f che fi abbraccia alla Croce ;
mezza figura di un affetto mirto di
amore e di pentimento*
Gli fta preflb la Sibilla di Guer-
rino, il quale da que' Tuoi chiaro-
fcuri,che danno un fortifllmo rilie-
vo , e una quafi palpabilità a' dipin-
ti, ebbe da alcuni foreftieri il fo-
prannome di mago della italiana pit-
tura . Quefta mezza figura ha di ec-
cellente la tefta; nel veftito e nelle
mani è ritocca alquanto.
Bello è il quadro di Guido,
che rapprefenta nqftra Signora come
rapita nella contemplazione delle co-
fe celefti . E ancor quefta mezza fi*
gura , piena di quella facilità , e bel-
lezza di volto , è imitazione dell' an-
tico, che fa il carattere di Guido.
Egli è un bel vedere le opere di
queft' «omo nella Galleria di Firenae ,
©v' efiftono i fuoi cfemplari. Monfig.
• * j Fa»
Fabroni notò opportunamente nella
fua diflertazione , che Guido richie-
do , onde avefie tolto il hello flìle f
che gli ha fatto onore , confefsò, che
il gruppo della Niobe era flato H
fuo grande Audio . Ultimo della
fcuola di Caracci nomino l'Albano,
pirtor graziofo, e quali capofcuola
in quel genere in cui è il quadro ,
che ne abbiamo. Egli dipinfe più
Amorini che nonne cantò Anacreonte,
più Angioletti che non ne introduf-
fe Torniello nelle poefie marineré-
fche . Quefto era il fentiero , che
gli avea moftrato natura per fegna-
larfi . I fuoi quadretti profani fi fon
rammentati tra' fiamminghi : qui vi
è un Gesù Fanciullo fra varj An-
gioli!» , i quali gli prefentano chi
croce , chi fpine , chi fudario , e
eh» fpugna , o chiodi , o altro iftru-
mento della paffione . Tutto il drap-
pello è graziofiflima cofa , e fpeciaU
mente il divin Salvatore > che levan-
do gli occhi e offerendoli al Padre
per la umana Redenzione , accetta
infieme e sfida , per così dir , que*
martori a veuirgl incontro. IP 5
Vn
Uigitize
, tf n hé ritratto dì Baròccio , e
mi altro di Tiziano, il primo viri*
le lafciato nei i "uo edere , il fecondo
femminile, e -colla giunta di una ruo*
ta> canonizzato per una S, Caterina ,
fon beili ; ma non fon celebri . Fa-
mofo è il quarto bislungo : che rap*
prefenta una Venere giacente pec
xramo di Tiziano . L' Algarotti la col-
loca fra le opere 4i lui più infigni
nella feconda maniera, o fia nella
«en condotta ; e la nomina rivale
della Venere greca in «armo , cho
le fla innanzi •
C A l» ITOLO XV.
à ~ ' »
t>EC 1 MOS ETTI MO GABINETTO »
♦ • •
» . * « • « j • * « .
myuikura , r ritturfi r// ini* fa *
*
♦ » i «
Quantunque nell* ufeire dalla Tri»
buna pqfla ciafeuno ripeterò
leco fteflb quel noto, ver fo nonvidf
me di me chi vide ilver$: 7 tuttavia non
dee credere , che nuila , o poco di
bello contengano gli altri gabinetti,
che le fuccedono, e il primo mafli-
mame^te . Elio è deftinato alla Scul-
tura e Pittura minuta i genere cosi
icpararo dagli altri , com ' è il talen-
to per fiufeirvi .
La ftanza è divifa in varie lifte;
ciafeuna con più nicchie V una : fupra
I' altri; ove fono collocate (lamette,
e piccoli bufti di marmo : lo fpazio
comprefo fra le due lifte è veftito
di quadretti con cornici d' ebano ; e
in efli dove in più numero , e do-
ve in meno, fon riportati ricrattini,
c piuciole rfiiniature contornate tut-
te di argento . Nel badò fon difpo-
fte altre fculture corrifpondenti al
gufto, e al fine^del Gabinetto.
JFra le flatuette gli Efculapj , le
Veneri, i Satiri, le Diane Efefine ,
T Ercole giovane , F Igia , non Tono
sì rare come il Domiziano rapprefen-
tato alla -eroica , il Maleagro di fem-
Irianze aliai fimili al Vaticano, e fpe-
òialmence due (lamette femminili di
itoio ftudiaiiflimo, e vaghiamo pan-
tieg-
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neggiamento . Raro anche è il grup-
po di un Fauno , <&c premendo col
piede una tigre porta un Genio bac*
chico fopra le fpalle j-e un Sileno con
grappolo in mano , noiv inferiore nel
carattere , e nello itile a qualunque
altro. E % della ftefla grandezza un
Amorino aflai conforme nella mofli
a quello del Gabinetto IX.; fe non-
ché r atto di quefto <h più decifo,
non fola mente al (nettare ma al faet-
tare in alto. L'epiteto -di Doma toc
degli Dei, che i poeti 'danno a Cu-
pido, non potrebb' efprimerfi in una
ftatuetta con invenzione più pr(H
pria.
Varie Deità , <come Bacco , e
Giove, e varj ritratti parte feono-
feiuti , parte cogniti , fono ne 9 butti ;
un Tito, una Alefa^ una Lucilla fo-
miglia mi HI ma alla più adulta, e la-
vorata di d i ver fi marmi , eh' è in
Campidoglio . Vi ha pure due butti
confiderabili , uso di Serapide , T al*
tro d' Ifide , ambedue di alabaflro ;
c jl fecondo aflai raro perchè tutto
antico , di bel colore cotognino , be-
ne fcolto, ben conferyato.-
I z lì
II refto della (cultura , che ador-
na gli angoli, e gli ftipiti delle por-
ti, è come fiegue . Un Bacco fan-
ciullo, che coronato d'uva e di pam-
pani preme un grappolo fopra una
tazza : un gruppo di un Ermafrodi-
to affai ben lavorato con un Satiro
di mnno moderna , ma rifatto fu
qualche traccia di antico , e con imi-
tazione del gruppo belli/fimo Aldo-
brandino : un Sileno giacente ignudo,
fe non quanto ha calzari fino a mez-
za gamba tutti di un pezzo , e fen-
za legame di alcuna forte : un Er-
colino affai bello in atto di recide-
re i due ferpenti ; e vedefì in lui
quel rifo, che in tale atto gli attri-
buifce P Anonimo edito fra le poe-
lie di Claudiano; due fanciulli fomi-
glianti fra loro ciafcuno con un pa-
pero ; aggiunto che in quefti , e in
altri moltiffimi tenenti qualche vola-
tile, non ha rapporto fecondo me,
che a un coftume , di cui Plau-
to :
Quofi pàtricm patri* a*t mone-
tala*
Aut
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*V7
Aut anates f éat coturmces dan-
tur , quicum lufitent •
( Cap. V. 1004. )
Ultime fono tre ftatuette di fan-
ciulli alati che dormono. Il primo
ha dtftefa in vicinanza una face ar-
dente ; V altro tien papaveri , chiaro
fimbolo del founo; e vi fi aggiugnc
una lucertola a' piedi , e le ali in ca-
po ; come nel fonno dell' Endimione
Capitolino, e in altri baffirilievi. Vicn
da ottimo fcarpello , e par quello
fteflb, che il Cavalier Maflfei riferi-
fce fra le ftatue migliori; pofieduto
in quel tempo da ca fa Vittoria. FI
terzo è pur Sonno , o Morfeo che
dir fi voglia , tutto in pietra di pa-
ragone : rarità , che lo fa ragguarde-
vole anche fra gli altri due , che
lo fuperano nel merito della fcuN
tura . ' - -
La raccolta de 9 ritrattini in mi-
niature ( e ve ne ha pure de' pinti
a olio ) è unica al Mondo : tanta
ferve ad accreditarla . Ella è dovuta
fpecialmente al gufto del Cardinale
Leopoldo de* Medici , che in efla
ebbe in animo di formarli ino fto»
diolo di pittura, che lo accompagnai
fe ne 1 viaggi , lo feguifle ne le vil-
leggiature , Io divertine non meno
àn cafa che fuori . Dicefi , che uno
fcrignetto pieno di quefti quadri era
Tempre parte del Tuo bagaglio . In
eflb fi fon cuftoditi fino all' erezione-
dei Gabinetto, ove, affinchè il pub-
blico ne goderle, gli lia facci efpor-
re S. A. R. ; al cui tempo fi è que-
lli picciola, ma gnziofiflimvì qua-
dreria accrefeiuta fino a 600. e più
ritrattine
Si ravvifano in tanto numero 9 .
oltre* qualche facro volto , varj po-
tentati come Cofimo L , e III. , e
Francelco I. della Cafa Medicea , e
Arrigo IV. Re di Francia ; la Ma-
ria de' Medici , la Victoria della Ro-
vere, e altre PrincipeQe; il Cardi-
nale Richelieu y e altri porporati ;
Erafmo Roterodamo, Pietro Aretino p
e altri uomini di lettere : ma la par-
te di gran lunga maggiore fon per-
fone ignote alla fiorici. Chiunque per
denaro o per amicizia potè avere in
una fcatola 9 o in altra guifa per ma-
no di ralente artifta un bel ritrat-
tino,
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cino, meritò anche di auw luogo
nella raccolta : foflc in ; avorio, fotte
t in pietra, fofle in rame , come i pià
'fono, Jfofle in argento » o in òro;
tutto al collettore era indifferente,
purché fofle di buona mano . Tanto
tgh ebbe riguardo alla mano, dirò
,cosi , più che al volto j che i nomi
fteffi degf Autori fono ignoti per ta
parte di gran lunga maggiore, non
altramente che fe fi tractaflc di fta-
tue greche, o di romane. Ciò,ap-
parifee dal carteggio citato più vol-
te f uel qufile fi offerifeono var) ri-
trattini del Tintorctto in lavagna,
in i^n de*qua(i ritrae k fteflb; due
4h Aflnibal Caracci effigie fua , e di
fua moglie i alcuni di Alcffandro Mo*
jre?fQ , un Gambara , di Agoftin Ca*.
raccj , 4i Giorgione, 4i Tiziano , ed
anche un Religjofo di Rafaello : ma
quegli, ed altri ;for> ben paco nume*,
jorlfpeuo agi* incogniti* II Volten-
raAQ^h'era. fpeffo : confutato in sì
fatte rompere , in w fijo, bigliettà
addiioe .una ragione plaufibile,, peiv
chè non pollano riconofcerli : perche*
die* egli , ne* ritratti non Jipuò ojfer*
var
r
loo.
var C arie delle tejle ufatt dàl pit-
tore . Oltre quefte minute immagini
vi fono alcuni pezzi di miniatura coti
volti al naturale, ed eziandio con fi-
gure intere , che per la grandezza
loro fi additano come ultimo cona-
to dell' arte •
Si erge fra qtiefti la rarilfima
colonna a {pire di nlabaftro orienta-
le, alta tre braccia, e mezzo; in
cima alla quale è una ftatuetta di
fanciullo togato , da L ion ardo Ago ftf*
ni , e da moltifllmi akri nominata
per un Britannico. La medaglia uni*
ca di quello infelice Principe trova*
fi a Roma in Cafa Vifconti , fami-
glia , a cui tanto dee , e da cui tan-
to fi promette in faturo la fcienzi
antiquaria . Secondo tal medaglia non
par quefto un Britannico; ed io Io
trovo molto più limile a Nerone
fanciullo. Il marmo dèlia (Vatuetta
fi era tenuto per bafalte : ma è tor-
ta in corKrario V autorità di Mr. de
Sauflure, che nel fuo viaggio dell*
Alpi. Io crede marmo, di altra fpc-
eie «
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20£
CAPITOLO XVL
DECI MOTTA VO > E DECIMONON-0
GABINETTO .
Ochi pezzi, ancorché non vof-
JL g^ri , racchiudono quefte due
itùirze. Elli non deon trattenerci >
come han fatto gif ottimi del Mu-
fco ; ci faran dunque , riuniti infie-
me , foggetto di non lungo capi-
tolo .
; n Gabinetto XVITI., contiene
quadreria grande, e milla di varie
fcuole; come il V.,ed il XVI. Due
Bufti femminili di raro artifizio , e
quello fpecialmente > che m Villa
Medici additava!! per Giulia di Ti*
to , infigne per unì laft^riofifllma ac-
conciatura cfi capelli ' x e un Amori"-
no, che dorme, ftatuetta di finiflT^
nio gufto greco, ornano una delfe
Pìtturt , # Sculture +
due
201
due tavole di alabaftro : ncir altra
compagna fon collocati altri due Bu-
tti , amendue di Fauni; e un piede
di marmo , fopra il quale ergcfi una
procome di Serapide ; voto , cred'io ,
pe! felice ritorno di qualcheduno;
ficcome un altro piede già edito da
Mufeo diverfo ; al quale in luogo
del Serapide va anneflb il Serpente
di Efculapio •
I quadri maggiori di quefta ca-
mera fono una Pietà di Agnol Bron-
zino ; un S. Ivo fra uno ftuolo di
Vedove , e di Pupilli , dipintura dell*
Empoli , che fa fede , quanto forfè
niun' altra , del fuo valore -, il S. An-
tonio di Carlo Dolci, raro perchè
di un penwtto coloritore quafi per
maflima di picciole tele; un quadro
di Velafco con un cavallo , e col ri*»
tratto di Filippo IV. Re di Spagna ,
e il Carlo V. a cavallo, opera di
Van-Dyck. Un Caravaggio > che fi-
gura Crifte interrogato dal Farifeo,
è pur fra* quadri maggiori ; e final-
mente una Venere dipinta da Tiziano,
giacente ficcome l'altra riferita a fuo
luogo, e nominata anch' e(Ta nella fio*
ria
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ria della pittura , ma di mena grido»
che la prima * Son di figura quadri*
lunga , come i due precedenti , il Sa-
crificio d' Ifacco pittura finitifli ma di
Aleflandro Allori ; e le due ftorie di
Giureppe , che figurano la fua pri-
gionia, e r accoglimento > eh* egli fa
al vecchio Padre , opere di Andrea
del Sarto . Dàir oppofta banda veg-
gonfi una Maddalena del Furino , un
S. Girolamo dello Spagnoletto , V An-
giolo ,. che annunzia il nafeimento di
Crifto , e una facra famìglia ; la pri-
ma di Iacopo Baflano* la feconda di
Baroccio » e finalmente una tela »
ove in amena campagna ftan ragio-
nando Rinaldo , e Armida » è dì Gui-
do Reno » Lafcio da parte altri qua-
dri, e fpecialmente i ritratti; ba-
llandomi di aver qui , e altrove ac-
cennato ciò, che maggiormente può
prevenir la richieda , e appagare il
genio de* riguardanti . Efattifllme no-
tizie di quefta quadreria tuttaquaata
avrà il pubblico da migliore Scritto-
re ; da cui farà pubblicata eziandio
la provenienza di ogni pittura.
Il Gabinetto XIX. deftinato aU
la
2*4
fe Scultura mezzana ò inflgne pe!
gruppo di Amore , e Pfiche , fta-
tuette piene di leggiadria, trovate
già nel Monte Celio, e riferite ner
Mufeo Fiorentino.
Più comune ò la (httm pur*
edita de! Giovinetto togato , dar cui
collo pende una bulla, e a' cui pie-
di è uno fcrigno , onde fi finge trat-
to il volume, che tiene in mano.
Simili fcrigni attribuiti ancora a' fan-
ciulli, come vedefi in un cippo dr
Villa Albani, poflbno riferirf? agli
ftudj coltivati da loro in quella pri*
ma età; non e(Tendo fempre indizia
neppur negli adulti di carica (otte-
nuta. Edita, come la precedente, è
h fhtua di un Silvano o artra Dei-
tà felvaggia , che porta fu le (palle
un agnello , in mano un vafo di lat-
te ; fimboli amendue antichi , ove
per contrario il cappello moderno vi
fu porto arbitrariamente.
Dalla Villa di Pntolino fu tra-
sferita la ftataa femminile, e velata;
a cui nel reffauro furono dati i firn.*
boli della Dea Cerere. Ella però nel-
1* bafe porta la dedica a Vibìa Aur
celiai
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% ex, r*
relia Sabina , figliuola di Marco Aure*
}Jo ; della quale intenzione fi tratte-
rà infie me con molte altre di nuova
acquifto, -
La Minerva fimitmente traslata
dal Poggio Imperiale è rara in quan-
to moftra uno ftile , o etrufeo , o
greco antico , che dir fi deggia ; an-
corché la tefta inneftatavi moderna-
mente fia di ahro gufto •
La giovane donna ftolata , e
coperta di un ampio manto »* una
gran parte del quale tien pendente
dalla mano finiftra, fu dal Gori cre-
duta una Sacerdotefla della Dea Fe-
de, e ciò in vifta della mano coper-
ta ' y rito de* Sacerdòti di quella Dea
ricordato da Livio • La Mnemoiine
del dementino , e più di effir varie
ftatuette di argilla ammantate in mo-
do confimile fan difficoltà alla con-
gettura i . «
Siegue ur* fanciullo veftito di
corta tunica , nella quale ripiegata
tiene alquante noci, o ih per allu-
dere al coftumc di fparger noci in
occasione di nozze ( Catul. Carm. LX. >
o fia per faporefentare ivi un tra*
ftulb
fluito della età puerile ( P/r/T Sat.
L v. io, ) come in propofito de*
volatili abbiam notato nel capitolo
precedente .
II Gmimede è torio maraviglio-
fo fupplico da Benvenuto Cdlini ; e
la ftoria del fatto può leggerti nella
Aia vita r o nel Gori .
Vdrj bufti , prefibchè tutti d*
incogniti , tramezzano le ftatue pre-
dette ; c nel di fopra della ftuiza fo-
no afEfli alcuni baflìnlievi editi U
maggior parte fra le inscrizioni del-
h Tofcana ; un facrifizio che fa Se-
vero > o altro Augufto ; T apertura
di un teftamento > come ivi fi (pie-
ga ; e la concione , ove comparifae
la clamide di Giulio Ce f$ re ; un Ga-
nimede y ed un altro ; a* quali per
•empimento dell' ornato , fi aggiugne-
ranno fra non molto alcuni belliflimi
bafGrilie vi già trafportatì da Roma
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CAPITO L O JtVIU
». « ■ . '
VIGKIMO GABINITTO r
» i •
Monete , e Medaglie* moderne .. 4
«-*-*• ••• •••
LA fianca ultima- fu già un mu-
feo di ftoria naturale collezio-
ne rara per certi tempi , e nomina*
ta in più libri ; ma che al prefente
fi può riguardar come ut* rivo, ria*
mto e. perdutoli, 'm un; gran fiume
reale , Tal* è il gabinetto mediceo
trasferito , e congiunto ar gran mu-
feo fifico» che ha fatto: coftruire il
R. Sovrano predo Palazzo? Pitti ; on-
de quella Reggi* abbia; da; uo Iato un
gran teforo di opere di natura , dall'
altra ua grandiflima di opere d'
arte . u \
Il foffitto della camera è dipin-
to a varie Deità da Federigo Zuc-
cheri-, fu le pareti è delineata e co-
lorita la carta geografica del Grati-
* du-
2o8
ducato , opera del Serrati ; e il redo
dell'ornamento è fatto da quadri a
mufaico, fra' quali è antico il ritrat-
to del Cardinal Bembo : gli altri fono
di nuovo aequifto.Vi è ariche qual-
che fcultura corrifpondente al gene-
re delle medaglie , che qui è rac-
chiufo ; e fon protomi di uomini
illuftri ; Lorenza de' Medici , Giovan-
ni de' Medici, Amerigo Vefpucci»
Galileo Galilei , quattro anime delle
più grandi , ciafeuna nella fua sfera ,
c nella età fua, che defle in luce
renze, e il Mondo.
Le monete, e le medaglie mo-
derne fon difpofte in armadj; rac-
colte afTai rigunrdevoli 1' una e P al-
tra ; neflà detenzione delle quali ter*
rò quel metodo di brevità , che nel-
la deferizione delle antiche.
La collezione delle monete è
difpofta per ordine geografico, e cro-
nologico infieme , nel modo a propor-
zione, che s'indicò nel Gabinetto X.
Ad ogni altro luogo precede P Etru-
ria. L'Orfini, che fcriffe di monete
fiorentine, ne adunò due ferie; Puna
ielle (jualiè in Vieona comprata d$
Fran-
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lOf
Fraiiccfco Auguro ; 1* alerà in quefto
gabinetto comprata dal R. Figlio, e
ricongiunta alla medicea che v'era.
Così ella è divenuta copiofi filma ;
com'è anco quella delle città fud-
dite , e maffimamente di Pifa . Mol-
to numerofe, e rieche d'oro e d' ar-
gento fon le ferie dello flato ponti-
ficio, delle due Sicilie, di Lucca»
di Venezia , di Genova , di Parma ,
di Piacenza, di Milano, e degli al-
tri fiati d'Italia; contenendo monu-
menti anche delle zecche più anti-
che , che fieno (tate in ogni Provin-
cia • Con fimile ordine fi feorre per
gli efteri dominj e regni d' Europa ,
Portogallo , Spagna , Francia , Ger-
mania , Ollanda , Svezia , Inghilterra ,
del quale ultimo regno gli dipi fo-
no doviziofiffimi . Per quefta via fi
vede in un gabinetto la ftoria delle
repubbliche , e delle monaj^We ; il
cangiamento de' governi ; la fuccef-
(ione delle famiglie fovrane -, e fi
richiamano a memoria i principali
avvenimenti > che fanno epoca nella
ftoria moderna. Anche de' paefi orien-
tali ri è qualche faggio j e in tutto
la
*
li*
la mafia moke fono le inedite , raok
tiflime le rare .
Circa alle medaglie , la raccol -
ta è anche più copiofa > e fi può
dire una delle più fegnalate . Ella
comincia da' Pontefici , a' quali fuc-
cedono i Sovrani fecondo lor regni,
e per ordine .alfabetico vi fonò fi-
nalmente difpofti gli uomini eccellen-
ti in letteratura . Nello fletto gabi-
netto è adunata gran quantità di Si-
gilli del medio evo, inediti quefti in
gran parte , ficcome fon moltiflime
delle medaglie antidette . L'ordine
che ha il gabinetto , gli fi è dato
dal Sig. Pelli, che n* è il Cuftode
Antiquario, a cui leggio le notizie
di queftó capìtolo 7
Ed eccomi al termine della ope-
retta ; il cui pregio nou è altro che
la brevità . Per brama di quella , ho
più volentieri citato il parere altrui
nella efpofizione delle cofe , che pro-
dotto il mio. Ciò era forza fpecial-
mente nelle opere del difegno ; nel-
le quali il giudizio de* profeffòri dee
dar regola al noftro ; ed io mi fono
attenuto agli fcrittori , che fono ita
no-
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nominando, c talor ad altri anche
viventi . Nel redo raro è che fi tro-
vi unica brevità con chiarezza , gran
numero con grande diftinzione , fo-
miglianz* d' idee e varietà di efpref-
iioni , e fpecialmente grandioficà di'
foggetto , « ftile che degnamente P
uguagli . Ciò potrà- i>en' jcfcufar mi
prellb ogni lettor difeteto, qutttoraf
in ttiè deficteri alcuni di quelle par-
ti : e fpecialmeitte preflb 'coloro , the
voteranno in pedona il R. Mufeo-
Eflb a guifa delle cofe grandiflime
fupera in vicinanza qualunque idea,
che altri ne avea formata fu le al-
trui relazioni , o contate t o fcritte .
Un «mufeo pieno ed ornato in tutta
la Tua eftenfione ; ove la magnificen-
za gareggia con la eleganza , la fto-
ria de' popoli con la ftoria dell' ar-
ti , il fior degli antichi artefici col
fior de'moderni; ove per così dire
ogni faflb ha nome da qualche illu-
ftre fcrittore ; ove ogni aggiunta fat-
ta meriterebbe un onor confimile ;
ove chi è iniziato a* mifterj dell' an-
tiquaria, e del gufto, trova tanto pa-
icolo, c chi non Io è, trova tanta
Digitized by Google
Ili
facilità ad iniziarvi*! ; un tal mufco >
torno a dire , è Tempre cofa di gran
lunga maggiore di quel che pofla
compiutamente deferiverfi in pochi
fogli, fpecialmente dalla mia penna»
Per mia parte, io mi terrò tempre
onorato di averla , quaP ella è , im-
piegata in deferiver P opera di un
sì gran Principe , che anche fola ba-
tterebbe predò la pofteriù pi| rimo-
ta a farlo immortale .
IL FINE.
. . « . « •
?
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